mercoledì 9 novembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

BOMBER

‘Bomber. Quando il cielo cade a pezzi’ è il romanzo di Paul Dowswell, pubblicato in questi giorni dall’Editrice Equilibri. Racconta le vicende di un gruppo di aviatori americani, mandati, con le loro ‘fortezze volanti’, in supporto dell’aviazione inglese.
Harry Friedman è un giovane ebreo americano, ha diciassette anni, e si è arruolato, nascondendo l’età, come aviatore. Dopo l’addestramento in patria, viene trasferito in Gran Bretagna, a Kirkstead, dove ha sede il suo squadrone di bombardieri, in aiuto all’aviazione inglese. Siamo nell’agosto del 1943, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e i cieli dell’Europa sono solcati dagli aerei da guerra, i bombardieri micidiali che annientano, oltre le postazioni militari e le infrastruttura strategiche, anche le città.
Di tutto questo Harry sa poco o niente: della guerra vede il lato avventuroso, eroico; il bombardiere, su cui si imbarcherà, si chiama Macey May e lui dovrà posizionarsi nella torretta sottostante il corpo dell’aeroplano, come mitragliere ventrale.
Già il primo volo di prova mette alla prova l’equipaggio, coinvolto in un fortunoso ammaraggio; ma le prime missioni vere e proprie aprono gli occhi del giovane aviatore su quello che significa realmente la guerra: l’attacco dei caccia tedeschi, la contraerea, l’esplosione in volo di altri velivoli, tutto concorre a scatenare la paura, quella immediata, di non riuscire a sopravvivere, e quella più strisciante, che rende evidente la precarietà della vita dei combattenti.
Spesso la sopravvivenza è dovuta al caso: l’aviatore tedesco che decide di non colpire il Macey May, che ha già un motore in fiamme, consente ai sopravvissuti dell’equipaggio americano di tentare la sorte lanciandosi con il paracadute in territorio francese.
Harry ce la fa e si ricongiunge, per puro caso, a un commilitone, Stearkley; entrambi sono raccolti da un contadino francese che li mette in contatto con la Resistenza. L’obiettivo è riuscire a rientrare in Gran Bretagna, ma non dirigendosi verso la Manica, quanto a sud, passando il confine con la Spagna, sui Pirenei, per poi raggiungere il Consolato inglese a Bilbao. In questo pericoloso percorso, Harry si rende conto di un altro aspetto della guerra, quello dei civili dei paesi occupati dai nazisti, quello della Resistenza, quello delle città bombardate.
Senza svelare altro della trama, vorrei sottolineare come ancora una volta Dowswell mostra la sua innegabile abilità di narratore di storie di guerra: in primo luogo, la ricostruzione storica, ma anche tecnica, è accuratissima e dettagliata, tanto da far rivivere aspetti poco conosciuti della vita dei militari e dei civili coinvolti nel conflitto; in secondo luogo, l’autore inglese imposta la sua narrazione con un punto di vista ‘dal basso’, cioè di chi esegue gli ordini, o fa la propria parte nell’organizzazione clandestina, non riuscendo a coglierne, spesso, gli obiettivi strategici. Si tratta di una realtà fatta di coraggio, di tradimenti, di crudeltà e di grande generosità espressi da persone qualunque. Quello dei personaggi è il terzo punto di forza: in questo romanzo seguiamo le vicende di Harry, che da ragazzino idealista si trasforma in pochi mesi in un reduce che ha visto la morte in faccia più di una volta. C’è poi la giovane partigiana francese, Natalie, la sua necessaria durezza e le contraddizioni che la realtà della guerra inducono nelle persone migliori. Infine, la figura del traditore, dell’americano spia dei nazisti, testimone della presenza non esigua di formazioni filo naziste in America.
‘Bomber’ è un romanzo complesso, che affianca alla dimensione avventurosa, che contraddistingue le scelte stilistiche di Dowswell, un intreccio che connette diversi aspetti di un brevissimo lasso di tempo, dall’agosto al dicembre del ‘43: le battaglie nei cieli, la vita nelle città sotto attacco, la guerra combattuta dai civili, dagli eserciti regolari e irregolari. La narrazione scorre veloce, con un linguaggio che ben rende l’idea dell’asprezza delle vite raccontate nel romanzo, con una grande attenzione ai dettagli, ai paesaggi, agli odori, ai cibi offerti, al freddo e alla fame.
Piacerà sicuramente ai lettori e alle lettrici che amano i romanzi storici e le storie di guerra; suggerisco caldamente la lettura a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Bomber. Quando il cielo cade a pezzi”, P. Dowswell, trad. A. Martelli e E. Beccalli, Editrice Equilibri 2022





 

lunedì 7 novembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ATTENTI A QUEI DUE 

Nonno Piero, Kristien Aertssen (trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 
"La battaglia sta per iniziare! 
Io sono il cavaliere e il nonno è il mio cavallo. 
Abbiamo già salvato la principessa. 
Dobbiamo ancora combattere contro i guerrieri e il drago. 
Quando giochiamo al gatto e al topo Nonno Piero non riesce mai a prendermi." 

Interno, pomeriggio. Casa dei nonni. Il nonno, Nonno Piero per la precisione, è passato a scuola a prendere il nipote, lo ha caricato sulla bici e poi se lo è portato, pedalando, a casa. Casa dalla quale la nonna tutta in ghingheri è appena uscita per andare al suo corso di danza. 
Interno, pomeriggio, nonno con nipote. Soli, miscela esplosiva. Il bambino lo ha dichiarato chiaro e forte: a lui piace andare a casa dei nonni. E il perché sta proprio in quel nonno (e di riflesso di quella nonna che li lascia soli): Nonno Piero non è solo un cavallo, un gatto famelico, un aeroplano per volare, ma anche un coniglio mangiaverdure, ma anche un mago per le frittate di verdure e una scimmia per i dolci alla banana. Sa essere anche un elefante doccia, ma soprattutto è un grande orso lettore di storie: almeno cinque... prima di addormentarsi. 
Addormentarsi, chi? 

Ci sono alcuni elementi in questo libro che lo rendono all'istante più piacevole di altri che intorno alla stessa questione girano: nonni e nipoti. 
Se li volessimo mettere in sequenza, si potrebbe partire dal titolo. Nonno Piero non è un nonno qualsiasi, è solo quello, è Piero, non Mario. 
E ancora: il fatto di dargli una precisa identità fa sì che immediatamente diventi per chi legge uno più conosciuto di altri e che sia 'di famiglia' e - soprattutto - lo si assimila, per quel Piero dopo nonno, a tutti quei nonni che, per l'appunto nella vita vera vengono sempre chiamati con il loro nome proprio per distinguerli da Nonno Mario, Nonno Luigi ecc. Questo significa, a voler leggere in trasparenza il testo, che si riconosce un preciso ruolo sociale dei nonni all'interno della gestione familiare. Fortunati quei genitori e quei bambini che possono contare su una squadra da quattro, ma potrebbe anche succedere di averne sei o otto. E più si è, meglio è. 
Altro elemento, che potrebbe sembrare un dettaglio, è il fatto che la nonna si tolga dai piedi subito, uscendo fisicamente di scena e imboccando la porta, nonché il margine sinistro della pagina (lo stesso accade al suo rientro, ma ovviamente in direzione opposta). E che abbia preparato una cena inadatta, troppo salutista, alla circostanza. Due minuscole belle idee che creano immediatamente complicità tra quei due (come se ce ne fosse bisogno). 


Il fatto che stia andando anche lei a divertirsi in una cosa che non li riguarda affatto, è un ulteriore dettaglio che mette di miglior umore e che riconferma il piglio 'femminista' di questa artista fiamminga. La sua assenza è necessaria per lo svolgimento di tutta la storia e soprattutto per il finale, con il suo rientro in scena. 
Nonna giovanile e indipendente, nonno in bici, attore, a carponi, poi con un dolore al ginocchio, quindi ai fornelli, alla cura dell'igiene e infine alla lettura in poltrona: sono il ritratto di quella sconfinata categoria di nonni accudenti/divertenti cui vengono affidate torme di ragazzini e ragazzine di genitori lavoratori. 
E i nonni veri, come Piero, avranno anche loro una stanza o un angolo, o un armadio, o un cassetto dei tesori.... 
Questo è per dire che la Aertessen è brava a costruire un contesto riconoscibile e a costruirlo con tutto quello che occorre per mettere i propri lettori in un'area di morbido relax, senza per questo cadere nel 'miele'. 
E a proposito di comfort zone, le illustrazioni fanno il resto.


La Aertessen che abbiamo tanto amato per La regina dei baci (una sbirciatina tra i libri di Leo...) e con Il principe Arturo e la principessa Leila si riconferma una illustratrice della grande scuola, quel tipo di illustrazione sapientemente classica in cui le singole parti della composizione sono riconoscibili all'istante, salvo poi arricchirsi di una piccola serie di dettagli ironici, come la lingua del nonno ai pedali, la canottiera con la S di Superman e i suoi peli, i pantaloni a quadri da cuoco e l'accappatoio di spugna e soprattutto il pigiamone da orso che li assimila: come a dire noi apparteniamo alla stessa famiglia...


E a questo proposito occorre notare due ultime cose: la cura del disegno che si riconosce in quel segno a matita che corre sicuro e non perde un colpo nel raccontare tutto, ma proprio tutto con una precisione fotografica e nello stesso tempo quello stesso segno ha la capacità di portare verso una dimensione tutta emotiva. Come la ottiene? 
A parte tutti gli scenari, dalla collezione di maschere al bagno in fiore, la raggiunge attraverso scelte formali che conducono il lettore - in assoluto silenzio e in modo del tutto inconsapevole - a sentirsi coinvolto, ad affezionarsi a quei due: una per tutte le dimensioni dell'uno rispetto all'altro.


Carla

venerdì 4 novembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

GABBIE


Il tema del progresso scientifico, del conflitto fra fede e ragione, già posto dai due autori, Guido Quarzo ed Anna Vivarelli, è riproposto nel nuovo romanzo che i due scrittori firmano insieme: ‘Gabbie’, pubblicato da Uovonero. Come ne ‘La danza delle rane’ lo sfondo storico era quello del Secolo dei Lumi , qui l’intreccio narrativo si sviluppa a partire dal violento scontro culturale provocato dal darwinismo nell’ambiente accademico e non solo, che ha mobilitato passioni contrapposte nel nome della scienza o della fede: nulla di più scandaloso che sottrarre la creazione dell’uomo all’intervento divino, sostituendogli l’azione dell’evoluzione e della selezione naturale.
Nel romanzo di Quarzo e Vivarelli, ambientato a Torino nel 1879, nella prestigiosa Accademia delle Scienze, un gruppo di accademici discute se assegnare un premio, per le sue ricerche di botanica, proprio a Charles Darwin. Fra i preziosi volumi della Biblioteca e i reperti del Museo si aggirano vari personaggi, ciascuno delineato con accuratezza: il direttore Bonaccorsi, maestro della diplomazia, un fattorino, Ausonio, e un inserviente, Pietro che in realtà, nottetempo, ruba su commissione diversi volumi rari. A turbare le attività illecite di Pietro interviene l’arrivo nel Museo di Stefano, nipote del direttore ed ex degente dell’Ospedale Psichiatrico di Collegno. In realtà il ragazzo, che immaginiamo essere autistico, alle sue difficoltà sociali, affianca doti intellettuali significative: impara a leggere da solo ed ha una memoria prodigiosa.
Nel frattempo, Pietro viene in contatto, grazie ad un cugino, con un predicatore che aizza i suoi seguaci proprio contro il darwinismo, contro l’idea che uomo e scimmie possano avere un antenato comune. Così nasce, fra pochi congiurati, l’idea di rapire la scimmia di un circo, per lasciarla provocatoriamente all’interno del Museo. L’incursione ha un esito imprevisto, la scimmia muore e viene ritrovata, pochi giorni dopo, riversa sul corpo senza vita di uno degli Accademici.
Le indagini sono condotte da un poliziotto dalla dubbia moralità e, non a caso, i suoi sospetti ricadono su Stefano, difeso solamente dallo zio, da Lisa, della trattoria in cui mangia tutti i giorni il ragazzo, e dalla giovane scienziata Ida Stoppani.
Di più non posso svelare dell’intreccio, vorrei però sottolineare alcuni punti di forza di questo romanzo: innanzitutto la perfetta integrazione fra le diverse tematiche che lo attraversano, la ricostruzione del clima culturale, la diffusa ignoranza, i pregiudizi nei confronti delle donne ‘colte’ e, ancor di più, le segregazione dei cosiddetti ‘alienati’, spesso considerati un peso per le famiglie, che ben volentieri li facevano rinchiudere nei manicomi.
In secondo luogo, è rilevante l’accuratezza della descrizione del clima culturale, la singolare avversione che i settori più retrivi della società nutrivano nei confronti dell’evoluzionismo, avversione che, come ho detto più volte, non si è mai del tutto sopita. Ma anche la precisione con cui viene descritto l’ambiente accademico, con le sue diatribe e le rivalità personali.
Infine, l’umanità dei personaggi, spesso coinvolti loro malgrado in una storia di cui non comprendono la portata.
Il titolo, ‘Gabbie’, fa un evidente riferimento alle gabbie fisiche, quella che rinchiude lo sfortunato scimpanzé Chocolat, quella che delimita i percorsi di vita dei ‘matti’, e mentali, fatte di pregiudizi e superstizioni che inevitabilmente si contrappongono alle nuove visioni del mondo che la scienza di volta in volta suggerisce.
Il testo vien proposto anche in formato audio, in collaborazione con l’editore Emons, dando vita ad una nuova collana, i Geodi sonori, pensata proprio per supportare chi ha difficoltà di lettura.
Consiglio caldamente la lettura, così ricca di spunti di approfondimento, a ragazze e ragazzi di almeno dodici anni.

Eleonora

“Gabbie”, G. Quarzo, A. Vivarelli, illustrazioni di Peppo Bianchessi, Uovonero 2022



mercoledì 2 novembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AH, PER L'AMORE

Il centro del mondo, Andreas Steinhöfel (trad. Angela Ricci) 
La nuova Frontiera 2022 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni) 

"Glass si svegliò di colpo proprio mentre il treno si fermava. All'improvviso sentì il ventre contrarsi e per la prima volta ebbe seriamente il timore che fossero le prime avvisaglie delle doglie del parto. Nervosa, guardò fuori dal finestrino. Avvolto in un semicerchio di opaca luce giallastra, scorse l'edificio di una stazioncina e un cartello malconcio e a malapena leggibile. Era arrivata. Ad accoglierla sulla banchina trovò un freddo tagliente. Le poche persone che insieme a lei erano scese dal treno si sparpagliarono nell'oscurità come colombe risvegliate di colpo dal sonno. Di Stella non c'era traccia." 

Il capostazione le spiega che Visible era facilmente raggiungibile a piedi: un quarto d'ora di cammino dal paese, un ponte da attraversare e, al limitare del bosco, sarebbe arrivata a destinazione. In quel breve tragitto Glass, attaccata a una betulla, partorisce la sua bambina Dianne e dopo poco - al coperto, ormai dentro Visible che non era una casa ma un vero castello, soccorsa da Tereza che era uscita sentendo le sue grida, nasce anche suo fratello Phil. 
Comincia così la loro storia: una giovane ragazza americana, incinta, che si imbarca verso l'Europa in cerca di un suo posto nel mondo. Visible, questo strano castello in disarmo, enorme e gelido d'inverno, ma sempre pieno di fascino e mistero, è il suo punto di arrivo. 
Questa casa è testimone silenziosa dell'infanzia dei due bambini, della giovinezza della loro madre, molto movimentata tra storie sentimentali e battaglie contro il perbenismo e la maldicenza dei paesani. 
Tra avvicinamenti, e incomprensioni, tra silenzi e intese, i due gemelli con il crescere smettono di essere 'una cosa sola', e si affacciano alla loro complicata adolescenza. 
Glass continua a essere davvero unica nel suo genere, sa essere affettuosa, ma è anche uno spirito indomabile e libero. Sensibilissima pur nelle sue scabrosità, è una madre che non molla mai. Nel bene e nel male. 
Dianne, piena di silenzi e misteri, vera creatura della notte, si muove felpata. 
Phil ascolta il proprio cuore battere e si interroga. Su tutti loro si spande l'affetto e le cure che Tereza dispensa con generosità. 
Intorno a quel luogo, è forse il centro del mondo?, si incrociano i destini di personaggi che con il tempo diventano costanti, accanto a quelli di coloro che di lì passeranno solo una volta. Si arriva, si parte. Si scappa e si torna. Nascono e finiscono amori, crescono ed esplodono bambolotti e amicizie, si confezionano segreti e li si avvolge nella nebbia e nel silenzio. 
Eppure, lentamente ma inesorabilmente, tutto prende la strada che deve prendere. Be' se è così... è così! E a me sta bene. 

Questo libro, sulle spalle ha già più di vent'anni,  dimostra di avere la capacità di suscitare molte sensazioni e svariati pensieri. 
La prima, molto personale, la si potrebbe descrivere come ambivalente: da un lato un desiderio fortissimo di proseguire la lettura e dall'altro quello di centellinarsela. Per quasi quattrocento pagine si è verificata questa oscillazione di moto: tra la spinta in avanti e la frenata brusca. 
Poi arrivano le ultime cinquanta pagine e tutto precipita e non ci sono freni che tengano. E non resta che arrendersi e constatare tra le lacrime: Accidenti, che storia! 
La seconda: una scrittura che dimostra di saper generare e trasmettere, attraverso metafore e similitudini, magnifiche percezioni visive, olfattive, tattili. Colori, odori, sapori.
I successivi pensieri sulla qualità di un libro del genere si muovono in modo più organico e meno emotivo, speriamo. 
Come l'affetto di Tereza che permea ogni poro della pelle di Phil, Dianne, Glass e via dicendo, altrettanto la scrittura di Steinhöfel dà loro corpo e anche molta anima. 
Come un fiume, il romanzo è capace di scorrere e attraversare qualsiasi questione e di misurarne profondità e portata: dalle relazioni familiari in tutte le loro molteplici e complicate sfaccettature, all'amore nelle sue altrettanto complesse e varie direzioni che può prendere; dall'amicizia al tradimento; dall'oscurantismo alla libertà e al diritto; dal perbenismo all'anticonformismo; dallo stigma al riscatto sociale; dal silenzio alla parola; dal desiderio di andare a quello di restare. Tutto questo è raccontato nel migliore dei modi possibile. 
Una scrittura connotata da una scelta così attenta delle definizioni (applausi a chi lo ha tradotto) che diventano all'istante indimenticabili: Visible, darling con il suo improbabile plurale darlings, mum, le sventoline, la Piccola Gente, il Maratoneta, il povero becchino, il numero Tre, Zefiro, Paleiko (fate sapere a Steinhöfel che ho risolto il suo enigma)... 
Altro pensiero riguarda l'imponenza della struttura: un intreccio così robusto è raro trovarlo e altrettanto insolito constatarne la tenuta solida dal prologo all'epilogo. Neanche una smagliatura. 
E ancora: impossibile non notare come la trama costituita da mille mila fili di racconto differenti si organizzi in un disegno particolare che, a conti fatti, da un lato ha sballottato il lettore, in continue accelerazioni e brusche frenate (quando Steinhöfel fa calare un invalicabile silenzio sui fatti per lasciare che il filo penzoli nel vuoto e che il lettore si fermi e possa quindi distogliere temporaneamente lo sguardo da una direzione per rinnovarlo verso una nuova questione), ma dall'altro è stato in grado di offrirgli un disegno complessivo e finale che ha davvero del 'cosmogonico'. 
E ancora. La capacità di arrivare a dare, attraverso l'io narrante che è Phil, un vero e proprio affresco corale con le dovute profondità di campo, in cui interagiscono alcuni - non pochissimi - personaggi chiave, intorno ai quali però orbita e fa luce anche un'altra ampia galassia di meravigliose piccole e fugaci comparse, tutte indelebili dalla memoria. 
E ancora: la leggerezza diffusa nel raccontare anche cose pesanti. 
E ancora:  la perfetta simmetria nell'apertura e nella chiusura della storia, come se tutto quello che c'è in mezzo - ed è un sacco di roba - fosse lì a flettersi per far chiudere bene il cerchio e far collimare inizio e fine.
E ancora: alcuni capitoli che sanno stare sulle loro proprie zampe senza doversi appoggiare a quello che viene prima o che viene dopo: tra i tanti, Per l'amore e Piccolo amico bianco. 
Ultima considerazione: sul contenitore dentro cui questo gran bel libro, un romanzo di formazione?, si infila: l'hanno chiamata Oltre, una collana pensata per lettori maturi. 
Io, fra loro. Evviva. 

Carla    

lunedì 31 ottobre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL DECADIMENTO DEL PROTONE


Questo tema della fisica contemporanea, il decadimento dei protoni, evento teorizzato e mai osservato finora, è il punto di partenza del romanzo di Jerry Spinelli ‘Particelle atomiche’, pubblicato da Mondadori.
Il protagonista, Will, riceve per telefono la notizia che in un grande laboratorio sotterraneo i ricercatori avevano assistito alla fine, in un lampo, di un protone. E il mondo di Will crolla: tutte le certezze della sua vita si fondavano sulla stabilità dei protoni, che, dal suo punto di vista, assicuravano la prevedibilità del futuro. Questo per il giovane Will, all’inizio delle superiori e alle prese con una vita affettiva complicata, era un punto fondamentale, che viene così repentinamente a mancare, turbandolo tanto da fargli inventare un nuovo calendario a partire da quel sabato: i giorni sono indicati dalla sigla MP (morte del protone), seguita dai numeri progressivi.
In quel particolare momento della sua vita, Will è assillato da due problemi: comprendere la natura dei sentimenti che prova per Mi-Su e BT, una ragazza, amica d’infanzia, e il loro comune amico dalla vita strampalata, con cui condivide il necessario appuntamento del sabato sera, che consiste in una partita a Monopoli, affiancata a una pizza super condita. L’altro problema è tenere a bada la sorellina di cinque anni, Tabby, che imperversa nella sua vita creando danni a raffica.
Come è facile immaginare, molto del continuo rimuginare di Will ha a che vedere con Mi-Su e con l’incertezza che lo dilania: lei e BT si sono baciati, ma lei ha baciato anche Will, quindi quale strategia è opportuno adottare per conquistare definitivamente il suo cuore? Il ragazzo si arrovella sul tema, mentre si allena per un torneo di scacchi, di cui è risultato vincitore l’anno precedente. Cerca di vivere la sua vita nello stesso modo, pianificando le mosse e prevedendo quelle degli altri. Peccato che la vita vera non funzioni così.
Jerry Spinelli è un maestro nel descrivere i labirinti del cuore, che nell’adolescenza appaiono ancora più intricati e misteriosi e qui delinea i tormenti di un adolescente troppo concentrato su se stesso, troppo ossessionato dal controllo sul futuro, per accorgersi di quello che gli avviene intorno.
Il romanzo, che sembra andare nella direzione di una storia di amicizia e di amore fra adolescenti, all’improvviso accende il riflettore su un’altra dinamica, quella fra fratello e sorella, capovolgendo l’ordine delle cose. E questo mi è sembrato davvero un colpo di genio, che spiazza la lettrice e il lettore, costretti, come il protagonista, ad abbandonare un punto di vista per abbracciarne un altro.
Con grande sensibilità, l’autore si mette i panni di una bambina con un fratello più grande che la ignora e cerca in tutti modi di attirarne l’attenzione; ma soprattutto vuole qualcosa che verrà rivelato nelle ultime pagine del libro (e posso garantire che è proprio così). BT, che ha due sorelline, cerca di aiutarla, le insegna a usare lo skateboard, le legge libri da grande, mentre lei disdegna con orgoglio le attenzioni di un giovanissimo ammiratore.
I rapporti fra i diversi personaggi , soprattutto fra i tre ragazzi e la bambina, sono delineati con accuratezza, descrivendo da un lato la grande confusione, il calderone di sentimenti che caratterizza l’adolescenza; dall’altro proprio l’egocentrismo, la difficoltà a vedere le cose con gli occhi degli altri. Sapiente il passaggio dai toni della commedia a toni più seri, che costringono lettrici e lettori a fare i conti anche con se stessi.
Libro importante, che affronta con stile immediato e grande facilità di lettura i temi più impegnativi dell’adolescenza. Per questo lo consiglio caldamente a ragazzi e ragazze a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Particelle atomiche”, J. Spinelli, trad. A. Ragusa, copertina di M. Campedelli, Mondadori 2022







venerdì 28 ottobre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GENTLEMEN'S AGREEMENT

Il riflesso di Hariett, Marion Kadi (trad. Eleonora Armaroli) 
Terre di mezzo, 2022 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"C'era una volta un vecchio leone. Aveva tanto cacciato, mangiato e dormito, finché un giorno morì. il suo riflesso si trovò da solo. 
Ben presto cominciò ad annoiarsi. Non voleva diventare il riflesso di un fiore... 
...e nemmeno quello di un'anatra. E allora partì. 
Dopo aver camminato a lungo, scorse una casetta." 


In quella casetta abitava Hariett. Quando il riflesso la vide dai vetri, lei si stava preparando per andare a scuola e aveva la sua solita faccia imbronciata, perché andare a scuola non le piaceva. 
Sarà stato il suo cattivo umore, sarà stata la sua rabbia, fatto sta che il riflesso del leone decise di diventare all'istante il riflesso di quella creaturina così nervosa. 
Corse in una pozzanghera dove Hariett passando inevitabilmente si specchiò e, cacciato via in malo modo il vecchio riflesso, quello del leone si insediò e da quel momento quei due si piacquero e decisero di comune accordo di fare coppia fissa. 
Hariett, con quel riflesso da leone, si sentiva una 'tigre', si sentiva forte e coraggiosa: quel giorno a scuola giocò un sacco e con tutti e parlò anche di geometria pubblicamente, davanti al maestro... 
Anche la sua nuova fame era proporzionata al suo riflesso. Quello vecchio, quello originale, era ormai dimenticato. 
Ma si sa che a volte le cose possono sfuggire di mano. 
E così il leone del riflesso sembra dare ad Hariett un piglio eccessivamente aggressivo che le frutta vari malumori e una punizione. Circostanza questa che le fa desiderare il suo vecchio riflesso da bambina timida. 
Si può vivere con più di un riflesso? Si può. 

Questo è il suo primo albo illustrato ed ha già tirato su un buon numero di riconoscimenti: a seguito del BRAW come migliore Opera Prima, sono arrivati anche i White Ravens e una candidatura alla Pepite di Montreuil. 
Marion Kadi, francese, trapiantata a Boston dove collabora con testate come il NYT o, in Francia, come Zadig Magazine, ha già detto molto e soprattutto ha già dimostrato al mondo il suo talento d'artista. 
Un senso del colore degno dei Fauves (lei stessa cita Matisse come riferimento) e del precedente gruppo dei Nabis a cui si aggiungono diverse cose. 
In primo luogo la sua capacità di concepire un'idea così tanto originale e quindi di realizzarla nella cornice di un albo illustrato. 


Lascerei ad altri le riflessioni sulla questione che attraversa il libro, ossia la possibilità e quindi anche la volontà di essere complessi: essere molte cose contemporaneamente, timidi e intraprendenti, in questo caso, e di decidere di esserlo a seconda dei momenti, e di farlo in una misura che, di volta in volta, ci si sembri confacente. 
Mi concentrerei invece su alcuni aspetti più formali, ma non per questo più di superficie o accessori. 
In primo luogo la qualità del disegno che denuncia grandi capacità fin dai risguardi di copertina: un gruppo di carpe che nuotano in poche dita d'acqua tra foglie di ninfea. Sembrerebbe il laghetto che il riflesso del leone sta abbandonando per cercarsi una nuova residenza. Nei risguardi di chiusura, ovviamente non manca l'acqua, parlando di riflessi, ma qui è piovana sul selciato del vialetto della scuola. 
Questa grande capacità di disegnare si piega, si flette, si distorce ad uso e consumo della storia e del suo personaggio principale - il riflesso di un leone morto - che già di per sé è un meraviglioso assurdo. 


A lui vengono date connotazioni espressive molto precise e necessarie: grandi occhi e soprattutto una criniera e una pelliccia che ne attestino sempre certa tangibilità mischiata alla sua opposta inconsistenza, tipica di ogni riflesso. 
Zampe, corpo e massimamente criniera hanno profili ondulati e sono attraversati da striature che alludono alla materia di cui sono fatti: l'acqua. Tutta l'espressività dell'altra protagonista passa per un incarnato bello accesso e tante rughette di espressione. 
Sullo sfondo delle loro azioni si muove un mondo di animali e di vegetazione che è una bellezza. A questo si aggiungono piccole scene isolate, con conigli, anatre, pecore con lupo travestito, galli, mucche e molti altri animali che costituiscono anche un vero e proprio repertorio di modelli: dalle mattonelle della classe al motivo del tappeto in casa di Hariett. 
Altrettanta abbondanza è concessa ai bambini e alle bambine della scuola, anche loro ritratti in un bel brulicare di singole azioni.


Tutta questa ricchezza di colore e movimento accoglie anche una serie di spunti ironici che danno la cifra di tutto il racconto. In modo particolare Marion Kadi si diverte con il riflesso che caccia il suo predecessore, che corre per andare a scuola, che si moltiplica in diverse pozzanghere e, soprattutto, che stipula un gentlemen's agreement con il suo rivale, con cui si può imparare a convivere nel medesimo specchio. 

Carla

mercoledì 26 ottobre 2022

FAMMI UNA DOMANDA!


DI MERAVIGLIA E DI VERTIGINE


Guido Tonelli, fisico di fama internazionale, insieme a Sergio Rossi, scrittore e divulgatore premiato più volte, scrive ‘Quando si accesero le stelle. Un grande scienziato ti racconta la nascita dell’universo’, pubblicato da Feltrinelli Kids.
Il libro descrive, come un percorso a tappe, la storia dell’universo, premettendo un punto metodologico fondamentale che è il metodo scientifico, le sensate esperienze e certe dimostrazioni di Galileo, lottando, a volte, con i preconcetti presenti nel senso comune.


Lo studio delle origini dell’universo può seguire due strade: l’indagine sulle particelle elementari, presenti all’origine del cosmo e che consente di comprenderne la storia, l’evoluzione, come per esempio la scoperta del bosone di Higgs, effettuata al Cern e a cui ha contribuito anche l’autore; la seconda strada è quella degli astrofisici e degli astronomi che con il loro super telescopi si stanno spingendo sempre più in là nello spazio, e quindi indietro nel tempo.
Più che spazzar via pregiudizi, questo libro apre finestre inusitate sul tempo e sullo spazio, sgombrando il campo da luoghi comuni ben consolidati: ad esempio scopriamo che all’inizio era il vuoto, ma per vuoto non si intende qualcosa in cui non c’è niente, ma un sistema in cui la somma delle energie in gioco tende sempre allo zero.
Si tratta, evidentemente, di un concetto contro intuitivo e gli autori sottolineano più volte come la scienza si affermi contro i pregiudizi. Ma qui credo che la questione sia più sottile: pensare che l’universo sia un insieme armonico, costante nelle sue forme non è tanto il frutto del persistere di pregiudizi, quanto una difficoltà a costruire un nuovo senso comune basato sulle più recenti acquisizioni scientifiche.
Per passare dal sistema tolemaico a quello copernicano ci sono voluti mille anni e c’è ancora qualcuno che afferma che la Terra è piatta!


Ma è proprio questo l’imprescindibile ruolo giocato dalla divulgazione nella traduzione della complessità delle nuove concezioni scientifiche in qualcosa di comprensibile anche dai profani; e libri come ‘Quando si accesero le stelle’ rappresentano un esempio mirabile di un approccio divulgativo che, se anche rivolto direttamente ai ragazzi, riesce a parlare anche agli adulti curiosi e disarmati di fronte a tanta scienza.
La struttura del libro è chiara e racconta nel modo più semplice possibile le diverse fasi dell’evoluzione del mondo dal vuoto, appunto, fino alla comparsa dell’Homo Sapiens sulla Terra.
Naturalmente, ci sono passaggi più difficili da digerire e altri più chiari, ma l’insieme è davvero un compendio indispensabile per capire di cosa discutono la fisica e l’astrofisica in questi anni, per capire cosa sappiamo oggi del mondo. Molto efficaci le illustrazioni firmate da Matteo Berton, che riescono a dare forma all’astrazione, e non è poco.


La complessità dell’argomento richiede lettrici e lettori che abbiano almeno una minima dimestichezza con gli argomenti trattati, quindi suggerirei un’età di lettura dai quattordici ai novantanove anni.

Eleonora

“Quando si accesero le stelle. Un grande scienziato ti racconta la nascita dell’universo”, G. Tonelli con S. Rossi, ill. di M. Berton, Feltrinelli 2022



lunedì 24 ottobre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E QUESTO È QUANTO

La donna che trasformava i bambini in uccelli, David Almond, Laura Carlin 
(trad. Sara Saorin) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Arrivò in città una donna. Si chiamava Nanty Solo. Diceva di saper trasformare i bambini in uccelli. 'Che sciocchezze!' dissero gli insegnanti. 'E' contro la legge!' disse la polizia. 'Robe da matti! Qnate idiozie! Sono solo stupidaggini, scempiaggini, scemenze'. 'Non volete che vi capiti una cosa così, vero, bambini? Allora giratele alla larga!' Ma naturalmente c'era una bambina. Si chiamava Dorothy Carr. Faceva finta di gironzolare per di là, persa nei suoi pensieri. Nanty Solo la chiamò." 

La invitò a sedersi e poi fece dei segni per terra, le bisbigliò qualcosa all'orecchio e poi disse: Su. Sii felice. Spicca il volo! E lei volò come rondine. 
Il volo non durò molto, e Dorothy tornò a essere Dorothy, e al suo papà che chiedeva se fosse andata lontano, lei rispose che no, ma agli altri bambini lo disse. Disse loro che Nanty davvero l'aveva fatta volare. 
Bambino dopo bambino, tutti si andarono a sedere sulla panchina della donna e a ognuno lei diceva, dopo aver fatto i soliti segni per terra, sempre la medesima frase che aveva detto a Dorothy che aveva volato per prima. E chi si trasformava in passero, chi in cardellino. Nessuna aquila, però. 
Il cielo alla fine si riempì di bambini trasformati in uccelli e i grandi che, naso all'aria, li guardavano spaventati, non facevano che intimargli di scendere e di uscire immediatamente da quel cielo blu. 
Nanty, comodamente seduta sulla panchina, li guardava chiedendosi perché diavolo si preoccupassero tanto... 
I grandi la vogliono cacciare dalla città, ma lei non si preoccupa perché è sempre in cammino. Tuttavia un'ultima proposta la fa anche a loro: prima della mia partenza non vorreste provare anche voi, per caso? di cosa diavolo avete paura? 

David Almond. In una felice sintesi, racchiusa nelle 32 pagine di un albo illustrato, si vedono scorrere in trasparenza alcuni tra i suoi libri migliori. Dietro Nanty, oltre alla ben nota Mary Poppins di Pamela Travers, per quel suo essere sempre in viaggio verso qualche altro luogo, c'è Skellig che condivide con la governante severa il suo essere 'errante'. 
Di Skellig Nanty ha anche un altro aspetto importante: la sua capacità di comunicare in modo diretto con i bambini. Così come Skellig parla e ha rapporti solo con Michael e Mina, così qui Nanty parla con Dorothy (sarà un caso questo nome?), con Colin, con Susan, con Walter e anche con il silenzioso Wolfgang, trasformato poi in pappagallino. 


Come se quell'alone di magia che la circonda possa essere trasferito solo a chi nella magia crede. 
E tra un bambino e un adulto, mi pare evidente chi abbia gli strumenti e la predisposizione ad aver fede... L'ulteriore cosa che con Skellig Nanty condivide è il potere taumaturgico. 
Se a Skellig Almond aveva messo due accenni di ali in corrispondenza delle scapole, seppure non lo facesse proprio parlare come potremmo immaginare un angelo parli, a Nanty nulla di tutto questo. Tuttavia lei come lui hanno il dono si portare gioia - nel caso di Skellig addirittura Almond chiama la neonata su cui lui veglia, Joy. Nel caso qualcuno avesse dei dubbi in merito. 
Nanty, per suo conto, sembra arrivata in città con lo stesso compito, ovvero portare felicità. E farlo, come Skellig, con la sua magia che scompiglia il mondo dei grandi e che invece attira in modo irresistibile i bambini. 


Ecco, i bambini sono l'altro punto di contatto. Non solo essi sono in entrambe le storie coloro che ci credono, che hanno fede, ma sono anche quelli che non hanno paura. I grandi, al contrario, sono ormai persi alla causa: tutto ciò che esce dalla consuetudine è per definizione pericoloso e foriero di guai. 
Ali, piume, uccelli e soprattutto il volo, sono le altre affinità con La storia di Mina. Romanzo nato dopo aver scritto Skellig, per approfondire il personaggio che, a detta di Almond, meritava un'attenzione maggiore. 
Quella ragazzina 'strana' ha molto a che vedere con il mondo dei volatili. Mina stessa ha tratti del carattere che la rendono affine agli uccelli: un albero-casa, la forza e nello stesso tempo la fragilità propria di chi vive volando. Lei stessa possiede un uccellino tutto suo e nella sua testa ce ne sono molti altri. L'immaginifica copertina disegnata da Negrin è la prova provata. 
Un'ulteriore punto di contatto con alcuni suoi precedenti libri mi pare di riscontrarlo nella costruzione del testo che dimostra, come già negli altri suoi albi - La diga e Il sogno del Nautilus - una rara capacità di sottrazione che li rende tutti e tre indimenticabili. Poche frasi che si stampano nella mente per nitore. Qualcosa di molto simile alla poesia. 


La luminosità della storia raccontata con tanto rigore e chiarezza si perde nelle illustrazioni che, invece, dimostrano di essere altalenanti: felici solo in alune parti, ma più in generale confuse, e non solo per questa cifra di Laura Carlin che vuole avvicinarsi al modo di disegnare ancora incerto di un bambino, ma per un affastellamento di elementi che non rendono merito alla purezza del testo. 
Va da sé che il libro merita tutta l'attenzione necessaria al magnifico testo di Almond . E per le illustrazioni, pazienza. 
E questo è quanto. 

Carla

venerdì 21 ottobre 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

QUESTIONI IMPEGNATIVE


Philip Bunting è tornato: uno dei principali autori di divulgazione per piccoli affronta, in un bel libro illustrato, una questione che tanti, grandi e piccoli, si pongono: esiste vita nello spazio? Siamo soli nell’universo?
Per dare una prima approssimativa risposta, l’autore inglese trapiantato in Australia sceglie la strada di una cornice narrativa: protagonista di ‘Datemi un po’ di ...spazio!’, pubblicato da Caissa Italia, è una bambina di nome Uma, che trova la Terra, il nostro pianeta, un po’ deludente: non ha un nome bellicoso, non è veloce come una cometa e così discorrendo. Si attrezza, quindi, a lanciarsi nello spazio, non senza aver salutato il suo pesce rosso di nome Neil, nome non casuale. Dopo una serie di sfortunati tentativi, riesce nell’impresa di avventurarsi nel sistema solare, scoprendo però che i diversi pianeti che lo costellano non sono adatti a ospitare la vita. Delusa da quanto scoperto, riprende il viaggio per imbattersi in un pianeta bellissimo, che viaggia nello spazio con il suo carico, in realtà un po’ fragile, di vita. Si tratta, naturalmente, della Terra e il messaggio è molto chiaro: per quanto sia affascinante il quesito relativo all’esistenza di vita al di fuori della Terra, è di lei, e della vita che ospita, che ci dobbiamo occupare. Chiude il libro, oltre alla consueta dedica ai custodi tradizionali della terra, una citazione di Neil Armstrong, che sottolinea quanto nello spazio ci si senta piccoli, lontani dal nostro pianeta.


Ancora una volta Bunting dimostra di saper affrontare questioni complesse in modo semplice, comprensibile anche per i più piccoli, dai cinque ai sette anni; molto è affidato alle immagini che, come di consueto, contengono già parte della spiegazione, traducendola in chiave visiva. La divulgazione per i piccoli deve per necessità semplificare, ovvero esprimere in forma semplice concetti e spiegazioni complesse, ma semplificare non deve significare banalizzare o, ancor peggio, deformare l’argomento per renderlo più comprensibile. Bunting ha una grande capacità di sintesi e una ancor più grande capacità di integrare armoniosamente testo e immagine e anche questo libro non fa eccezione: accompagna con immagini chiare, dai colori definiti, il piccolo lettore e la piccola lettrice in un viaggio avventuroso i confini del sistema solare, per poi tornare sul nostro pianeta con una più forte consapevolezza della sua bellezza e unicità.

L’editore Caissa propone anche, nella stessa collana Filopiume, un altro libro di divulgazione illustrata, scritto e illustrato da Olga Fadeeva con la revisione di Yuri Garrett e quella, per l’edizione italiana, del magg. Marco Piersanti, meteorologo. L’argomento sembra semplice, ma non lo è: il vento. ‘Buon vento!’ definisce e descrive tutto quanto riguarda un’esperienza assai comune sul nostro pianeta. Racconta, quindi, come si formano i venti, come sono chiamati e le diverse caratteristiche che essi hanno nelle varie latitudini: dagli alisei ai monsoni, passando per le brezze marine, i venti vengono descritti, misurati, segnalati, in modo che lettori e lettrici, di sei, sette anni, si facciano un’idea chiara della potenza che i venti esprimono.
E poi, il vento viene utilizzato dalle piante, dagli animali e dall’uomo, soprattutto per spostarsi, ma, nel nostro caso, anche per produrre energia. Ma produce anche suoni, anima i giochi dei bambini, è stato descritto dai miti antichi ed è presente nella vita quotidiana di tutti noi.


Da una parola apparentemente banale può derivare un mondo di curiosità e di informazioni che non possono non piacere ai lettori e alle lettrici curiosi: più dettagliato e decisamente descrittivo, anche questo libro illustrato va nella direzione di una divulgazione per bambini che non trascuri la qualità dell’immagine, che qui è un efficace sfondo al testo descrittivo. Olga Fadeeva è un’autrice bielorussa, presente nelle selezione della Bologna Children’s Book Fair, che qui si cimenta felicemente con un libro non fiction.
Entrambi questi libri meritano attenzione per la qualità che esprimono e per l’originalità dei rispettivi autori.
Consiglio la lettura a bambine e bambini curiosi, con l’adeguato supporto di genitori e insegnanti.

Eleonora

“Datemi un po’ di...spazio!”, P. Bunting, Caissa Italia 2022
“Buon vento!”, O Fadeeva, Caissa Italia 2022