mercoledì 13 gennaio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LASCIARSI PIOVERE
 
Agni e la pioggia, Dora Sales, Enrique Flores 
(trad. Rossella Michienzi)
Kalandraka 2020
 

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)
 
"Quella mattina, all'alba, volle uscire a bagnarsi. Senza pensarci due volte, sentì il bisogno di farlo, per cercare di togliersi di dosso quel senso di tristezza. Con l'acqua.
Si alzò facendo attenzione a non svegliare nessuno, e uscì dalla porta della baracca. Era solo nel vicolo, e rimase di fronte alla sua piccola casa dal tetto di latta. L'acqua cominciò a bagnarlo; una goccia, un'altra ancora... Era tiepida, come l'aria di quell'alba. Piano piano, gradualmente, Agni stese le braccia e iniziò a muoverle, su e giù, con lentezza, per sentire le gocce cadere sulla sua pelle, e in quel momento tranquillo, da solo con sé stesso, con le sue domande sentì che a volte è bene lasciarsi piovere."
 
Agni, con i suoi 10 anni, vive a Bombay, in una delle tantissime baracche che si affacciano su un vicolo fangoso. È uno dei tantissimi bambini che vivono in povertà estrema, è uno dei tantissimi che lavorano. Passa tutte le sue giornate con le mani nell'acqua acida a strofinare i panni sporchi nel lavatoio del signor Kumar. In questo modo contribuisce a portare qualche soldo a casa e a essere di aiuto al resto della famiglia. Tutti i giorni si ripetono uguali e uguale è il percorso ogni mattino per andare, assonnato, e ogni sera per tornare, stanco. Domenica a parte che è il giorno in cui non si lavora e si va al mare con il resto della famiglia con un motocarro in prestito o al mercato con la madre per comprare frutta e, se i soldi lo permettono, anche un pesce che diventerà saporito.
La felicità sembra essere lontana da qui. Eppure.
Come dice Ma, non è ricco chi possiede di più ma chi sorride di più, chi sogna di più. E questo Agni lo sperimenta ogni giorno, di sogno in sogno, di desiderio in desiderio. Immagina quando riesce a infilarsi nel piccolo cinema del signor Shanti, immagina quando con il suo dito viaggiatore esplora il vecchio mappamondo che ha a casa, immagina quando impara la parola amore, immagina il brivido sulle labbra di Lilli e il Vagabondo che si uniscono, immagina il sapore dei gamberi della signora Sharma, immagina quando decide di cambiare strada per tornare e sente che da una casa escono risate di bambini, immagina quando si siede con il suo migliore amico Abhay sulla vecchia panchina sul lungomare di Bandra.
 

Immagina ascoltando tutti i racconti che gli fa il suo fratello maggiore Vijay.


Questo libro ha dentro di sé almeno due voci. Una, più stentorea e più chiara, è quella che racconta un fatto certo che è la condizione sociale in cui Agni vive. Il fatto che a dieci anni abbia già alle spalle almeno altri quattro o cinque anni di lavoro, il fatto che si svegli alle cinque e mezza ogni mattina e non vada a scuola, il fatto che non sappia leggere o scrivere, il fatto che i suoi unici svaghi siano quattro calci al pallone nella breve pausa di pranzo e ogni sabato, dopo il lavoro, un film nella sala di proiezione a tre vicoli dal suo, il fatto che abbia sempre un po' fame, il fatto che il lavoro paia essere l'unico destino anche della piccola sorella Lalita, il fatto che Agni veda ogni sera Ma e Baba sfiniti di fatica.
 

A questa se ne intreccia un'altra, molto più sottile e profonda, che esprime qualcosa di non così tangibile, non così certo come è certa la realtà. Una voce che racconta la materia dei sogni, ovvero quello che sta dentro di noi. In altre parole esiste una prima storia che si dedica ai fatti della vita di Agni, attenta ai contorni delle cose. La seconda ha un modo di raccontare del tutto diverso. Le parole dicono ciò che non si può toccare, afferrare, perché non ha contorni e di solito è un po' più lontano: per esempio, ci dice dell'orizzonte dopo il mare sporco che Agni ha davanti quando siede con il suo amico a ragionare? Si tratta di parole che puntano anche verso l'alto, per esempio in cerca di una stella da regalare? Così facendo, la seconda voce ha il compito di raccontare il mondo interiore, i sogni, i desideri, i pensieri di quel bambino e di quel pugnetto di persone che gli girano attorno. E meno male che questo accade. In caso diverso, questa sarebbe solamente la storia di un mucchio di relitti.
E così accade che in un bambino - il cui nome significa fuoco - la fatica di una giornata a lavorare duro si 'incenerisca' su una panchina scrostata o nel buio di un cinemino, che l'odore acre dell'acido del lavatoio 'diventi fumo' di fronte al profumo dei manghi maturi del mercato, che poche rupie restino dischetti di metallo e che siano i sogni, invece, a cambiargli la giornata, che la pioggia forte di una notte, non sia solo fango all'alba, ma abbia il gusto di lavarsi via la pesantezza.
 
Carla



lunedì 11 gennaio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL LATO PRIVATO DELLA GENIALITA’


Sicuramente questo romanzo, ‘Marie e Bronia. Un patto fra sorelle’, racconta la vita di una delle scienziate più famose, Marie Curie e quindi va anche visto nell’ottica della ricostruzione storica della vita di un personaggio famoso. 
Ma è anche qualcosa di diverso: il romanzo, firmato da Natacha Henry e pubblicato da Edt-Giralangolo, racconta le vicende di una famiglia straordinaria, collocandola con grande accuratezza in un ambito storico preciso.
Bronia e Maria Skłodowski nascono a Varsavia in una famiglia di insegnanti e da subito sono incoraggiate a studiare, sono precoci e sveglie, coltivano molto presto il sogno di diventare medico, l’una e chimica, l’altra. Ma gli ostacoli non sono pochi: muore la madre di tubercolosi e Bronia dovrà occuparsi della casa e dei fratelli; Varsavia è occupata dalla Russia zarista, che non consente alle donne di accedere all’università. Le due ragazze non si scoraggiano e partecipano ai corsi dell’Università Volante, un’università clandestina alle cui lezioni potevano partecipare anche le donne. Ma tutto questo non è sufficiente. Per poter portare avanti i loro studi, le ragazze dovrebbero trasferirsi a Parigi: ecco il patto fra le due sorelle, Maria, lavorando come istitutrice presso una famiglia facoltosa, manterrà agli studi la sorella Bronia, che a sua volta, quando fosse stata in grado di mantenersi, avrebbe provveduto agli studi di Maria. Così Bronia parte per Parigi, dove frequenta la comunità degli studenti polacchi e dove incontra anche il suo futuro marito, Kazimierz Dłuski. Nello stesso tempo, Maria si è trasferita nella tenuta degli Zorawski, dove svolge il ruolo di istitutrice e governante; qui si innamora del giovane Kazimierz, ma la sua famiglia, tradizionalista e conservatrice, si oppone al fidanzamento. Maria perde interesse agli studi e rifiuta più volte l’invito della sorella a recarsi a Parigi. Alla fine, anche incoraggiata dal padre, parte e lì inizia una nuova vita. Nella piccola mansarda senza acqua corrente, ricomincia a studiare fisica e chimica alla Sorbona e lì incontra un giovane professore, Pierre Curie.
La parte di racconto che segue è più conosciuta: Maria diventa Marie, si sposa, condivide con il marito ricerche importantissime, che le faranno ricevere per due volte il premio Nobel. Nello stesso tempo, Bronia, divenuta medico come il marito, ritorna in Polonia per condividere con lui l’impresa di aprire un sanatorio nei Carpazi. Nascono figli, ci si accomiata dai genitori anziani, si raccolgono successi e si affrontano lutti.
Il romanzo ci racconta con partecipazione le vicende di questa famiglia fuori dal comune e sottolinea, giustamente, la particolarità delle relazioni familiari.
Siamo a metà Ottocento e i genitori di Bronia e Maria nemmeno per un momento si pongono il problema se sia gusto far continuare gli studi alle ragazze; anzi, il padre, Władyslaw, le incoraggia e le sprona costantemente. Nessuna delle due ce l’avrebbe fatta se l’altra non avesse generosamente porto il proprio aiuto. E poi, i personaggi maschili, i due mariti che, con maggiore o minore coerenza, non solo non ostacolano le carriere delle consorti ma si fanno parte attiva per la loro realizzazione. L’autrice non casualmente ci offre un’accurata ricostruzione d’ambiente, ricca di dettagli, solo apparentemente secondari: come, ad esempio, i due vestiti di Marie, per lei più che sufficienti, tanto che la sorella stenta a convincerla a comprarsene uno nuovo per il matrimonio. O gli impacci del giovane Pierre, vissuto fino ai trentacinque anni con i genitori.
Da questo punto di vista, questa è una storia singolare, in cui l’eccezionalità rompe gli schemi di una società profondamente sessista; Natacha Henry, giornalista e scrittrice franco britannica, sottolinea molto l’aspetto delle relazioni personali, perché in quel contesto fanno la differenza: senza la solidarietà fra sorelle, senza genitori illuminati, senza consorti partecipi dei progetti delle proprie mogli, le vite di Maria e Bronia sarebbero state molto diverse, così come lo sarebbero state se le due ragazze non avessero avuto quella intelligenza, quella tenacia, quella capacità di resilienza che hanno fatto superare loro tutte le avversità.
Lettura importante per ragazzi e ragazze di oggi, alla ricerca di obbiettivi per cui valga la pena combattere. Consigliata dagli undici anni in poi.
 
Eleonora


“Marie e Bronia. Un patto fra sorelle”, N. Henry, Edt-Giralangolo 2020





venerdì 8 gennaio 2021

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

IL FUNGO DISPARI

Ci sono libri che si distinguono per quella particolare arietta fresca e primaverile che li abita e che circonda storia e personaggi. Contro ogni fraintendimento, non si tratta di libri fatti di niente, pieni di aria 'fritta'. Tutt'altro, sono libri che sono in grado di sollevare anche belle questioni, ma lo fanno con la leggerezza di un venticello.
Ce ne sono due, per combinazione (ma forse neanche tanto) pubblicati da non molto da Terre di mezzo, che ruotano intorno a un perno comune, una questione tutt'altro che irrilevante: io e gli altri, o se preferite, gli altri e io.
 

Si tratta di Due a me, uno a te e di Barnabé alla scoperta del mondo, rispettivamente di Jörg Mühle e di Gilles Bizouerne e Béatrice Rodriguez.
 
 
La cosa che li tiene insieme, oltre all'arietta e alla grande question che pongono, è il contesto. In entrambi i libri siamo in un bosco abitato da animali da bosco: nella prima storia sono protagonisti assoluti un orso, una donnola e una volpe, ma intorno, sugli alberi e fra l'erba, gironzolano insetti, chiocciole, uccellini, un topo e uno scoiattolo. Nella storia di Barnabé, che è un tasso, protagonisti comprimari sono una tartaruga, Costanza, una talpa, Clara, e una formica, senza nome. Come comparse sono stati scritturati una rana e di nuovo insetti, scoiattoli e chiocciole. Loro sono lì a fare i muti testimoni degli accadimenti.
 
 
In entrambi i casi non si possono non notare le rispettive abitazioni dei protagonisti: da un lato una cucina pluriaccessoriata e un tinello con arredo rustico come si conviene ai tinelli, in cui convivono l'orso e la donnola. Dall'altro, l'alcova sotterranea del tasso, arredata con gusto e calore, provvista di luce elettrica, scaffalino di libri, dispensa fornita e tavolino, cucina economica a legna e scaletta che porta all'uscio in legno in stile tirolese.
Va da sé che in entambi i casi - visto l'argomento - agiscono vari personaggi in relazione tra loro. E, ulteriore affinità risiede nella costruzione della vicenda quasi ed esclusivamente attraverso l'uso dei dialoghi.. A queste vicinanze se ne aggiungono ulteriori, e questo non è così scontato, in entrambe le storie sul finale entra in gioco un terzo personaggio che ha lo scopo di far sterzare bruscamente la storia e di 'risolverla' a sorpresa. E ancora in entrambi i casi, dopo il colpo ad effetto, si ripristina il ritmo precedente con una chiusa che non è una chiusa, ma al contrario, un bel salto verso l'incerto.
La scelta di metterli assieme ha anche lo scopo di illuminare le due direzioni opposte che prendono. Da una parte abbiamo un orso che litiga sempre più aspramente con la donnola per decidere a chi tocchi il terzo fungo trovato nel bosco. Gli argomenti di entrambi sono fortissimi e difficilmente oppugnabili. Orso sostiene che spetti a lui perché: 1) è più grosso 2) li ha trovati lui 3) la paternità della ricetta 4) la sua passione indiscussa per i funghi 5) una fame maggiore dovuta a una mole maggiore 6) la priorità della richiesta 7) attenzione alimentare nei confronti della donnola.
La donnola porta come argomenti di replica: 1) il suo bisogno di crescere 2) averli puliti e cucinati 3) aver apparecchiato 4) i funghi come cibo prediletto in assoluto 5) il brontolio dello stomaco 6) la priorità del brontolio dello stomaco 7) attenzione alimentare nei confronti dell'orso.
Quindi la storia ha preso la direzione, peraltro preannunciata dal titolo, che si potrebbe riassumere in un efficacissimo: io, io, io. L'altro da sé è potenzialmente qualcuno da battere. Se fossimo in ambito sportivo, staremmo assistendo a una partita di un qualsiasi sport individuale: se io vinco, tu perdi. 
 

Direzione opposta nella storia di Barnabé che invece fin da subito costruisce il gioco di squadra. L'idea d del tasso è quella di andare a fare un viaggio in capo al mondo. Viene immediatamente condivisa da Costanza in cerca di emozioni forti e da Clara che adora far parte di una banda. Decidono all'istante di essere tutti e tre capi, di darsi una mano a vicenda, là dove il percorso si fa impervio. E di sostenersi nella stanchezza. Tutto questo si potrebbe riassumere in un efficacissimo: noi, noi, noi. L'altro da sé è potenzialmente qualcuno con cui collaborare. Se fossimo in ambito sportivo, staremmo assistendo a una partita di un qualsiasi sport di squadra: se ci coordiniamo, vinciamo.
Due o tre riflessioni di fondo. Sarebbe troppo facile e un po' manicheo pensare che la domanda da porsi sia: quali dei due libri ha la ragione dalla sua? Parrebbe più efficace invece porre la questione in altri termini e in qualche modo, avendo fatto riferimento al gioco individuale e al gioco di squadra, parrebbe più plausibile dover accettare, come espressione del nostro essere umani, entrambe le posizioni. L'orso e la donnola scimmiottano un battibecco familiare che in quel preciso contesto ha tutta la sua ragione di esistere. Litigare per un fungo dispari se si è in numero pari accade. Prendiamone atto e ragioniamoci sopra per arrivare, e qui davvero ognun per sé, a una personale soluzione del dilemma. Combatterò sempre per il fungo dispari? Conosco persone che lo fanno senza remore o pudori a sessant'anni suonati...
Suona socialmente stonato (politicamente scorretto?), ma accade. Oppure, lasciamoci aperta la possibilità di decidere volta per volta o addirittura far sì che siano le circostanze a farcelo capitare in sorte... Se si riesce a mettere da parte per un attimo il 'dover essere' credo che in molti -in tutta franchezza- combatterebbero per avere il terzo fungo. Sarebbe da ipocriti, negarsi la possibilità di desiderarlo (almeno per un attimo). Esattamente come stanno facendo orso e donnola di Mühle. Nonostante il colpo di scena finale, è il primo lui a lasciare aperta la domanda e la scelta continua a sembrarmi molto onesta.
Ma poi si legge la storia di Bernabé e tutto va allegramente in una direzione diversa, anzi opposta.
E qui arriva l'arietta fresca cui si alludeva in principio.
Se soffia tanto nell'uno quanto nell'altro libro, facciamone tesoro e mettiamoli insieme, fisicamente insieme, in una unica busta o borsa, in un unico pacchetto e poi uno dopo l'altro, concediamoci una lettura condivisa con bambini e bambine: i nostri orsi, donnole, tassi, tartarughe e talpe... 
 
 
Girata l'ultima pagina taciamo, teniamo il becco chiuso per non dare risposte o soluzioni o pareri od opinioni. E lasciamo che l'arietta soffi...
Questo, per vedere 'da vicino' l'effetto che fa.
 
Carla


Due a me, uno a te, Jörg Mühle (trad. Giulia Genovesi)
Terre di mezzo 2019
Barnabé alla scoperta del mondo, Gilles Bizouerne, Béatrice Rodriguez (trad. Maria Bastanzetti)
Terre di mezzo 2020


mercoledì 6 gennaio 2021

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DELL’AMORE E DEL CORPO

 

Quando si guarda alla produzione editoriale dedicata alle teenager, si nota come una parte importante sia rappresentata da ‘romanzi d’amore’, o, se vogliamo essere più precisi, testi dedicati alle dinamiche dei sentimenti, alle molteplici sfumature che essi possono assumere, agli intrecci di storie tormentate secondo canoni abbastanza noti.
Poco tempo fa ho parlato di una novità interessante, capace di sparigliare le carte dei luoghi comuni: ‘Un attimo perfetto’, di Meg Rosoff coglie con uno sguardo per niente compiaciuto le relazioni sentimentali ed affettive dei componenti di una famiglia, all’arrivo di un personaggio perturbante.
 

Un altro romanzo di successo è stato ’Ogni giorno’, di David Levithan, pubblicato nel 2013 da Rizzoli. L’idea di partenza è senza dubbio originale: il protagonista, A, vive svegliandosi ogni giorno in un corpo diverso e in qualche modo se n’è fatta una ragione, fino a quando non incontra Rhiannon, con cui si intrattiene mentre è ‘ospite’ del corpo del suo ragazzo. Da quel momento, di giorno in giorno, di corpo in corpo, il suo scopo è rimanere vicino alla ragazza per conquistarne l’amore.
A prescindere dal finale, si vede con chiarezza come questa traccia narrativa incarni l’ideale dell’amore ‘romantico’, celebrando l’incontro fra anime gemelle, che si incontrano e si cercano al di là della corporeità. Tutto il racconto si fonda sull’assunto della ‘persistenza’, cioè sull’idea che l’identità del nostro A sia del tutto disgiunta dai corpi che attraversa. E’ più o meno quello che le ragazze vogliono farsi raccontare: un amore così forte da travalicare i limiti imposti dalla nostra materialità di esseri umani. Ma questo implica pensare che il corpo, con tutte le sue mutevoli implicazioni, non faccia parte dell’identità e, ancor di più, non modifichi il nostro modo di essere attraverso le sensazioni, i cambiamenti fisici, la crescita o l’invecchiamento. Implica pensare che l’amore non abbia niente a che fare con il nostro essere giovani o vecchi, sani o malati, con le nostre sensazioni e con la nostra storia.
Ma noi siamo il nostro corpo e, secondo il mio modestissimo parere, la stessa spiritualità deve fare i conti con la nostra cogente materialità.
Se il corpo per Levithan in fondo è un accessorio, un tramite di contatto col mondo, in Rosoff entra con tutta la sua potenza nel cuore del racconto: è il corpo desiderante dei ragazzi e delle ragazze travolti dalla seduzione di Kit, è il corpo ‘ambiguo’ del/la protagonista, il maschile e il femminile che rispondono insieme al richiamo della trasgressione.
Se non ci fosse la presenza fisica di Kit, nessun aspetto delle vite degli altri personaggi sarebbe modificato, mentre il passaggio seduttivo della sua fisicità mette in discussione tutto.
Abbiamo di fronte due modi molto diversi di vedere il mondo dei sentimenti. E’ interessante questa differenza proprio perché entrambi i romanzi hanno bene in mente il mondo giovanile e rispondono a quella richiesta di chiarezza che un’adolescente pone quando si parla della sfera sentimentale e sessuale. Bello credere nell’amore assoluto, nell’amore salvifico, più forte di qualsiasi ostacolo (o perversione). Peccato che le cose siano più complicate e che si passi buona parte della vita a ragionarci sopra.
Penso sarebbe utile estendere questi confronti a tanti altri romanzi che ruotano intorno a questi argomenti, compresi i romanzoni commerciali che tanto appassionano le ragazze; confrontare i punti di vista, le chimere costruite su misura per gratificare, le implicazioni non subito evidenti. Credo che sarebbe un modo onesto e rispettoso delle giovanili intelligenze per mostrare le complessità che tanto spaventano.
Entrambi i romanzi li vedrei proposti a partire dai quattordici anni.
 
Eleonora


“Ogni giorno”, D. Levithan, Rizzoli 2013
“Un attimo perfetto”, M. Rosoff, Rizzoli 2020



lunedì 4 gennaio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SENTIRE GLI ALTRI 
 

Scritto nel 1992, ‘ Golfo’ è l’unico romanzo che Robert Westall dedica a un conflitto in corso. E, per spiegare il senso vero del sentirsi partecipi a eventi anche lontani, sceglie un modo ellittico, indiretto.
Il romanzo breve, tradotto da Sara Saorin per i tipi di Camelozampa, racconta di una famiglia inglese normale, molto affiatata, descritta in prima persona dal protagonista, Tom: lui ha un amico immaginario, Figgis, che scompare quando nasce il fratello più piccolo, Andrew. E’ lui a ereditare il nomignolo e tutto sembra filare liscio se non fosse per quelle giornate ‘strane’ che colpiscono Figgis e lo rendono ipersensibile rispetto ai fatti più disparati: uno scoiattolo caduto da un albero o un bambino africano affamato entrano nella sua mente fino a diventare un’ossessione. Di queste creature lontane e diverse, Figgis percepisce lo stato d’animo, le paure, il dolore.
Questa sorta di telepatia si acuisce quando si approssima la Guerra del Golfo e Figgis entra in uno stato di fusione con un coetaneo iracheno, svegliandosi nel cuore della notte parlando arabo. La famiglia, già provata dagli episodi precedenti, non regge di fronte a questa novità e decide di ricoverarlo in una clinica, dove, per fortuna, viene accolto dal dottor Rashid, che comprende la situazione, anche se non sa spiegarsela: notte dopo notte Andrew diventa Latif e in una sorta di trance descrive all’incredulo e addolorato fratello le sofferenze che patisce, a causa della guerra, insieme ai suoi compagni, padri di famiglia, persone normali, catapultate in una situazione più grande di loro. Quella storia ha un finale obbligato, mentre Tom e suo fratello cercano di riconquistare una sorta di normalità; Andrew, dopo l’epilogo drammatico, non ricorda quello che ha vissuto come Latif.
Il ritorno alla normalità è un evento del tutto positivo? Che cosa ha perso Andrew rientrando nella sua routine quotidiana?
Qui sta il nocciolo di questo racconto: perdere, o meglio rinunciare alla capacità di immedesimarsi nelle vite e nei problemi delle altre persone comporta di certo meno dubbi, meno difficoltà, ma rappresenta una sorta di anestesia mentale che rende indifferenti a tutto, incapaci di comprendere le ragioni degli altri e di trovare vie di dialogo e di comprensione.
Detto in altri termini, comprendere gli altri è faticoso, doloroso, quando si è coinvolti in vicende drammatiche, ma è anche l’unica condizione che ci consente di restare umani anche nei più tetri contesti bellici.
Westall a più riprese ha descritto la guerra, raccontandola ad altezza bambino, o addirittura ad altezza gatto, senza mai indulgere in un pacifismo ideologico e preferendo mostrare quanto è dura la realtà della guerra, quanto dolore, quante solitudini, quante lacerazioni comporta.
Qui mi sembra soprattutto orientato a combattere l’indifferenza con cui molti di noi accolgono le notizie di guerra: oramai assuefatti a un’informazione globale che tutto mescola e confonde, perdiamo di vista la concretezza, la brutalità di eventi nemmeno tanto lontani.
E’ più umano Figgis/Latif, che condivide le esperienze del suo alter ego, o l’Andrew ritrovato, un ragazzo normale, dalle aspirazioni normali, che poco o nulla si sente coinvolto dalle cronache di un mondo percepito con indifferenza, un mondo lontano.
Su questo dilemma tutt’altro che semplice possono cimentarsi ragazze e ragazzi a partire dai dodici anni, con una lettura che, al di là della semplicità formale, pone questioni davvero importanti.
 
Eleonora
 
“Golfo”, R. Westall, Camelozampa 2020




giovedì 31 dicembre 2020

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2020
 


perché
 
di questo libro colpiscono due cose: l’adesione alla realtà della narrazione, che ci fa entrare nella vita quotidiana, nelle case, ci fa camminare in quelle strade, entrare nei negozi, come il negozio di caramelle di Ms CeeCee. Un realismo partecipe, che ci porta a condividere timori, dubbi, speranze di ragazzi che potrebbero essere quelli che abitualmente frequentiamo.
L’altro aspetto rilevante è, secondo me, la qualità di scrittura, lo stile che riesce ad adeguare linguaggio e ritmo alle storie che racconta.
 
Il dottor De Soto, William Steig (trad. Mara Pace)
 
 
perché
 
I suoi libri sono mappe per orientarsi. E per questa ragione, potrebbe essere utile mettere a fuoco due o tre punti che lo rendono, si potrebbe dire, normativo. [...]
Il politicamente corretto non c'è, non c'è neanche la piaggeria nei confronti del lettore, non ci sono strizzatine d'occhio. 
Niente di tutto questo, lui va dritto al punto, in cerca della verità: un nocciolo della questione, come sempre poetico e filosofico, di certo originale e soprattutto autentico.
Ed è per questo che, se si è lettori, intorno a tutto questo 'cosa' dovrebbe essere interessante poter dialogare e confrontarsi.  
Di certo, ragionarci.
E, se si è autori, si dovrebbe prendere tutto questo come canone per provare a scrivere belle storie.
 
Agosto 2020 
 
 

perché
 
forse proporre questa memoria al femminile può apparire artificioso, ma credo sia un atto necessario, e dovuto nei confronti di chi ci ha preceduto, per rendere le giovani generazioni più consapevoli.
Lettura educativa per ragazzi e ragazze dai dieci anni in poi.
 

perché

Ungerer vola sempre alto e la sua voce parla a tutti. Sta parlando a grandi e piccoli.
In questo senso, Vasco rappresenta il prototipo di una umanità che il vecchio Tomi, fino al suo ultimo respiro, ha desiderato esistesse: una umanità che sappia fare resistenza, che si opponga con coraggio, avendo cura di chi ha bisogno. Fragili, piccoli, poveri, ultimi...
Il canto del cigno è quindi anche il canto di un uomo giusto, rivolto ai bambini e alle bambine, agli uomini e alle donne
Un canto che, oggi più di ieri, si dovrebbe avere il coraggio di cantare.
 
 
Settembre 2020
 
 

perché
 
la struttura del libro è basata, come si vede, sull’immagine, in cui si inseriscono i riquadri, contornati di nero, che affrontano sinteticamente l’argomento; alle alette, che completano l’immagine, e alle righe a pie’ di pagina il compito di approfondire ulteriormente gli argomenti. Questa struttura consente una lettura a diversi livelli, che può partire dallo sfogliare le pagine per il puro piacere di guardare immagini dai colori sgargianti, oppure per approfondire aspetti della fisiologia e dell’etologia di animali noti e meno noti. 
 

 
perché
 
'Miss Genius' ha colpito ancora. La Norsdstrom che della Wise Brown dice testualmente 'my favourite author' o la chiama spesso nei suoi fitti carteggi 'miss genius' ha di lei una stima sconfinata, ma nello stesso tempo ha anche la capacità di rimanere lucida nel proprio ruolo di editor e sa vedere oltre i libri, sa cioè leggerne il futuro editoriale.
L'intesa tra un autore e il proprio editor - a patto che tra loro corra fiducia, stima, comprensione e ascolto reciproco - spesso contribuisce in buona percentuale a segnare la qualità e il successo di un libro.
Il talento e la sensibilità della Nordstrom sono leggendari (sotto i suoi occhi sono passati i più grandi e forse sono diventati proprio così grandi anche grazie al suo sguardo) e la pagina finale di questo libro lo attesta.
Ma dietro a questo armonioso testo, ispirato a un ballata amorosa dei trovatori provenzali, studiata su Chaucer che racconta una storia d'amore costruita come una battuta di caccia che prevede trasformazioni magiche, c'è anche un altro interlocutore importante per lei, Lucy Mitchell, la sua insegnante, nonché fondatrice della Bank Street School, ispirata alla pedagogia deweyana.
La Wise Brown la sfida in qualche modo e le dice che ha intenzione di trasformare un testo della tradizione trobadorica in un albo per bambini piccoli, piccoli: di due o tre anni, l'età in cui per l'appunto cercano di sperimentare il mondo al di là della protezione materna, sempre sicuri però di averla intorno - in caso di bisogno
 
 
Ottobre 2020
 
 

 perché
 
questo romanzo della Rosoff ha non pochi punti di forza: la descrizione dell’ambiguità dei sentimenti, della confusione adolescenziale è rappresentata con estrema semplicità e naturalezza: il conflitto fra pulsioni irrefrenabili e consapevolezza di sé e dell’altro emerge chiarissimo nella protagonista, attratta da Kit, ma nello stesso tempo consapevole di essere una pedina nel gioco perverso del ragazzo. La seduzione è un gioco di sguardi, di inviti e di ritrosie, qui però privi di innocenza. La stessa ambivalenza sessuale, che nell’adolescenza rientra nella confusa ricerca dell’identità, è tratteggiata con sensibilità e intelligenza: la protagonista potrebbe benissimo essere un ragazzo: non ci sono descrizioni fisiche, né passaggi in cui questo sia chiaro, così come il finale svela come Kit sappia giocare con la seduzione a prescindere dall’oggetto del desiderio. 
 
 
 
perché

il piacere più grande sta nel ritrovarsi tra 'vecchi amici'. Riconoscere i personaggi, certe routine, come quella dei pancakes o dei bigliettini alla madre, che si modificano solo di poco per piccole varianti legate al diverso contesto. Piacevole è anche vedere come, accanto al gruppetto di base delle due amiche e dei loro animali, la piccola banda di quartiere si arricchisce di nuove entrate, anche se non propriamente simpatiche (ma ci vuole pur qualcuno che si immoli e faccia il 'lavoro sporco'). 
Altrettanto piacevole è constatare che l'ironia sottile dei primi due episodi è rimasta intatta.  
 
 Novembre 2020
 
 

 perché
 
su questo romanzo c’è davvero moltissimo da dire, innanzitutto per la ricchezza di personaggi che propone, tutti degni di attenzione, per le caratterizzazioni, che si rifanno a un genere letterario, potremmo dire di cappa e spada, molto popolare in Cina. Sono ritratti pensati per colpire l’immaginazione, descritti nei dettagli, dai tatuaggi ai denti d’oro, una carrellata fantastica, che può gareggiare con la ciurma di Sandokan e Tremal-naik. Ma alcuni di questi sono invece raccontati con accortezza psicologica, a partire proprio dalla piccola protagonista: una ragazzina coraggiosa, impudente, determinata, indipendente, ma nello stesso tempo capace di passioni, di amore, di rabbia. Amante del potere, capace però anche di ritrarsi dal mondo. Un bel personaggio femminile, per niente banale, che dovrebbe dar da pensare alle giovani lettrici e ai giovani lettori
 
 

 perché
 
In sostanza, Ruth Krauss, che non del tutto incidentalmente era compagna di Crockett Johnson, è in grado di confrontarsi con i bambini in totale assenza di gerarchie: lei si fida di loro e loro si fidano di lei. 
Alla pari.
Lei non inventa bambini, dà loro un posto nella letteratura.
I suoi bambini e il linguaggio che mette loro in bocca e, più in generale, il linguaggio di tutti i suoi testi non è inventato, semmai filtrato da una sua innata capacità poetica. W.D. Snodgrass nel 1958, nel voler definire il tatto del poeta, usa come esempi i libri di Ruth Krauss e mette in luce la sua capacità di dare forma al senso, usando parole 'cruciali' o frasi che fino a quel momento non avevano avuto dignità di stampa. Con questo sancisce, ovviamente, la grande qualità estetica dei suoi testi. [...]
Sergio Ruzzier ha potuto costruire sulla leggerezza e profondità delle poche parole della Krauss un suo abecedario animale che spesso e volentieri prende spunto dalle parole, ma va a raccontare anche molto altro. Altre piccole storie che prendono forma.
A ben vedere, questo capita in ogni pagina. In alcune però l'assicella per 'saltare' si alza di parecchio.
 
Dicembre 2020
 
 

 perché
 
Le lettrici e i lettori più giovani troveranno in questo fumetto non solo le avventure di un ragazzino digiuno del mondo e costretto ad attraversarlo; troveranno anche una dissacrante immagine del potere, incarnato dal re e dalla sua corte, fatta di burocrati, di servi adulatori e di traditori. I singoli ritratti sono magistrali, mostrando, di volta in volta, vigliaccheria, ottusità, doppiezza come tratti fondamentali dei comportamenti degli uomini di corte. Di contro, i personaggi positivi, dalla Principessa Bianca all’Ucciditore, sono figure, almeno apparentemente, senza ombre; d’altra parte, lo schema narrativo del fantasy prevede, in linea di massima, una netta demarcazione fra il bene e il male.
Detto tutto questo, mi sembra di poter suggerire caldamente questa lettura a ragazze e ragazzi che vogliano avvicinarsi al fumetto d’autore, con una lettura divertente e appassionante.
 
 
 
perché 
 
Costruiti sul passo breve, anzi brevissimo (dovevano occupare il paginone centrale della rivista), spesso si tratta di vere e proprie pièces di teatro, dialoghi pieni di ironia e contemporaneamente di ingenuità tra i due fratelli o tra questi e il resto degli abitanti della fattoria. [...]
In un microcosmo tutto (o quasi) animale trova spazio l'intera umanità con le fragilità, le paure, convinzioni e convenzioni che le sono proprie. È un continuo stimolo a ragionare sul nostro bisogno di essere sociali e individui allo stesso tempo, sul nostro piccolo quotidiano e sulla nostra grande spiritualità. Ognuno di noi si confronterà con la percezione del buio nel racconto che ne fa il cane, con la propria fragilità a sentirsi solo nel bofonchiare di oca, con la propria finitezza di fronte alla perfezione, leggendo il discorso sulla luna piena che pronuncia fratello. Ciascuno è chiamato a ragionare sulla propria percezione di quanto sia effimera la felicità, quando leggerà del rammarico di tutti per non aver toccato legno per farla durare...
 
[Fine]