venerdì 19 giugno 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FALCI


Primo di una trilogia, ‘Falce’, di Neal Shusterman, è un romanzo distopico, ambientato in un futuro lontano, in cui la vita dell’umanità è gestita da un sistema informatico, Thunderhead, che ha messo fine ai governi, alla politica, alle guerre. Ma c’è un problema: l’umanità è diventata immortale, ciascun individuo può rigenerarsi, e quindi ringiovanire, tutte le volte che vuole; non esistono incidenti o malattie che possano mettere fine alla vita di un essere umano. Ma questi fortunati esseri umani continuano, più o meno stancamente, a riprodursi e quindi qualcuno deve assumersi l’ingrato compito di ridurre la pressione demografica.
C’è una sorta di Confraternita che si occupa di questa attività, chiamata ‘spigolatura’: la Compagnia delle Falci. Si tratta di persone che praticano una sorta di omicidio legalizzato, ponendosi al di sopra della legge. Temuti e adulati, svolgono il loro mestiere con modalità diverse: chi con compassione verso le proprie vittime, chi con efferato sadismo.
Entriamo nel mondo delle Falci grazie ai due protagonisti del romanzo, Rowan e Citra, scelti entrambi dal Maestro Faraday come apprendisti. Ne seguiamo l’apprendistato che consiste nello studiare le armi, le tecniche di uccisione, la storia di questa lugubre confraternita.
La Compagnia delle Falci, come si può immaginare, è un luogo di potere, che ciascuno dei componenti esercita come crede, vivendo nel lusso o nell’estrema povertà; e ci sono anche lotte di potere all’interno del gruppo, contrapponendo una vecchia guardia, improntata a un’etica rigorosa, e i seguaci del Maestro Goddard, che vuole togliere ogni limite alla ‘spigolatura’.
Faraday e Goddard sono nemici giurati e quest’ultimo riesce a mettere una contro l’altro i due apprendisti di Faraday, che nella prova finale del loro apprendistato dovranno affrontarsi e quello che soccomberà dovrà essere ‘spigolato’ dall’altro.
Per impedire questo, Maestro Faraday si suicida; ma l’esito del suo gesto è diverso. Rowan deve seguire Maestro Goddard, che lo addestrerà alle più raffinate tecniche di morte; Citra seguirà Madame Curie, molto vicina al vecchio Maestro Faraday.
L’intreccio si arricchisce sempre di più di colpi di scena e cambiamenti di fronte, che costringono il lettore a restare incollato alla pagina.

Sia l’editore americano che quello italiano, Mondadori, che ha pubblicato il romanzo nella collana Oscar Fantastica, hanno dato a questo libro una veste editoriale particolare: il formato più grande, la sovracopertina-poster, il bordo nero delle pagine, tutto a sottolineare la particolarità del romanzo, che ha alcune caratteristiche che lo avvicinano ai romanzi distopici che nel recente passato hanno caratterizzato la letteratura per giovani adulti: i giovanissimi inseriti in una società solo in apparenza pacificata, che delega a chi di dovere la gestione legale della violenza; gli stessi giovanissimi su cui pesa la responsabilità di cambiare il mondo e di salvarlo. Un altro aspetto tipico delle visioni distopiche è il governo del mondo da parte di una Intelligenza Artificiale, l’unica capace di gestire razionalmente le umane passioni.
C’è però in più la capacità visionaria di un autore di spessore come Neal Shusterman, che, pur dilungandosi forse troppo nella parte iniziale, costruisce un universo claustrofobico in un mondo in apparenza liberissimo. Fra le righe di questo mondo inventato, c’è la riflessione su cosa diventerebbe un’umanità immortale, priva di slanci e di passioni, percorsa solo dal brivido di paura che nasce quando si incontra una Falce per strada; e si ragiona molto sul paradosso di una società liberata dal bisogno e dalla morte eppure sottoposta all’arbitrio, squisitamente umano, della morte scelta a tavolino. Esiste un modo etico di esercitare questo potere? Ci si addentra, dunque, nella riflessione sul rapporto fra le libertà individuali, posso scegliere di essere in un modo o nell’altro, e un potere impersonale, qui rappresentato da un super-governo gestito da un’Intelligenza Artificiale.
Immaginare un mondo liberato dal bisogno e dalla morte e renderlo un incubo è un esercizio già percorso nella letteratura fantastica e pur sempre interessante, che costringe il lettore a riflettere su quella che potrebbe essere la comprensibile aspirazione di molti.
Lettura consigliata a lettrici e lettori maturi a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Falce. Libro 1 della Trilogia della Falce”, N. Shusterman, Mondadori 2020



mercoledì 17 giugno 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UGHM

Essere me, Luca Tortolini, Marco Somà
Kite Edizioni 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Vivo in una casa così grande che molti non riuscirebbero nemmeno a sognarla.A due passi dall’oceano. La gente fa la fila per venire a stringermi la mano o anche solo per guardarmi.
Sono quello che viene definito un divo. Tutti pensano che io viva in un sogno da fiaba. Mi dicono 'come vorrei essere nei tuoi panni'.
Ma il mio più grande desiderio sarebbe andare in giro nudo. E non mi è permesso."

Neanche un momento libero, sempre qualcuno alle calcagna che suggerisce ciò che è meglio fare o dire. Qualcuno che gli tenga compagnia, che gli consigli cosa mangiare, come vestirsi: i fotografi potrebbero essere in agguato...
Anche sul lavoro, la libertà è un sogno. La pubblicità, i film, le interviste sono tutte cose impossibili da rifiutare, per non parlare delle feste a cui è utile presenziare. Tutto scritto, tutto programmato, tutto stabilito.
Anche in amore, nessuna libertà.
Il modo in cui tutto è cominciato non è stato per niente piacevole. Al contrario. Abbindolato da mille lusinghe, è stato sradicato dalle sue abitudini, la sua famiglia, i suoi alberi. 


Con la promessa di girare un film di cassetta, lo hanno caricato su una nave e portato in un ambiente ben diverso, una metropoli americana. Lungo e faticoso il lavoro di adattamento, lo studio della lingua, gli esercizi. Caldo, fatica e neanche un amico vero.
La solitudine incalza, nessuna notizia da casa, fanno sì che arrivi quello che si definisce il punto di non ritorno. Ed è proprio di un ritorno che si tratta. Un piroscafo che lo riporti a casa e che con il vento in poppa gli tolga di dosso tutto ciò che non è suo.

La morale di questa storia è presto detta e si riassume nella lettura in sequenza del titolo e della quarta.
Come se ci potessero essere dubbi, la dedica è a King Kong, quel gorilla portato via dall'Isola del Teschio perché ultimo esemplare della specie del Gigantopiteco. Nella realtà, King Kong non è un autentico gorilla, ma un personaggio inventato da Merian C. Cooper, un automa ricoperto di pelliccia di coniglio.
La storia del primo King Kong, film kolossal americano degli anni Trenta, è nota a tutti. Ed è anche risaputo a tutti che il personaggio, costruito perché colpisse l'immaginazione del pubblico, ma anche perché -con la sua triste storia- toccasse le corde più profonde dell'animo degli spettatori, è diventato immediatamente un mito.


Tortolini parte dalla corda profonda che si muove quando pensiamo a King Kong. Ovvero quando ci dimentichiamo l'automa, il modellino, l'animatrone di Rambaldi, e lo immaginiamo invece come un gorilla vero, enorme, strappato via dalla sua terra, l'Isola del Teschio, appunto, e dal suo branco. Questo allontanamento prevede inevitabilmente una rinuncia a essere se stesso, gorilla nella giungla, per essere invece quello che gli altri si aspettano che lui sia. Quando King Kong appare a tutti come una creatura fuori contesto, diventa subito mito nell'immaginario comune, però nessuno pensa al suo impaccio nell'indossare panni non propri. Nessuno si cura del peso che hanno le aspettative di chi ti circonda.


Ed è proprio su questo suo essere unico, diverso, che la celebrità mette radici e pretende un costo da pagare.
Fama alla quale è impossibile sottrarsi e che trasforma quella che fino a ieri era vita privata in vita pubblica, con tutte le suddette controindicazioni del caso. Ma qui si innesta la questione più profonda, ovvero quella della autodeterminazione, quell'essere me del titolo. A ogni costo.
Tortolini per rendere ancora più chiara e forte questa necessità si serve di una icona del nostro immaginario, il gorilla King Kong, perfetto per raccontare la difficoltà di essere se stessi, in una 'giungla' metropolitana. Lo strappo che lo trasporta da una vita all'altra è ancora più doloroso e la distanza tra passato e presente è ancora più grande.
Insomma passare inosservati e in più essere se stessi da gorilla a New York non è per niente facile. 


Nonostante Marco Somà, da par suo, faccia di tutto per 'ambientarlo' negli anni Trenta, corredando le tavole di ambienti, architetture, suppellettili, arredi, abbigliamenti, costruiti con ossessiva precisione e adatti a creare il giusto contesto, altrettanto cerca di smentirsi, disseminando bucce di banane o ramoscelli ovunque e giocando, altrettanto da par suo, sui dettagli che denunciano una tensione che si muove in senso contrario. L'altro gioco dialettico, altrettanto ben riuscito, lo stabilisce tra colore e bianco e nero, tra tavola piena e disegno libero a matita, sulla pagina bianca.
A queste interessanti tensioni, si aggiungono un bel po' di cose non dette a parole che sono disseminate nelle immagini: uccellini fedeli ma liberi, carte da parati allusive, lumi portati come souvenir, piroscafi con il nome adatto. 


Su tutto ciò, quella palette di colori che ormai è un marchio per Marco Somà. Con un po' di rosa in più.

Carla

lunedì 15 giugno 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


I SEGRETI DELLA QUERCIA 


Prende sempre più piede una modalità di esposizione di temi di divulgazione attraverso lo stile narrativo degli illustrati: una sorta di divulgazione illustrata, in cui proprio la struttura del libro ricalca le modalità degli albi. Anche il testo, in questi casi, ha spesso una chiave narrativa, che fa da cornice a quello che si vuole spiegare.
Su questa lunghezza d’onda si muove il libro di Daniele Zovi ‘Ale e Rovere. Il fantastico viaggio degli alberi’, illustrato da Giulia Tomai e pubblicato da De Agostini. Daniele Zovi ha scritto importanti libri di divulgazione, che hanno dato un serio e approfondito contributo alla comprensione delle tematiche di conservazione della biodiversità nel nostro Paese.
Qui si rivolge a un pubblico di bambine e bambini, affrontando alcuni aspetti poco conosciuti della vita degli alberi.
Il pretesto narrativo è rappresentato dalla passeggiata che una bambina, Ale, compie insieme al papà e al cagnolino Buck. Mentre il papà va in cerca di funghi, Ale e Buck si fermano nei pressi di una quercia che comincia a parlare con la bambina, cui non pare vero di poter dare libero sfogo alla sua curiosità.
Rovere, questo il nome della quercia, svela alcuni aspetti poco conosciuti della vita degli alberi: per esempio che anche per loro esiste il ciclo di attività/riposo, che per il mondo animale è il ciclo veglia/sonno; e spiega come i primi raggi di sole ‘sveglino’ gli alberi.
Parla poi di un altro aspetto sorprendente, che riguarda la vita sotterranea: descrive, infatti, come le radici abbiano diverse funzioni, dall’estrazione del nutrimento dalla terra alla creazioni di reti simbiotiche con i funghi, che consente, ad esempio, di nutrire una giovane pianta poco distante.


Già questo è più che sufficiente per modificare l’immagine che i bambini e le bambine, ma direi un po’ tutti noi, hanno del mondo vegetale. Per far viaggiare i semi le piante usano diversi mezzi: il vento, ma anche animali che mangiando e trasportando frutti e semi, li spargono nel territorio; si crea così una sorta di interdipendenza fra specie vegetali e animali, che è quello che noi chiamiamo ecosistema. Ma se le strategie riproduttive sono abbastanza note, di certo sono meno note le complesse relazioni che si creano nel mondo sotterraneo, sotto i nostri piedi. In particolare si affaccia l’idea di un mondo tutt’altro che statico, in grado di comunicare e interagire con gli altri alberi, dimostrando una capacità di adattamento all’ambiente davvero stupefacente.


Con questo albo, grazie anche alla collaborazione con l’illustratrice Giulia Tomai, nota per alcune belle copertine e per alcuni ritratti presenti nelle antologia di personaggi famosi, questi concetti, che svelano aspetti così complessi del mondo arboreo, vengono esplicitati con grande semplicità e chiarezza: con il filo conduttore di una storia semplice si entra in punta di piedi e con intelligenza in un mondo sconosciuto, al di là delle apparenze.
Lettura piacevole e istruttiva per bambine e bambini curiosi a partire dai sei anni.

Eleonora

“Ale e Rovere. Il fantastico viaggio degli alberi”, D. Zovi, ill. G. Tomai, De Agostini 2020




venerdì 12 giugno 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA LEGGEREZZA PENSOSA

Il soldatino, Cristina Bellemo, Veronica Ruffato
Zoolibri 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il soldatino aveva l’uniforme. E il fucile in spalla.
I suoi confini erano: a nord la testa con l’elmetto.
A sud i piedi con gli anfibi.
A est la mano sinistra che stringeva una bomba a mano.
A ovest la mano destra per sparare."

Nella sua testa non c'era spazio per altri pensieri: solo la guerra.
E la sua maggiore occupazione era marciare, attaccare, mirare, sparare, ritirata.
Ma quella notte fa molto freddo e lui si ferma. Vede una luce in lontananza e pensando sia il nemico, punta per l'ennesima volta la sua arma. Si accorge ben presto che si tratta solo di una casa. Piccola. Per la prima volta non sfonda, ma bussa e ad aprirgli è un uomo. Il nemico contro cui difendersi? Troppo stanco il soldatino e troppo bello il tepore che lo avvolge entrando. Lo scoppiettare del fuoco lo mette in allarme ma il profumo di buono lo tranquillizza. E comincia a togliersi di dosso elmetto e armi, anfibi e poi piano piano tutto il resto e nulla accade.


Nessuno lo attacca, nessuno lo ferisce o lo prende prigioniero o, peggio, lo dichiara disertore. Mangia e nessuno lo avvelena. Parla e nessuno lo offende. Quella branda è lì ad aspettarlo e per la prima volta abbassa la guardia e si sdraia. Il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi è qualcosa di insolito per la sua testa: è un pensiero piccolo che se non è la guerra, allora deve essere la pace...


Cristina Bellemo talvolta ha la capacità di incantare
Qui accade. 
Scrive poche parole che però hanno la qualità di essere quelle giuste.
Pesate, una per una, scelte con cura per dare il meglio di sé. E con questo piccolo mucchio di nomi, aggettivi e verbi costruisce una storia che sa essere singola e molteplice, ovvero è composta di vari strati che puntano ad andare verso un nocciolo sodo, ma non per forza.
Si può scegliere di rimanere a galla e di leggerla come se fosse 'solo' la storia di quel soldatino un po' goffo ma sempre in allerta, oppure si può decidere di acuire lo sguardo e intenderla come la storia di tutti coloro che sono chiamati a combattere le proprie piccole battaglie quotidiane.  E' forse il racconto di una guerra tra soldati oppure è anche il racconto di una lotta personale, spesso e volentieri senza un vero scopo? Ha a che fare con lo scontro fisico oppure chiama in causa un tipo di sguardo con cui leggere il mondo e i suoi abitanti?
Quello che accade di sicuro in chi la legge ha a che fare comunque con una netta sensazione di leggerezza, leggerezza di pensiero. Un acuto lavoro che sottrae peso e che porta rarefazione e trasparenza. In una parola, chiarezza. Sempre lì torno, alla prima Lezione americana, che per me rappresenta un faro illuminato sulla letteratura di tutti i tempi: la leggerezza della pensosità, ovvero il frutto di un lento e ponderato processo di riflessione, sottrazione, pulitura che porti alla precisione di un discorso che brilla per l'uso di quelle esatte parole e non di altre.
In questo camminare sospesi, Veronica Ruffato non fa altro che accordare il suo passo attraverso l'uso di un segno elastico, pieno di estensioni a cui ci ha abituato.


Progetta un soldatino blu, lo arma, ma di tromba che lui maneggia come fosse un fucile a baionetta. 



Lo mette in mezzo a una moltitudine di singoli corpi tra loro molto diversi che però creano un unico organismo pulsante, rosso. Una cosa li tiene tutti insieme: sono tutti sportivi, dai giocatori di basket alle ballerine di classica, dai pallavolisti ai pugili che combattono per la vittoria in gara. Tutti passano in parata sotto lo sguardo incuriosito di spettatori e attraversano le pagine da destra verso sinistra, fino a lasciare campo libero al blu del soldato che diventa il blu della notte ghiacciata e della casa, vista in lontananza. Il blu del soldato resta, ma il colore della casa al suo interno rispecchia quella sensazione piacevole che sappiamo indebolisce pian piano la sua postura sempre in allerta. Si può dire con sicurezza che la traduzione in figura del testo si rivela davvero originale, fino a concludersi con una jam session che pacifica tutti.


Sui disegni definitivi restano tracce del lavoro preparatorio, un buffo vezzo di Veronica Ruffato, così come già compariva nella sua bella edizione del Brutto anatroccolo (Zoolibri, 2018). 


Lì come qui, continuano  a volteggiare i comò e i comodini.

Carla


mercoledì 10 giugno 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

BILLIE


La storia di Billie Holiday, o Lady Day, l’altro nome d’arte di Eleanora Fagan, è una storia di grandi successi, di gloria e di cadute rovinose, di immensa solitudine.
Nasce a Filadelfia da due genitori troppo giovani per occuparsi di lei e conosce presto la povertà e la violenza; si trasferisce con la madre a Baltimora, viene violentata a undici anni e negli anni successivi, quando non aiuta la madre a pulire le scale dei palazzi, si prostituisce, per mangiare, finendo in riformatorio.


L’unica persona che le vuole bene è la nonna; alla sua morte viene accolta da una zia e poi viene mandata in un collegio.
Il momento di svolta della sua vita si realizza quando si presenta in un locale di Harlem, in cui cercavano una ballerina: lei non sa ballare, ma sa cantare, ha una voce straordinaria.
Da qui comincia la sua faticosa ascesa, che la porta a cantare con i più famosi ensamble: Benny Goodman, Artie Shaw, Count Basie. Siamo negli anni Trenta, lei è giovanissima e apprezzata dal pubblico Nero e dal pubblico Bianco. Fino a quando non canterà una canzone, ‘Strange fruit’, che nel tempo diventerà una delle canzoni amate dai movimenti di protesta degli afroamericani.
‘Strange Fruit’ è una canzone piena di dolore e di rabbia, scritta da un musicista ebreo, comunista e bianco, che racconta di un albero da cui pendono ‘strani frutti’, i corpi dei neri linciati, lasciati al vento, al sole, alla pioggia. Alberi e frutti non rari, soprattutto negli stati segregazionisti.


La carriera di Billie procede con alterne fortune, mentre l’abuso di alcol e droghe e la reclusione minano la salute e la voce. Vive in una grande solitudine, allietata da alcune amicizie, come quella con il sassofonista Lester Young, un altro genio che finì la sua vita prematuramente, da alcolista.
Come raccontare questa vita così intensa, così intrisa di dramma, ai bambini e alle bambine? Reno Brandoni, che già ci aveva raccontato la vita del Re del Blues Robert Johnson, ripropone il format che unisce testo, semplice, ridotto, immagini, anche in questo caso firmate da Chiara Di Vivona, e file musicali scaricabili online. Racconta di un angelo, nella veste di una ragazzina, che si presenta a Billie già anziana per accompagnarla nel suo finale, non prima però di farle comprendere che non le mancava niente, proprio niente: sentirsi in colpa per essere neri? Pensare che l’essere bianchi rappresenti una maggiore bellezza? Quella gardenia bianca, che portava spesso nei capelli, sembra essere, secondo l’autore, il bisogno di ‘qualcosa di bianco’, che nobilitasse la splendida voce nera. No, ‘Black is beautiful’; la voce di Billie non solo ha segnato un’epoca della storia del jazz e del blues , non solo rappresenta un mix straordinario di rabbia e malinconia. E’ ancora qui, con la sua forza, con la sua unicità. E’ giusto, è importante che i nostri ragazzi e le nostre ragazze conoscano la sua voce e la sua storia, che racconta tantissimo della storia dei neri americani, che racconta molto anche di questo nostro tormentato presente, fatto di violenze e ribellioni solo apparentemente lontani.
Questa collana di Curci young è davvero meritoria nel mettere in luce aspetti della storia della musica, che sono anche molto di più di questo, che potrebbero sembrare secondari, e non lo sono affatto.
Lettura istruttiva ed emozionante per giovani musicisti a partire dai nove anni.
Per salutare degnamente questa Signora del Blues, ho scelto questa canzone, che racconta bene la sua infinita solitudine:  l’uomo della sua vita arriverà di lunedì o di martedì, o magari sarà giovedì il giorno fortunato. O non arriverà mai. ‘The man I love’, scritta da Gershwin.
Buon ascolto.

Eleonora

“L’ultimo viaggio di Billie “, R. Brandoni, voce narrante Debora Mancini, ill. di Chiara Di Vivona, Curci 2020


lunedì 8 giugno 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GRANDE INTESA

La grande fuga, Ulf Stark, Kitty Crowther (trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2020


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Alle nove ero già pronto. Mio padre mi aveva prestato la valigia. Ci avevo messo dentro la divisa, un paio di mutande di ricambio, il pigiama azzurro, un asciugamano, un sapone, lo spazzolino e un campioncino di dentifricio che mi padre aveva avuto da non so che ditta. La vaschetta di alluminio con le polpettine era in un sacchetto a parte. Ce n'erano un bel po'. La mamma voleva che potesse assaggiarle tutta la squadra."

Sembra davvero che Gottfridino, così lo chiama suo nonno, stia per partire per il suo ritiro con la squadra di calcio lungo un intero fine settimana.
E invece no.
Sta per fuggire con suo nonno Gottfrid, verso la casetta sull'isola, dove aveva abitato con sua moglie prima che lei morisse. Un piccolo viaggio organizzato nei minimi dettagli per rivedere quei posti e per portarsi indietro pezzi tangibili di vita.
Una grande fuga dall'ospedale e una grande bugia in famiglia.
Con la complicità di Ronny detto Adam, il giovane panettiere alla guida di un furgoncino, i due partono verso il traghetto che li porterà a destinazione. Sull'isola, dove li aspetta una lunga camminata in salita, nonno e nipote saranno da soli per quasi due giorni. Al traghetto ci sarà di nuovo il loro connivente autista che riporterà rispettivamente il nonno alla sua camera d'ospedale e il bambino a casa, da mamma e papà.
Questa è la storia della loro avventura. Talmente incredibile che è più facile e comodo pensare che sia una bugia, piuttosto che sia la vera verità.

Era la fine d'agosto quando mio padre volle fare un viaggio nelle sue zone con la nipote. Noi, la generazione di mezzo, semplici autisti. A Margherita mostrò i posti, raccontò le storie; con lei la mangiò polenta concia e bunet. E poi, con tutta quella roba negli occhi e con quel sapore in bocca, tornò indietro.
Il 9 marzo morì.
Un libro è tanti libri quanti sono i suoi lettori. E questo è un fatto.
Altro fatto incontrovertibile è che il nonno Gottfrid e Ulf sono profondamente legati. Si piacciono, ma fra loro c'è la generazione di mezzo che si frappone e che crea una serie di ostacoli in più da superare nella loro storia affettiva.
Il padre di Ulf, il dentista già incontrato in passato, non va d'accordo con il suo di padre: lui, sempre così controllato, non può tollerare le intemperanze del vecchio, il suo frequente turpiloquio con cui apostrofa tutti, comprese le infermiere. E' geloso del fascino che emana nei confronti del nipote, l'affetto e l'intesa forte che li lega e che di fatto lo esclude. Tutto questo fa sì che nonno e nipote siano costretti a scavalcarlo e che organizzino il piano perfetto a sua totale insaputa.
Il nipote è di fatto il braccio e il nonno la mente.
Un cuore molto malandato, una gamba rotta che non si rimette a posto non sono di ostacolo per arrivare in fondo alla salita che porta alla casetta sull'isola, se la motivazione è forte. Non è solo il desiderio di uscire da quella camera di ospedale, non è solo la voglia di passare del tempo 'libero' con il proprio nipote, non è solo trovare un ultimo legame con il proprio amore di una vita e riportare a valle qualcosa di tangibile, che non sia solo ricordo, che a quella donna lo connetta, proprio adesso che forse anche lui è arrivato al capolinea.
C'è qualcosa d'altro: La grande fuga, pubblicato postumo, ha il tono del regalo prima di andarsene.
Un regalo che, proprio perché così importante, ha meritato una confezione d'eccezione: le illustrazioni di Kitty Crowther.
Stark e Crowther sono in perfetta sintonia, come pane e burro.
E lo sono perché, nel fare libri, condividono un bel po' di cose.
Almeno sei in elenco, senza parole di commento. 
Per non ripetere cose già notate altrove, qui sia illuminante il 'solo' leggere e guardare. 

La prima è la capacità di andare in profondità con estrema leggerezza:


"Tirai fuori il barattolo. E tra le sue dita comparve per magia un cucchiaino che si era portato via dalla casa. Aprì la bocca e gli misi una punta di composta sulla lingua. Quando mandò giù aveva ancora gli occhi chiusi. 'Medicine?' chiese Adam, che stava arrivando con la sedia a rotelle. 'Qualcosa del genere' rispose il nonno. 'Per tenermi in vita ancora un po'."

La seconda è la serenità, tutta nordica, nei confronti della morte:


"Io rimasi seduto accanto al letto. Tenevo il nonno per mano. A un certo punto si addormentò. Lo guardai e pensai a tutto quello che avevamo fatto insieme. Aveva l'aria felice. Russava piano. Lo stesso rumore di una nave che avvia i motori per prepararsi a partire."

La terza è l'esattezza, figlia di una grande coerenza nella costruzione narrativa e nella definizione dei personaggi:



"Non avevo niente in contrario ad avere Adam come cugino, anche se solo per un giorno. Mi diede una gomma. Sono cose che si fanno, tra cugini. Per un po' masticammo in silenzio, ascoltando la radio e guardando fuori dal finestrino. Ogni tanto dicevo qualcosa del nonno. 'Qualche parolaccia non ti disturba troppo, vero? 'Credo di poterle sopportare' rispose Adam."

La quarta è la spiritualità, laica, secondo cui tutto può avere un'anima:


"'Tua nonna ha raccolto i mirtilli, li ha puliti, li ha fatti bollire, ci ha messo dentro la quantità giusta di zucchero perché non venisse né troppo aspra né troppo dolce, ha mescolato tutto e l'ha versata in questo barattolo. Ha dato alla composta il suo tempo. E i suoi pensieri. Quindi una parte di lei è qui dentro. Capisci?' 'Forse.' Non capivo, però forse un po' sì. Di sicuro capivo che secondo lui la nonna si trovava in qualche modo dentro la composta di mirtilli.'"

La quinta, connessa alla precedente e anche questa con solide radici nordiche, è la capacità di raccontare la meraviglia:


"Fu lì che lessi di un uomo che era rimasto morto molte ore per poi risvegliarsi. Era lui stesso a raccontare cosa aveva provato. Dopo aver come roteato lungo un tunnel buio, era arrivato in un posto inondato di luce. C'era perfino una figura che mostrava com'era. Si vedevano una roccia e, sullo sfondo, lo scintillio di una distesa d'acqua illuminata dalla luce intensa che pioveva dall'alto [...]. Presi la rivista e corsi da mio padre. 'Guarda qui!' esclamai trionfante puntando il dito. Il cielo c'è. Ora è dimostrato'".

La sesta è lo sguardo nei confronti dell'infanzia:
 

"E così ci finii sulla poltrona dell'interrogatorio. Mio padre si sedette di fronte a me e mi disse di guardarlo negli occhi. Non lo feci. Gli guardai le sopracciglia. Non si accorse della differenza."

Ecco. Sei elementi che sono condivisi da due giganti così
Che bel regalo, Iperborea.

Carla

giovedì 4 giugno 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SOCRATE NEL GIALLO


Jørn Lier Horst, scrittore norvegese nonché giallista affermato, ha scritto una serie di romanzi gialli per ragazzi ambientati in una tranquilla località costiera. La serie CLUE prende il nome dalle iniziali dei protagonisti: Cecilia, Leo, Une e il suo cane Egon. Cecilia è la figlia del proprietario di una pensione, Une ed Egon sono suoi amici da sempre, mentre Leo è appena arrivato con la madre, una nuova dipendente della pensione.
Il primo romanzo, ‘Il Mistero della Salamandra’, pubblicato ora da Salani, entra nel vivo già nella prima pagina, quando Cecilia scopre il cadavere di un uomo sulla battigia e immediatamente, oltre a essere impaurita, nota alcuni dettagli strani: la presenza di impronte vicino al cadavere e un tatuaggio misterioso, una salamandra, sul braccio del defunto.
Cecilia è una ragazzina sveglia, ancora colpita dalla recente morte della madre, annegata un anno prima in una località poco distante, e presto si fa coinvolgere dai suoi amici nelle indagini su questo strano naufragio: i tre giovani detective si chiedono per quale motivo quell’uomo si trovasse in mare in una notte di tempesta, perché qualcuno ne abbia ispezionato il corpo, senza avvisare nessuno, cosa possono significare i mozziconi di sigaretta lasciati da un osservatore sconosciuto. D’altra parte, la locanda di famiglia ospita una serie di personaggi sospetti: due brutti ceffi che continuano a ispezionare il luogo del naufragio, un improbabile turista danese, che porta lo stesso tatuaggio del morto, una coppia che non è tale.
La faccenda si fa sempre più oscura, tra ritrovamenti di pacchi di banconote e pedinamenti pericolosi, fino al finale concitato, di cui non posso svelare l’esito. Basti dire che quando tutto è finalmente risolto, una cliente abituale della pensione regala a Cecilia una foto che ritrae la madre poche ore prima della sua scomparsa, foto che suscita nella ragazza una serie di nuovi interrogativi; evento che ci fa pensare che questo manipolo di ragazzini vivrà altre avventure.
La trama dunque è questa e richiama per certi versi altre letture: la Banda dei Cinque della Blyton, oppure i libri della Ohlsson, che vedono tre giovani protagonisti intenti a risolvere misteri.
Nel nostro caso abbiamo, però, un classico impianto ‘giallo’: mistero, indizi disseminati con cura, indagini avventurose, deduzioni illuminanti.
Ha una struttura semplice, una narrazione veloce, che non si sofferma più di tanto personaggi, quanto sul dipanarsi dell’intreccio, mantenendo sempre un ritmo sostenuto e un racconto avvincente. Non presenta particolari difficoltà e lo vedrei bene letto per esempio alla fine delle elementari e all’inizio delle medie.
Eppure un qualcosa in più, rispetto a un giallo ben scritto, ce l’ha e lo regala un personaggio secondario, il Vecchio Tim, il pescatore che trovò il corpo della madre di Cecilia: è il riferimento a Socrate e alla frase celebre a lui attribuita, ‘so di non sapere’. Non è un’esibizione di erudizione da parte dell’autore, è una sorta di sottotesto, di filo conduttore ben celato: solo quando si è consapevoli dei propri limiti e della propria ignoranza, si è pronti ad acquisire alcune verità. Senza umiltà non c’è apertura verso il nuovo, l’ignoto, l’implausibile. Soprattutto, nessuno è estraneo ai dubbi, nessuno sa per certo se quello che sta facendo è giusto o sbagliato.
Il romanzo termina con una scheda dedicata al filosofo greco, mentore di tutti coloro che coltivano il dubbio.
Lettura d’evasione, ma non troppo, consigliata a giovani detective e possibili filosofi e filosofe.

Eleonora

“Il Mistero della Salamandra”, J. Lier Horst, Salani 2020



lunedì 1 giugno 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FACCIAMO CHE

Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, Barbro Lindgren (trad. Laura Cangemi)
Lupoguido 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI
 
"Facciamo che siamo due gorilla.
Io sono il papà gorilla
E tu sei il gorillino.
SÌ! IIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
ALLORA prendiamo QUESTA STRADINA,
FACCIAMO CHE SIAMO NELLA GIUNGLA.
DAI, Vienimi dietro.
SÌ! IIIIIIIIIIIIIIIIIIIII "

La mossa successiva è quella di sdraiarsi nell'erba, gorilla grande sopra e gorilla piccolo sotto perché a lui piace tanto stargli vicino e gli piace anche tanto il suo pelo, a tal punto da infilarcisi sempre sotto. Anche a costo di farsi schiacciare. Sì. E non finisce qui. Arriva lungo il sentiero un temibile coccodrillo. No, il coccodrillo sarebbe meglio di no. Ma il coccodrillo arriva lo stesso. Bisogna urlare. Urlare forte in modo che il gorilla grande possa rimettere tutto in ordine. Meno male. Al piccolo non resta che esultare per la forza dimostrata dal grande, per la sua velocità nel correre. E meno male che c'è. Arriva notte e bisogna dormire. La mossa successiva sarebbe quella di chiudere gli occhi entrambi, grande e piccolo. Ma al piccolo non riesce proprio.
Non c'è altro rimedio che tornare nella giungla dove un terzo gorilla è in agguato: il gorilla più grande del mondo li aspetta e forse sta per mangiarsi il piccolino... Forse.

Una delle motivazioni per le quali Barbro Lindgren nel 2014 vince l'Alma recita così: Con audacia linguistica e ricchezza di sfumature psicologiche, ha rinnovato non solo il libro illustrato per i più piccoli, ma anche la prosa narrativa surreale, la poesia infantile ecc. ecc.
Se si parte dall'audacia linguistica, mi pare che la scelta di questo titolo dadaista, per l'edizione italiana, si allinei perfettamente, confermando peraltro una scelta della stessa Lindgren che farcisce questo dialogo di urla analoghe. In realtà quando lo pubblica nel 1971 per la prima volta in Svezia, il titolo è più consueto e non prevede ventuno lettere i in sequenza. Fortunati noi.
Secondo punto della motivazione: la ricchezza di sfumature psicologiche.


La sfida è cronometrare quanto occorre a un lettore per capire chi si nasconda sotto le spoglie di questi due gorilla, uno grande e uno piccolo. Barbro Lindgren tace e mette in scena solo un atto unico; si limita a registrare i loro dialoghi. Nella quarta di copertina, l'editore italiano decide di svelare anche ai più distratti la relazione che lega i due.
Fratelli, dunque. D'altronde i capelli con la riga in mezzo non sono esattamente di moda tra i gorilla.
Relazione sempre complessa e variegata quella che li tiene insieme durante l'infanzia. Tuttavia un dato è comune a tutte le storie di sorellanza o fratellanza ed è incontrovertibile perché nella vita vera va proprio così: il senso di potere del più grande nei confronti del più piccolo. Predominio che si mescola a un senso di protezione e di difesa a oltranza che si potrebbe riassumere in una frase: "lui è mio fratello piccolo, non ti azzardare a toccarlo, perché posso picchiarlo solo io."
Nella realtà le sfumature possono essere diverse, perché le variabili in gioco sono molte, per esempio la distanza di età, il genere ecc. ecc. ma il senso di protezione e di potere intrecciati tra loro rappresentano la sostanza di questo tipo di rapporto, comunque.


Correttamente le va riconosciuta una capacità di leggere con occhio attento il pensiero e l'azione dei bambini e di farlo senza pregiudizio o giudizio. Un occhio e un orecchio sensibile che sanno cosa andare a registrare. E al posto della voce di un grande, la sua, si limita a riportare le esatte parole che potrebbe aver raccolto con un microfono nascosto, durante una serata qualsiasi in una casa qualsiasi. E in questo 'qualsiasi' si annida la sua bravura nell'aver colto non solo un dialogo fra due fratelli, ma possibilmente fra tutti i fratelli. Passati e futuri.
A questo si può aggiungere il fatto che la Lindgren sappia cogliere l'essenza non solo della fratellanza, ma dell'infanzia tutta e del gioco più in generale. 


L'infanzia si riassume tutta nella frase sugli occhi chiusi che non si vedono. Basta anche solo questo.
Il gioco è in quel continuo 'facciamo che'. C'è il nocciolo più profondo di cosa renda il gioco un'attività necessaria per l'infanzia (in realtà per l'umanità tutta), ovvero quella di raccontarsi storie, o meglio di creare storie quali palestre non pericolose per esercitare i propri sentimenti e mettere alla prova le proprie emozioni: paura, amore, coraggio...
Con il fatto che qui la Lindgren è autrice completa, le viene naturale mettere talvolta in felice dialogo silenzioso immagini e testo: come per esempio nell'immagine del fratello piccolo schiacciato dal maggiore e nelle parole che si auto assolvono. 
Per non parlare del disegno in sé, pieno di consapevolezza e nello stesso tempo di ingenuità. 


Sempre troppo pochi i libri della Lindgren che circolano in Italia. 
A parte la serie dei piccoli cartonati di Max, pubblicati da Bohempress e pensata per i piccolissimi, non c'è altro. Per ora non ci sono stati editori coraggiosi abbastanza per pubblicare quel piccolo capolavoro che è Titta Hamlet. Facciamo che qualcuno lo pubblica?

Carla