venerdì 20 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RUMORI FUORI SCENA  

Il grande debutto, Eva Francescutto, Alberto Lot 
Minibombo 2020 




ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

" 'Forza, prepariamoci: tra poco si va in scena! 
'Di già? Ma io non sono ancora pronta!' 
'Fai in fretta, allora! A breve saremo sotto i riflettori...' 
'Noi arrossiamo al solo pensiero!' " 

Nel buio più pesto tutti fremono, dalle loro diverse postazioni, per quello che si annuncia imminente: il loro debutto. 
Di certo un brivido corre sulla loro pelle. 
Andare in scena, passare dal nero più fitto, dal bisbiglio fra colleghi, alla luce dei faretti e al recitare la propria parte è questione di un attimo. E questi sono i dialoghi sempre più serrati, sempre più emozionati tra tutti gli interpreti: da quelli più avvezzi e 'stagionati', a quelli più freschi, di primo pelo, alla loro prima esperienza. 
Ci sono, come accade in ogni orchestrazione scenica, i protagonisti in primo piano, che occupano gran parte dello spazio, ma sul fondo ci sono anche le ultime arrivate, le più giovani che, per superare la loro fragilità emotiva, si serrano l'una vicino all'altra. 
La tensione nell'aria si taglia col coltello.


Da una parte, il pubblico in sala. Curioso, affamato di storie e in trepidante attesa. 
Dall'altra, loro: ognuno diverso, ognuno con le proprie caratteristiche, ma tutti indistintamente preparati a concedersi, a offrirsi -anima e corpo- a chi vorrà assaporare quella precisa esperienza artistica, insomma a tutti quelli che avranno voglia di gustarsi l'opera. 
Ah, vita dura quella degli artisti! 

Dire o non dire, questo è il dilemma. Per non rovinare la suspense di un debutto. 
Cose che si possono dire su come questo libro è fatto: 
1) ha tutte le doppie pagine dello stesso colore, nero. 
2) Ogni doppia pagina nera contiene brevi dialoghi 
3) che sono scritti in colori diversi e 
4) posizionati in punti diversi della pagina. 
5) Le frasi che compongono i dialoghi sono semplici e 
6) talvolta sono modi di dire presi dalla consuetudine, quelli che si potrebbero definire, senza offesa, frasi fatte. 


7) I dialoghi denunciano una tensione crescente, commisurata alla circostanza di partenza, ossia gli ultimi momenti prima di un debutto. 
8) Come in ogni spettacolo, gli attori restano celati allo sguardo del pubblico, fino all'attimo in cui si accendono le luci. Tutto comincia e si va in scena. 
Ecco, partiamo da qui per dire che un albo illustrato non è poi molto diverso da una messa in scena, teatrale o cinematografica che sia. 
Non è casuale che i due autori del libro si siano spartiti i ruoli come segue: Eva Francescutto ha curato i testi, ossia si è premurata di mettere in condivisione con il pubblico (dei lettori), i rumori fuori scena, mentre Alberto Lot ha curato il resto, quindi i costumi, le luci e tutto quello che attiene alla messa in scena, o forse sarebbe più corretto dire la mise-en-page. 
Ogni doppia pagina ha come obiettivo quello di farci vedere qualcosa che sta capitando su un palcoscenico ideale che è disegnato. 
E quell'istante che occorre per girare la pagina diventa silenzio nelle parole e nelle figure e può preannunciare un cambio di scena, un'entrata o un'uscita di altri protagonisti. Ed è esattamente quello che succede qui: le voci diverse si intrecciano in modi diversi e se a una prima lettura tutto sembra un po' oscuro, una volta svelato il mistero che si nasconde, il divertimento si moltiplica e soprattutto ogni singolo frammento trova una sua precisa ragion d'essere per comporre uno spettacolo unico. 
Per cui i colori diventano significanti e la posizione dei dialoghi all'interno della pagina altrettanto strategica. 


Questo, nella pratica, cosa provoca? 
Che quel libro lo rileggi immediatamente dopo averlo chiuso per controllare che davvero tutto vada a posto, e poi lo rileggi ancora perché capisci che di cose da scoprire ce ne sono ancora e ancora. 
Ed è questo uno dei meriti che certi libri dimostrano di avere, ossia quello di stupire e quindi di 'spostare', anche di poco, il punto di vista del lettore. 
In sostanza il pensiero del lettore si è mosso dalla sua posizione di partenza. 
Ovviamente questa prerogativa non dimostrano di averla tutti i libri, ma quelli ben fatti sì. 
E altrettanto ovviamente può presentarsi a livelli di complessità anche molto diversi tra loro. 
Quando questo capita nei libri di Minibombo che, per scelta editoriale, parlano ai più piccoli, capita di arrivare ignari fino a un passo dalla fine per poi stupirsi all'ultimo - di solito si scoppia anche a ridere nello stesso momento - per sorprese molto semplici, ma non per questo meno efficaci. 
Qualche volta, e sono le mie preferite, allo stupore si aggiunge anche un brivido di perfidia. 
Ma questa è un'altra storia. 

Carla

mercoledì 18 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MEMORIA


Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001, poi ristampato, insieme agli altri tre romanzi collegati, nel 2014 nel volume dal titolo ‘L’isola lontana. Quadrilogia della memoria’, esce ora nella nuova collana Universale economica Feltrinelli ragazzi col titolo ‘Un’isola nel mare’, pubblicato dall’autrice svedese Annika Thor nel 1996.
Ispirato alle vicende della madre dell’autrice, il romanzo è ambientato su un’isola svedese di fronte a Göteborg che nel 1939 ospitò diversi bambini ebrei per sottrarli ai rastrellamenti che avvenivano nell’Europa occupata dai nazisti. La protagonista è l’undicenne Steffi, che, con la sorellina Nelli, si trova catapultata in un mondo completamente diverso dal suo: figlie di ebrei benestanti di Vienna, dove il padre esercitava la professione medica e la madre era cantante d’opera, si trovano nelle case modeste di famiglie di pescatori, dove tutto è dignitosamente povero, dal cibo ai vestiti.
Le due bambine sono convinte che si tratti di passare un’estate lontane dai genitori, ma mese dopo mese diventerà sempre più evidente che per i genitori sarà difficile se non impossibile espatriare.
Nelli, la più piccola, non ha difficoltà ad ambientarsi, inserita in una famiglia numerosa guidata da ‘zia’ Alma. Steffi va a vivere da zia Marta, una donna matura, poco loquace e fervente cristiana.
L’autrice mostra tutta la sua abilità nel mostrarci la vicenda attraverso gli occhi di una bambina, che poco comprende delle tragiche vicende che stanno sconvolgendo l’Europa: sa che i nazisti rappresentano il Male in Terra, ma crede che non sia troppo difficile sfuggirgli per espatriare tutti insieme in America.
Passano le settimane e i mesi e Steffi si sente sempre più abbandonata, non riesce a legare con le sue coetanee, che, per altro, la scherniscono. Anche la famiglia che generosamente la ospita non sembra in grado di colmare il vuoto affettivo che affligge la bambina, anche se il marito di Marta, il pescatore Evert, cerca di rassicurarla e proteggerla. La guerra si fa sempre più vicina, la Germania invade la Norvegia, la speranza di rivedere i propri genitori diventa sempre più flebile; nonostante questo s’intravede un briciolo di futuro da cui poter ripartire.
L’autrice, che attinge alle memorie familiari, riesce a dar conto del punto di vista ingenuo di una ragazzina e con grande abilità guida l’evoluzione dei personaggi, il loro arco narrativo, rendendoli via via più credibili: con gli occhi di Steffi, il lettore scopre i drammi, i legami, le piccole miserie di un mondo semplice, ma capace di grande generosità. Nello stesso tempo, lo straniamento della protagonista prende corpo in una lingua, in una religione diverse da quelle di partenza, così come sembrano all’inizio inaccettabili le durezze di una vita povera.
Lontano da qualsiasi retorica, lontano dalle tragedie più estreme provocate dall’affermazione del nazismo in Europa, il romanzo rende conto delle storie drammatiche di chi, seppur sfuggito ai campi di sterminio, ha visto stravolta la propria vita e il proprio futuro, ha sperimentato sulla propria pelle l’antisemitismo strisciante presente ben oltre i confini tedeschi.
La tetralogia de ‘L’isola lontana’ ha vinto lo ‘Jugendliteraturpreis’ in Germania.
Vale la pena riprendere in mano questo romanzo, e i suoi seguiti, per la delicatezza e l’intelligenza con cui sono trattati le grandi tragedie della Seconda Guerra Mondiale, gli eroismi e le crudeltà, la difficoltà di crescere in un contesto dominato dall’incertezza e dalla paura.
Lettura adatta a lettrici e lettori che abbiano almeno undici anni.

Eleonora

“Un’isola nel mare”, A. Thor, Feltrinelli 2023



lunedì 16 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E IL CANE INCONTRO' L'UOMO

Jack London, Nicolás Arispe (trad. Mirta Cimmino) 
#Logosedizioni 2022 

©Nicolás Arispe

ILLUSTRATI 

"Si procurava da mangiare frugando nell'immondizia e beveva l'acqua sporca dei rigagnoli. Trovava rifugio negli angoli più appartati. Lontano dal trambusto si sentiva al sicuro. Forse fu per questo che, quando lo rapirono, lo sorpresero profondamente addormentato." 

Era un cane abbandonato dalla nascita che vagava per una grande città senza che nessuno si accorgesse di lui. Fino al giorno in cui fu portato via e rinchiuso insieme ad altri cani in un edificio molto strano in cui era in atto un importante esperimento. 
Perché socievole e soprattutto intelligente, fu il prescelto ed è in quel momento che ricevette il nome Jack London. Fu fatto salire in un razzo e spedito nello spazio dove le ricerche e gli esperimenti diedero i loro frutti. 
Gli scienziati, a quel punto, considerarono la missione conclusa e Jack London fu abbandonato al suo destino. Ma, diversamente da Laika, apparentemente, la sua navicella non continuò a orbitare nello spazio, ma si andò ad appoggiare in un luogo tutto nuovo, tutto diverso. 
Per Jack London stava cominciando una vita tutta nuova, tutta diversa. 
Forse. 

Nicolás Arispe ha una dote che rende sempre interessanti i suoi libri
La capacità di dare un valore universale, esemplare, al suo sguardo. 
Il racconto diventa archetipico, simbolico.
Nel caso di Jack London la questione ha evidentemente a che fare con il rapporto tra uomo e cane, uno dei rapporti più antichi, più complessi e più mutevoli in cui l'umanità intera - dalla letteratura alla vita vera - ha spesso e volentieri dato scarsa prova di sé. 
Il fatto di aver scelto come suo alter ego London, oltre a essere un omaggio al romanziere, trova una sua ragion d'essere nella poetica dell'autore americano. 
E in questo senso, come già in libri come Il richiamo della foresta o Zanna Bianca per esempio, dietro la relazione uomo/cane si può leggere in trasparenza anche il modo in cui l'uomo si pone di fronte alla natura. 
Ma è su quella tra cane e uomo che forse qui ha più senso fermarsi. 
Arispe per dare profondità a questo tipo di legame mi pare faccia riferimento a due elementi importanti del nostro immaginario: da una parte la canetta Laika presa e spedita nello spazio e poi lasciata al suo destino, perché non si sapeva come far tornare nell'atmosfera e sulla terra una navicella e dall'altra, lo abbiamo appena detto, nel battezzare con il nome Jack London quel randagio socievole e intelligente, vuole alludere a tutti i cani dei romanzi e racconti dello scrittore americano e sembra condividere con lui l'idea della wilderness, il mondo ancora 'vergine'.
In entrambi i casi, quello reale e quelli letterari, la figura umana non ne esce a testa alta. 
Peraltro fin dalla prima pagina, Arispe si schiera: il cane era stato abbandonato alla nascita e da quel momento in poi nessuno si è preso cura di lui. 
Vive circondato dall'indifferenza generale. 
Sottigliezze come il bisogno di dargli un nome (anche se molto evocativo) possono essere lette come ulteriore segno di una prepotenza forte, che nella immagine si fa ancora più esplicita. 

©Nicolás Arispe

Nella medesima direzione vanno anche quelle frasi che alludono alla necessità di 'usare' un cane laddove l'uomo rischierebbe troppo 'un'avventura in cui nessun umano avrebbe mai osato lanciarsi...' 
A missione spaziale ultimata, torna l'indifferenza, quella di partenza, ma con un'aggravante ulteriore: ora l'animale non è più libero di cercarsi cibo e acqua per vivere e di dormire al riparo dalla confusione. 
Ed ecco che l'altro nodo della questione si presenta: la libertà e il suo prezzo. 
E' qui che Arispe prende una strada inaspettata per continuare la sua storia e la racconta con i toni londoniani: la navicella arriva a fermarsi in un luogo che pare proprio la terra. 
Contemporaneamente nuovo, altri suoni, altre forme, altri colori, ma anche familiare. 

©Nicolás Arispe

Il cane girovaga e noi lo seguiamo con lo sguardo che - analogamente a quello del cane - riconosce boschi e foreste e radure. Una natura potente. Ma quel luogo non è nuovo, visto che si riesce anche a leggerne la storia, il passato, in quel teschio di T-Rex. 
Il cane impara ad abitarlo da primo e unico cane: va a caccia di fenicotteri per nutrirsi. E al fiume per bere. 
Ed è esattamente qui, tra una sponda e l'altra (a proposito di simbologie...), che avviene l'incontro. L'incontro con l'uomo: il primo uomo. Di fronte al primo cane, in quel mondo primordiale. Accidenti, quanto è forte l'eco delle atmosfere di London in questo sguardo.
E poi, di come sono andate le cose lo sappiamo... 
Arispe, però, a questo punto crea un meraviglioso corto circuito mentale: il cane che noi sapevamo abitante di una metropoli, piena di persone che si muovono frettolose, ora è sulla riva del fiume e ha davanti il primo progenitore di quelle persone. 
Ma ha anche davanti il suo passato, lui stesso è contemporaneamente un cane di oggi ma anche il primo cane sulla terra. 
Ed ecco che anche l'assunto di partenza trova una sua verifica: i toni della storia di un solo cane, il cane Jack London, sono diventati come per incanto universali e in qualche modo esemplari, e dicono cose in cui ognuno di noi riconosce una piccola porzione di sé. Anche senza aver avuto mai un cane intorno. 

©Nicolás Arispe

Tirando le somme, a voler leggere oltre e con un po' dei romanzi di London in testa, si può dire dire che noi siamo la risultante di tutto il tempo che è stato finora? 
Si può. Si deve.

Carla

venerdì 13 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


FUTURO PROSSIMO


Con una solidissima preparazione scientifica e un’interessante carriera come divulgatrice, Madeleine Finley approda al libro illustrato divulgativo con ‘Coleotteri per colazione e altri strani e fantastici modi per salvare il pianeta’, con le illustrazioni della coreana Jisu Choi. Il libro, tradotto da Alice Casarini è pubblicato in Italia da Camelozampa.
L’intento del volume, ottanta pagine fitte fitte di informazioni, è duplice: raccontare le non poche problematicità del nostro Pianeta e, nello stesso tempo, dar conto delle soluzioni, realistiche o meno, futuribili, improbabili, che in questi anni si stanno sperimentando in diversi settori cruciali: la produzione di cibo e di energia, la diminuzione dell’impatto del riscaldamento globale e della sovrappopolazione. Tematiche molto impegnative che possono diventare anche divertenti quando ci si inoltra nelle minuziose illustrazioni che suggeriscono il modus operandi delle diverse invenzioni.
Il libro è organizzato in nove capitoli, con ambientazioni diverse, in casa e fuori casa; in ciascuno di essi vengono enunciate delle problematiche e, a seguire, una serie di soluzioni che, per quanto possano apparire strampalate ad uno sguardo superficiale, sono in realtà oggetto di sperimentazione.


Gli argomenti sono tanti e vanno dalla ricerca di fonti di energia alternative e che quindi non comportino l’emissione di anidride carbonica, al problema della sussistenza di miliardi di esseri umani, con la sperimentazione di fonti proteiche diverse: insetti, alghe, funghi; l’utilizzo delle deiezioni animali e umane per la produzione di energia; la progettazione di materiali da costruzione provenienti dal riciclo; le sperimentazioni per ripulire gli oceani dalla micro plastica o per difendere le città costiere dal probabile innalzamento del livello dei mari. Insomma, moltissimi argomenti, che si intrecciano fra loro in una fitta rete di idee e invenzioni che forse in futuro aiuteranno l’umanità a sopravvivere a se stessa.
Le illustrazioni in questo contesto sono fondamentali, sia per alleggerire il testo denso anche di riferimenti tecnologici, sia per provare ad immaginari scenari futuri. La coreana Jisu Choi, qui al suo primo libro illustrato, ha un’impostazione grafica che nelle tavole di introduzione dei capitoli, più complesse, è squisitamente geometrica, con un susseguirsi di linee rette e schematismi; ma in altre tavole il rapporto fra testo e immagine è simile a quello che spesso si vede nei libri di divulgazione, in cui il testo richiuso in una porzione di pagina viene esplicitato dalla corrispondente illustrazione. Le rappresentazioni di ambienti domestici, cittadini, di case, parchi, strade sono ricchissime di dettagli, di personaggi umani e animali, di vetture, costruzioni, razzi, macchine che, proprio per non essere vincolate al realismo, assumono le forme più bizzarre.
Il lettore e la lettrice alle prime armi, dai sette otto anni in poi, trovano nella vivacità e nella ricchezza delle illustrazioni un aiuto per affrontare temi così complessi; i bambini e le bambine più grandi possono trovare infiniti stimoli per comprendere i cambiamenti del mondo in cui vivono e per adottare, magari, uno stile di vita differente.


Certo, da questa rappresentazione delle problematiche del Pianeta non si evince la drammaticità della situazione e il costo, in termini di vite umane e di biodiversità, del nostro modello di sviluppo; ma è giusto così, è importante che le giovani generazioni abbiano una visione aperta della soluzione dei problemi economici e ambientali, strettamente connessi; non possiamo che confidare in loro, per immaginare un mondo migliore.

Eleonora

“Coleotteri per colazione e altri strani e fantastici modi per salvare il pianeta”, M.Finley, ill. J. Choi, trad. A. Casarini, Camelozampa 2022



mercoledì 11 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MANO DI TALLEC

Il libro degli alberi e delle piante da scoprire, Olivier Tallec 
(trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2022 



 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Un giorno vorrebbe diventare un acero canadese, quello dopo un melo della Normandia e poi d'un tratto vorrebbe essere un abete in pieno inverno! Dato che cambia idea più volte al giorno , ai suoi piedi si possono trovare pere, altre volte arance, e perfino una noce di cocco." 

Nel prezioso catalogo delle piante e e degli alberi da scoprire questo albero risponde al nome di Albero Indeciso. Si presenta con un robusto tronco da cui si dipartono rami di quercia, in autunno, di abete, in inverno, di pino e di palma probabilmente in estate e primavera. A coronamento dell'alto e possente fusto, una folta chioma verde. Sul terreno che lo circonda effettivamente sono visibili mele e pere e una singola noce di cocco. Perplessi, e chi non lo sarebbe, un pappagallo sulla palma e un merlotto sulla quercia. L'unico che non pare stupefatto, anzi avvezzo alla raccolta sotto quell'albero, è un ragazzino. 
I suoi occhi socchiusi e il gesto sicuro della mano sembrano dire: più ce n'è, meglio è. 

Effettivamente i ventiquattro diversi tipi di piante e alberi che si presentano in questo originale catalogo sono tutti da scoprire: il Rovesciato, la Palma Baffuta, il Calziniere, il Pino Spazzolino. 
Le belle cose che succedono in questo libro sono quelle che già sono state messe a fuoco tutte le volte che si apre un libro di Olivier Tallec.


La prima: la sua capacità di mettere nei suoi personaggi sempre espressioni o posture precise che ne caratterizzano lo stato d'animo. E di farlo, a volte, con piccolissimi tratti, davvero poco più che un baffo di matita che però ha il pregio di essere perfetto, come chiave di lettura, per attirare il lettore ad entrare in confidenza con lo scoiattolo, il coniglio o il pappagallo, il ragazzino di turno. 
La seconda è la ben nota ironia. Ma ci torniamo tra un momento. 
La terza è la cura per il dettaglio. Piccole cose come i capelli del bambino che legge sull'Albero capovolto o i fiori dell'Albero Gelato, le mutande del pirata... 
La quarta, quella di saper parlare una lingua che tutti - grandi e piccoli - capiscono e apprezzano, anche se magari per aspetti diversi. 
La quinta è, ovviamente, la qualità del disegno.
 

Su questo forse val la pena notare, al di là del segno, la capacità di far parlare il colore, tavola dopo tavola. Per non parlare della luce e dell'ombra. 
Sull'ironia, che -visto il tema - per forza troverà un suo canale naturale in alcune affinità formali e sulla grande qualità del disegno Tallec qui fa anche un passo ulteriore. 
La sua sottile arte di mettere bonariamente in ridicolo i suoi personaggi per far sorridere il lettore, qui gioca una carta ulteriore che ha a che vedere con 'la forma delle cose', appunto. 
Il fatto di aver voluto creare un catalogo di piante e alberi che devono ancora essere scoperti, mette Tallec necessariamente nella condizione di doversi confrontare con la loro forma. 
Quindi l'ironia che nei suoi libri precedenti nasceva dalla relazione/scontro tra testo e immagine qui deve seguire una strada ancora più precisa: l'albero, per come lo vediamo, deve offrirsi al nostro sguardo con una forma 'alterata' che però ne conservi la sua riconoscibilità. E così arriva l'Albero Spazzolino, l'Albero Capovolto, la Palma dei Pettini, il Cactus Appendiabiti e il Salice dei Calzini piangenti. 
In questo caso il lettore deve per forza pensare e mettere a fuoco per un attimo, diciamo, l'albero originale, e poi riconoscerne la metamorfosi. E solo dopo può ridere.


Per intenderci, un saguaro è davvero molto simile e un appendiabiti. Un albero capovolto è un albero con la chioma a terra. 
Uno scatto ulteriore Tallec lo fa, usando il registro dell'assurdo, e così arriva l'Albero Martello, la Quercia Scala e altri. La tipologia dell'albero cui allude è ormai così tanto lontana dal suo omologo originale che il lettore pensa meno, ma ride di più per la stramberia dell'associazione mentale che Tallec gli sta suggerendo. 
In qualche modo questi due modi di mettere in relazione l'immagine e la parola sembrano seguire direzioni inverse. Per spiegare: il Pino Spazzolino nasce come immagine e il testo ci gioca. Mentre la Quercia Scala parrebbe piuttosto nascere da un'idea di testo in cui si racconta che al cinquantesimo gradino scappa la pipì per cui, con una certa ansia, tocca scendere. Il disegno, peraltro magnifico, ci gioca andandogli dietro. 


Poi però si arriva alla pagina del Pioppo Coperta. E lì succede un'altra cosa ancora: ad evidenza non è la forma del pioppo che suggerisce a Tallec l'idea della coperta, né tanto meno si ride per il paradosso di avere un albero in cui tutti gli animali vogliono andare in letargo, ma scarseggiano i posti. 
Qui esce la mano di Tallec, un altro Tallec: il Tallec affettuoso. 
Quel Tallec che in ogni suo libro è stato capace di trovare un modo di dimostrarsi accogliente, caldo, confortevole, tenero, ma soprattutto vicino e benevolo nei confronti dei suoi piccoli lettori (e anche un po' dei grandi). 

 Carla

lunedì 9 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


ARBORETUM


Dopo ‘Animalium’, ‘Botanicum’  e ‘Fungarium’, Katie Scott ritorna con un altro grande repertorio, i cui testi sono scritti da Tony Kirkham, curatore della vastissima collezione arborea del Royal Botanic Gardens a Kew: ‘Arboretum. Il grande libro degli alberi’, pubblicato questa volta da Rizzoli.
Il libro è dedicato alle foreste e ai loro principali protagonisti, gli alberi. Innanzitutto, la parola arboreto indica un giardino che riproduca e conservi le piante e gli alberi di un determinato habitat.
Come nei precedenti libri illustrati da Katie Scott, il libro è concepito come fosse la riproduzione di un Museo di Storia naturale, i cui capitoli corrispondono alle diverse sale.
Nel nostro caso, sono individuate cinque diverse zone climatiche: quella delle foreste di conifere, delle foreste di latifoglie, foreste mediterranee, foreste tropicali umide e foreste tropicali secche, cui si aggiunge un capitolo dedicato ai giardini.
Ciascun capitolo si apre con una descrizione degli habitat, cui si affianca una tavola che lo rappresenta come se fosse contenuto in una teca. Seguono poi le descrizioni delle diverse specie arboree, affiancate da tavole che raffigurano foglie, fiori, cortecce e così via.


Come negli altri libri, l’impostazione è tradizionale, sia dal punto di vista espositivo che da quello delle illustrazioni, che si rifanno alla grande tradizione dell’illustrazione naturalistica, votata alla descrizione puntigliosa del soggetto rappresentato.
Se, dunque, non abbiamo grandi innovazioni, tuttavia questo libro ha degli indiscutibili punti di forza: innanzitutto, l’attendibilità e la cura del testo, cui si affiancano interessanti osservazioni sullo stato di conservazione dei diversi habitat e la funzione che in essi svolgono gli alberi, dalle specie pioniere ai grandi alberi ultra secolari. Scopriamo che solo il 20% della foresta tropicale africana è ancora intatto, mentre nel bacino del Mediterraneo oltre il 70% del patrimonio vegetale di questa area, in cui viviamo, non esiste più.
Dunque non solo una descrizione neutra delle zone climatiche e dei loro abitanti, ma anche un appassionato appello ad amare e conservare quel che resta dell’immenso patrimonio naturale in cui abbiamo la fortuna di vivere.
Il secondo punto di forza è rappresentato dalla accuratezza e dalla bellezza delle illustrazioni, che non rispondono allo spirito di una wunderkammer, quanto alla resa di oggetti naturali, rappresentati in tutta la loro poetica bellezza: l’illustrazione naturalistica tradizionale non è solo rappresentazione realistica dell’oggetto naturale, è comunque invito alla scoperta del dettaglio, dell’armonia cromatica, delle segrete geometrie della natura. Non l’invenzione di forme, quanto la suggestione della bellezza del reale.
Anche se il tema relativo agli alberi, in modo più o meno serio, è al momento abbastanza inflazionato, consiglio caldamente la lettura di questo libro a quanti, grandi e piccoli, siano affascinati dal mondo naturale e lo vogliano conoscere meglio.

Eleonora

“Arboretum. Il grande libro degli alberi”, T. Kirkham e K. Scott, Rizzoli 2022



venerdì 6 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CONOSCERE E NON CONOSCERE

Le ragazze. Sette fiabe, Annet Schaap (trad. Anna Patrucco Becchi) 
La Nuova Frontiera 2022 



NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni) 

"La mattina seguente quindi la ragazza si alzò dal letto, fece la borsa, diede un bacio al ranocchio (senza sortirne alcunché) e se ne andò. La palla d'oro se la portò dietro. Camminando si guardava bene intorno. Davanti alla maggior parte degli uomini tirava dritto, ma di fronte ad alcuni esitava e guardava meglio. Se le piaceva ciò che vedeva, faceva cadere la palla d'oro dalle mani in modo volutamente maldestro. Questa rimbalzava sui mattoni e rotolava oltre il marciapiedi o nel fossato." 

Poi lanciava un gridolino, ma nessuno dei principi la notava, e men che meno si accorgevano della sua palla d'oro. Solo un paio la raccolsero e gliela restituirono per poi andarsene, dicendo 'Fai attenzione tesoro, sembra preziosa'... Lei in realtà viveva con un ranocchio. Un ranocchio gentile con il quale si erano già baciati svariate volte, alcune delle quali con anche una certa soddisfazione, ma lui ogni volta ranocchio restava. E verde. Come se non fosse ancora pronto. Quando all'ennesimo lancio di palla a riportargliela fu un principe dai grandi occhi marroni, lei si convinse che forse quella era la volta buona.
 

Nel caffè dove andarono a bersi una cosa insieme per conoscersi un po' meglio però accadde qualcosa. Nulla di grave - all'apparenza - solo qualche consiglio non richiesto su come portare i capelli e quanto zucchero e dolci mangiare in un giorno. Il fatto è che questa lieve pressione sulle sue abitudini e sul suo modo di essere diventò per lei sgradevole al punto che riprese la sua borsa e con una scusa lo piantò in asso. A casa, ad aspettarla, c'era il suo mondo di sempre, quello che la accettava senza richieste. Insomma, piacevole. Ranocchio compreso. 

Il ranocchio è uno dei racconti che partono da altrettante fiabe classiche. Annet Schaap li costruisce su impalcature conosciute:Tremotino, Cappuccetto, Hänsel e Gretel, Barbablu... 
La rivisitazione degli archetipi è un'operazione che, se fatta con cognizione di causa, è davvero interessante. Occorre, per prima cosa, dimostrarsi capaci di usare solo alcuni snodi determinati che sono nell'immaginario comune. E poi da lì partire. E non tutti lo sanno fare; lei sì. E lo ha già dimostrato anche con Lucilla. 
Intorno a questi punti chiave è interessante notare come la Schaap sia in grado di ancorare un impianto narrativo di tutt'altro genere, che però - proprio perché quegli snodi hanno valore archetipico - rendono il racconto più 'robusto' nella percezione del lettore. 
La circostanza che alcuni punti d'avvio oppure alcuni passaggi riconoscibili delle fiabe si manifestino o, per meglio dire, si intravedano dietro una trama diversa fa sì che il lettore si senta compartecipe alla narrazione stessa. E nello stesso tempo si trovi in una situazione straniante. 
Lui, contemporaneamente, conosce e non conosce. 
Parliamo del conoscere: nel momento in cui si sente al sicuro perché già sa di Cappuccetto o di Tremotino, o riconosce il lupo, scatta un curioso meccanismo di 'alleanza e complicità' tra chi scrive e chi legge, che si basa su un sapere condiviso. 
Accade un po' quella stessa cosa che rende felici i bambini piccoli quando leggi loro una storia che già conoscono. La abitano con maggiore tranquillità. 
In questa prospettiva, molte volte la rivisitazione in chiave contemporanea delle fiabe classiche ha utilizzato queste ultime come trampolino di salto per andare a raccontare ben altro. 
D'altronde i titoli dei singoli racconti ne sono lo specchio fedele: tutti alludono a qualcosa di noto, che però è sempre un po' diverso: Motino, Blu, Biscotti, Lupo, Addormentata... 
Bella idea: un brillìo che illumina la strada che poi, girata la pagina, ridiventa buia e tenebrosa. 


Con la dovuta inquietudine. 
Ecco. Ed è qui che si parla dell'altro lato della faccenda: il non conoscere. 
Niente a che vedere con quelle riscritture in chiave burlesca con l'inversione dei ruoli o dei personaggi, o con i finali alternativi. Qui si parla di qualcosa di molto più serio e profondo. Di qualcosa che scuote parecchio e va a frugare ed esplorare ben dentro. 
Annet Schaap in questo senso da quel trampolino spicca un salto ben alto. Ragione per la quale la lettura di queste sette 'riletture' deve prevedere una bella maturità acquisita da parte del lettore. E una consapevolezza di sé con qualche radice già bella profonda. 
E a proposito di consapevolezza, non si può non notare che Annet Schaap abbia scelto una sorta di filo rosso che le tiene insieme e che nel titolo trova una sua sintesi: si tratta di sette storie che hanno per protagoniste i personaggi femminili delle fiabe, lei in particolare ha trovato una facile immedesimazione nella giovane che fatica con il Signor Motino, da cui però immediatamente si liberano per raccontare il loro essere nella contemporaneità, e diventare appunto ragazze. 
Difficoltà, incertezze, determinazione, rispetto, desiderio sono solo alcune delle questioni messe sulla pagina. 
Intorno a loro ruota della varia umanità che porta con sé pregi e difetti, forze e debolezze. 
La complessità delle relazioni, le difficoltà delle esistenze costituiscono i nodi che le singole protagoniste sono chiamate a sciogliere. 
E noi, con loro. In questa curiosa e a giustamente scomoda alternanza tra noto e perturbante. 

 Carla

mercoledì 4 gennaio 2023

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

UN BRICIOLO DI OTTIMISMO


Dopo un anno, al seguito di altri due segnati dalla pandemia, che ci ha lasciato in eredità i tempestosi venti di guerra, una situazione economica preoccupante e il nulla di fatto sulle tematiche ambientali, dei libri che ci lascino il sapore fresco dell’ottimismo sono quasi obbligatori.
A svolgere questo compito ci pensa il pluripremiato scrittore canadese Jean-François Sénéchal con i due romanzi dedicati a Chris e Chloé, entrambi tradotti da Claudine Turla e pubblicati da Giralangolo.
Incontriamo entrambi i personaggi nel primo romanzo, ‘Semplice la felicità’, pubblicato nel 2020; ma a raccontare la propria storia in prima persona è Chris, che il giorno del suo diciottesimo compleanno scopre che sua madre se n’è andata. Tutta la narrazione non è che il racconto che Chris immagina di fare a sua madre, in attesa di un suo ipotetico ritorno. Certo l’inizio è abbastanza sconvolgente: la madre è, infatti, il suo unico vero punto di riferimento: il padre è andato via poco dopo la sua nascita. Il diciottenne Chris è un ragazzo particolare: per usare una sua espressione ‘è in ritardo con la testa’. Di sicuro la sua visione del mondo e dei rapporti umani è semplificata, ma questo non gli impedisce di costruirsi un proprio ruolo nel mondo, ovvero all’interno della comunità che lo accoglie e lo protegge.
In primo luogo la signora Sylvester, proprietaria del palazzo in cui vive e che lo nomina ‘portiere’: si occuperà della pulizia e della manutenzione degli appartamenti, cosa che lo renderà economicamente autosufficiente, o quasi. Per il resto ci sono i lavoretti da fare in giro, sotto la supervisione di Joe. Poi c’è Jessica, la bellissima ragazza, con sogni di gloria, che gli dà il primo bacio sulla guancia; e il bullo Luc Boutin, innamorato di lei, e improvvisamente diventato l’angelo custode di Chris. Insomma, un’intera comunità stretta intorno ad un ragazzo che deve muovere i suoi primi passi da solo nel mondo. Oltre questi, ci sono gli altri amici, quelli come lui ‘in ritardo’: Felix e Chloé, cui Chris costruisce dei perfetti manichini per i berretti e le sciarpe che lei espone con grande successo al mercato rionale. Chloé è una persona positiva, che non si scoraggia mai, sostenuta da una madre onnipresente. Proprio lei farà nascere in Chris un sentimento diverso, mai provato prima, l’amore.


L’amore fra Chris e Chloé è al centro del secondo romanzo, ‘Semplicemente due’: i due ragazzi, così pieni di ingenuo entusiasmo per la vita, vanno a vivere insieme e un passo dopo l’altro costruiscono il proprio futuro, con nuovi lavori per Chris, nuove incombenze, il ritorno insperato del padre di Chris , fino alla svolta rappresentata dalla gravidanza di Chloé, che getta nello scompiglio la loro comunità di parenti ed amici. La madre della ragazza è travolta dall’ansia e anche nella mente di Chris si affaccia il pensiero che anche suo figlio potrebbe essere ‘in ritardo’. Intanto, intorno alla coppia di ragazzi, si alternano vicende felici e tristi: Joe si ammala, Jessica riesce ad ottenere delle piccole parti in alcuni film; la signora Sylvester torna , per poco, in Inghilterra, per raccogliere l’eredità della donna da lei amata in gioventù.
Raccontati così, questi romanzi potrebbero sembrare come storie rassicuranti, dal tono quasi fiabesco. In realtà il vero punto di forza è rappresentato dal modo di raccontare il mondo attraverso gli occhi e la mente di un ragazzo che con fatica affronta il trauma dell’abbandono e, un pezzo alla volta, si appropria del mondo che lo circonda. La sua semplicità e la sua ingenuità rendono trasparenti le dinamiche interpersonali, costringono gli altri a raccontarsi la verità sui propri sentimenti. Non è il primo romanzo che evoca la rete di solidarietà che aiuta ragazzi ‘speciali’ ad affrontare la vita, basti pensare alla magica Willow de ‘Il mondo fino a 7’. Qui il racconto è più diffusamente corale ed è questa coralità a rendere credibile la trama del secondo romanzo, in cui nuovamente al centro sono i temi della libertà e della responsabilità, che ciascun personaggio interpreta a proprio modo. L’arrivo di un figlio è proprio il più grande banco di prova su questi temi e i due ragazzi non sono più smarriti degli adulti che li circondano.
Lo stile narrativo rispecchia la linearità del pensiero del protagonista, i suoi dubbi, le incertezze su un mondo che comprende solo in parte.
I romanzi di Sénéchal sono un buon viatico per iniziare il nuovo anno con il sorriso sulle labbra, un briciolo di ottimismo rispetto a un tempo che non lo consentirebbe. Consiglio la lettura, quindi, a tutti quei ragazzi e quelle ragazze, a partire dai tredici anni, che vogliano coltivare la speranza.

Eleonora

“Semplice la felicità”, J. F. Sénéchal, Giralangolo 2020
“Semplicemente due”, J.F. Sénéchal, Giralangolo 2022



lunedì 2 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

VIA COL VENTO...

Potrebbe andare peggio!
, Einat Tsarfati (trad. Silvio Bertozzi)
Pulce Edizioni 2022 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (da 4 anni) 

"Albert e George stavano navigando, senza più nessuno del loro equipaggio, fianco a fianco su quel che era rimasto della loro nave. Albert si sentiva triste. 
George suonava allegramente la sua armonica. 
E all'improvviso cominciò a piovere... 'Non è giusto!' - sbuffò Albert. 
'Potrebbe andare peggio...' disse George" 

 Effettivamente quando il misero equipaggio di sopravvissuti si vede volare sulla testa un intero stormo di pesci volanti con la diarrea, viene messa di nuovo alla prova la loro indole che si riconferma: Albert urla schifato, mentre George si fa una bella risata, convinto sempre di più che sarebbe potuta andare molto peggio... 
Per non parlare dell'ossessivo canto delle sirene o della nave pirata fantasma o, peggio, dell'arca piena di animali famelici che mettono in pericolo il loro galleggiare raminghi e soli in mezzo al mare. 
Ma forse George non ha tutti i torti perché, in un crescendo di vere e proprie piaghe per quei due marinai, li vediamo finalmente prendere terra e trovare rifugio in una caverna. 
All'asciutto, anche il pessimista Albert sembra ricredersi, ma poi spetta a George dubitare che tutto potrebbe andare molto peggio di così: con cento occhi che nell'oscurità più nera li stanno scrutando... 

I libri di Einat Sarfati di rado deludono. 


Questo perché il suo sguardo è sempre pieno di ironia, al limite del cattivello, circostanza che a me personalmente la rende amatissima, e soprattutto è pieno di piccole trovate che tira fuori dalla sua penna e con cui riempie la pagina, fino a quasi raggiungere la saturazione visiva. 
E anche perché sa muoversi con disinvoltura e agilità intorno a tutto ciò che può essere considerato visionario e assurdo. Prospettiva quest'ultima, considerata spesso 'troppo rischiosa' nei libri per bambini. Altra ragione per avere stima di lei. 
Sa essere molto raffinata e nello stesso tempo pop, ossia sa parlare una lingua che tutti possono capire, come per esempio è accaduto in libri come Un invito fatale, che intorno al Talmud ruota, o ancora con il grande, non solo nel formato, I miei vicini
Questi sono i suoi pregi di base che in questo libro quasi nuovo che ha un suo seguito tra breve in uscita si potenziano nell'impianto narrativo, ovvero nella costruzione di un divertente crescendo, altro carattere che nei libri per bambini è garanzia di successo. 


La 'follia' della Tsarfati in una struttura che prevede che, pagina dopo pagina, si vadano ad aggiungere sempre più elementi di disturbo dà il meglio di sé. E infatti, inevitabilmente accade. 
Anche se il punto di partenza, ossia un mare deserto con due naufraghi su un moncone di vascello, non le offre grandi possibilità di esagerare, riesce a trovare una valvola di sfogo appena possibile: nei pesci volanti con la diarrea, nella nave fantasma, ma ancora di più nell'arca piena di animali.
 

Il disegno si infittisce, i colori si diffondono, i dettagli si moltiplicano. L'esagerazione è proprio una delle corde che le più congeniale. 
Ma dietro questo albo illustrato fatto di questo intreccio sempre più fitto e intricato di oggetti e personaggi, in un gioco cromatico sempre più accattivante, si nasconde un piccolo manuale di filosofia (che in qualche misura ricorda il noto Fortunatamente di Remi Charlip). 
In entrambi, ridendo e scherzando e, senza parere, alzando sempre più l'asticella da superare, si arriva a ragionare del fatto che le cose possono andare non sempre come si vorrebbe che andassero e che essere pessimisti oppure ottimisti può fare la differenza, almeno per quanto riguarda la qualità della vita e la percezione che ognuno ha della propria permanenza su questo pianeta!
 

Dunque è interessante notare che un libro del genere sia uscito proprio ora, durante questo tempo incerto e, tutto sommato, capace di farci vedere anche il peggio. 
E non è casuale che se ne parli qui con un anno davanti, nuovo di zecca.


Dopotutto,  domani è un altro giorno, direbbe George, con lo sguardo in avanti e i capelli al vento...

Carla