lunedì 23 luglio 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


BUONA NOTTE! BUONA NOTTE!
 
Gabbiano più gabbiano meno, Silvia Borando, Marco Scalcione
Minibombo 2018
A taaavola!, Michael Escoffier, Mathieu Modet (trad. Federica Rocca)
Babalibri 2018



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Sono due le cose che tengono assieme questi libri: il tema e il registro.
Nel primo caso siamo di fronte a una storia di gabbiani (più un ippopotamo e un alligatore). Uno stormo di quattordici gabbiani che, in mezzo all'acqua, si accalcano su un piccolo frammento di superficie all'asciutto. Ed è proprio la calca che spinge uno di loro, il più individualista di tutti, a 'migrare' un metro più in là su una seconda collinetta all'asciutto. Staccarsi dal gruppo non è mai un atto che passa sotto silenzio: merita da parte di chi lascia una certa forza di volontà e robuste motivazioni e da parte di chi resta è inevitabile quanto meno lo sconcerto. Il gabbiano che sceglie di separarsi non si limita a prendere la sua strada, ma piuttosto ci tiene a far sapere ai tredici rimasti, che lo guardano basiti, quanto lui finalmente stia meglio lontano da loro...


Nel secondo caso l'ambientazione è meno esotica: una casa all'ora di pranzo con un bambino svogliato a tavola e una mamma insistente con una spiccata dimestichezza con le fiabe...se si tiene che conto che è in grado di evocare lupi e orchi, come se nulla fosse.


Qual è dunque il tema che li tiene insieme? Le piramidi alimentari all'interno di un ecosistema. Sono due esempi di come in natura chi è sopra nella gerarchia alimentare si mangia che è più in basso, più piccolo, più debole. Con una sola piccola variabile data dal livello di intelligenza dei soggetti in questione. Un gabbiano pieno di sé e non proprio furbo soccombe tra le fauci di un alligatore, mentre i suoi compagni più prudenti e attenti si salvano. E un bambinetto furbo mangia di più di un lupo e di un orco che, sebbene potenzialmente pericolosi, rimangono a bocca asciutta...
Spetta comunque al secondo elemento comune, ovvero al registro, il merito più grande di questi due titoli. In entrambi i casi si è di fronte a un certo gusto per la cattiveria, tout court. Quella cattiveria che radica in alcune inesorabili leggi della vita. E che quindi ha dalla sua, non la gratuità, ma la necessità, ovvero la verità.


Sebbene solitamente tenuta a debita distanza nei libri per bambini così piccoli che, si crede, necessitano solo di rassicurazioni sul fatto che il male non esiste, sul fatto che nessuno muore mai, trova libero sfogo nei libri di alcuni autori che sembrano infischiarsene talvolta di certe 'delicatezze' nei confronti dei più piccoli. Silvia Borando è una di questi (suo per esempio Apri la gabbia!), al pari della consolidata coppia di crudeli francesi Escoffier/Maudet (Buon giorno postino!, Babalibri 2012).
Autori spesso sintonizzati nel raccontare storie con finali tutt'altro che lieti, ma, al contrario, inesorabilmente autentici. Lupi che fanno fuori vari animali in attesa di essere visitati dal dottore oppure serpenti che, a terrario aperto, inghiottono interi plotoni di innocui animaletti.


Questo genere di libri, lasciati spesso sugli scaffali da una certa censura esercitata da parte dei genitori, sarebbero invece tanto necessari quanto amati dai loro piccolissimi utenti.
In Svezia, 10.000 copie vendute di un libro che racconta con sole 94 parole una tra le più lugubri tragedie shakesperiane in cui, come è giusto che sia, muoiono tutti. E siccome non si può lasciare il piccolo lettore solo di fronte a tanto, con buona pace dei genitori, a chiusa del libro si legge un rassicurante: Tutti morti. Buona notte! Buona notte! 


Sogni d'oro!

Carla

venerdì 20 luglio 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL RITORNO DI REBECCA RAFFERTY


Ritorna il diario della quattordicenne Rebecca, che avevamo lasciato nel libro precedente, ‘La mia vita secondo me’, alle prese con l’inizio della strepitosa carriera di una band di ragazzine, e con l’inizio di un flirt con il ragazzo dei giornali, non a caso detto Paperboy.
Solo che, all’inizio di questo nuovo romanzo, ‘La mia vita secondo me 2. Il nuovo diario di Rebecca Rafferty. Nuove regole!’, le cose non sembrano essere andate poi così bene. Il ragazzo del cuore è emigrato con la famiglia in Canada e a quanto pare non c’è modo di superare il lutto di questa forzosa separazione. Se non bastasse, Rebecca e le sue amiche del cuore, Cass e Alice, hanno deciso di partecipare alla sfarzosa festa di compleanno della nemica di sempre, Vanessa, anche in questo caso inserita in un reality per adolescenti.
A completare il disastro, Alice, nel corso della festa, si frattura il polso e quindi niente prove con la band. In un momento in cui tutto sembra volgere al peggio e la routine quotidiana sembra far affondare tutto nella noia, arriva un’iniziativa della scuola: si farà uno spettacolo, un musical ispirato a Mary Poppins.
Fervore di preparativi, nuovi incontri, momenti di esaltazione che si alternano a delusioni. Alla fine di questi mesi difficili, Rebecca è un po’ più grande, ha capito che la storia con Paperboy è finita e questo non è una tragedia, così come ha capito che non sempre le fiammate di entusiasmo per una persona sono destinate a durare. Ma non c’è solo l’amore a interessare questa ragazzina e le sue amiche: c’è il talento, il voler fare cose importanti seguendo le proprie passioni; c’è il mettersi in gioco e provare a spostare l’asticella un po’ più in su.
I romanzi dell’irlandese Anna Carey hanno il grande pregio di coniugare la leggerezza con uno sguardo sereno sull’adolescenza, senza mai scadere nella banalità. A fronte di romanzi certamente più complessi e spesso incentrati su tematiche difficili, spesso troviamo produzioni seriali discutibili, che appassionano le preadolescenti perché ‘parlano d’amore’. Il risultato è ben triste, quindi la ventata di ironia che trasmettono i diari di Rebecca è una boccata d’aria fresca, una sana immersione in una dimensione ‘da ragazzine’ con una buona dose di realismo, ma senza sottolineature drammatiche.
Lo stile brioso, le battute che si susseguono a ritmo serrato fanno di questo libro una salutare lettura estiva.
Per farmi del male, e perché vorrei capire cosa frulla nella mente delle ragazzine, prometto che in agosto mi leggerò due o tre bestseller formato teenager, proprio quelli che vendono copie a centinaia.
Vi farò sapere.

Eleonora

“La mia vita secondo me. Il nuovo diario di Rebecca Rafferty. Nuove regole!”, A: Carey, Edt Giralangolo 2018



mercoledì 18 luglio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORSETTO SUL CARRETTO

L'isola dei giocattoli perduti, Cynthia Voigt, Fabio Sardo
(trad. Alessandra Orcese)
Giunti 2017


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Lui era una palla marrone di orso. Aveva una testa marrone di pelo, con due bottoni lucidi al posto degli occhi, un tozzo musetto marrone e piccole orecchie marroni. Non aveva collo e aveva le braccia corte e un pancino rotondo e marrone, e aveva perso le gambe tanto tempo prima."

Lui è Teddy. L'orsetto sul carretto. L'orso pieno di domande, l'orso filosofo, l'orso curioso. Ad evidenza, il catalizzatore di un gruppo eterogeneo di giocattoli scompagnati che vivono sulla stessa isola: Umpah, un elefante maschio, molto materno e con la passione della cucina, Sid, un serpente sempre affamato dei muffin di Umpah, Peng, il pinguino di legno solitario e introverso, Zia, una maialina con la passione per il rosa e Prinny, anch'essa porcellina dai mille desideri, Mister C, un coniglio misterioso e Clara una bambola con la vocazione al comando.
Intorno a questo orso che non può muoversi autonomamente ruotano tutti gli altri. Spetta a lui, nonostante l'impossibilità di deambulare, il merito di dare l'avvio a tutte le avventure. È Teddy che muore dalla voglia di vedere cosa c'è al di là dei meli e che organizza una spedizione. È Teddy che decide di andare al mare perché Prinny impari a nuotare. 


Qualsiasi novità si presenti è a Teddy che va riferita, perché Teddy è quello più adatto a pensare. Quando invece si tratta di cibo entra in gioco Umpah, e quando c'è da organizzare una festa a sorpresa è Prinny che prende il comando. A Zia invece spetta il compito di impersonare la voce della prudenza. A Peng il ruolo del Bastian Contrario e a Mister C quello dell'inafferrabile. A Sid il magnifico ruolo di tenere assieme le fila di questo scombiccherato ma affiatato gruppo. Tutto bene fino all'arrivo di Clara, bambola perduta. Per indole sembra nata per fare la regina. Il suo compito, fortunatamente effimero, è quello di mettere regole che ne garantiscano la supremazia. Dura poco il suo regno. Rientrata nei ranghi, Clara torna a essere una di loro.
Giusto in tempo per una grandiosa festa a sorpresa. In onore di chi?

In una galleria di caratteri molto ben definiti e in una semplice sequenza di fatterelli, Cynthia Voigt costruisce un racconto piacevolissimo. Cosa lo rende tale? In primo luogo il tono sommesso, sulla scia del canone classico che ricorda e volutamente allude a Milne, e che dà vita a una storia fatta soprattutto di contesto e personaggi, ovvero di atmosfere, spesso piovose, e caratteri, spesso malinconici. In secondo luogo lo spunto di partenza, ovvero il giocattolo perduto: un topos letterario che ha precedenti illustri a partire dal bellissimo Mi sono perso di Gregoire Solotareff e Olga Lecaye, madre e figlio nonché giganti dell'albo illustrato d'autore (Babalibri 2003). O ancora Oh, com'è bella Panama di Janosch (Kalandraka, 2013).


A parte questo, il giocattolo, per giusta perduto, esercita necessariamente un ascendente sull'emotività dei lettori, grandi o piccoli che siano. E anche qui non si fa eccezione.
Terzo motivo di apprezzamento è certa sapienza, scevra da ogni retorica e stereotipo, nel voler affidare a una bambola o a un orsetto, o a un pinguino di legno pensieri e ragionamenti piuttosto 'umani' su cui eventualmente, a libro chiuso, si può continuare a riflettere. Quarto, ma non ultimo, motivo di apprezzamento risiede nella doppia traduzione che del testo di Voigt hanno fatto rispettivamente Alessandra Orcese, a parole, e Fabio Sardo, con i sui disegni. Da una parte c'è la scorrevolezza di un testo che sa essere esatto, senza nessun timore di apparire complesso. Anzi facendosene, giustamente, vanto. E dall'altra c'è un immaginario classico e soffice, e come altrimenti?, che trova forma e spessore materico: una per tutte le piegoline delle orecchie di Umpah.

Carla

lunedì 16 luglio 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


VERDITA’


Perdonatemi per il pessimo neologismo, che vuole solamente indicare un filo conduttore cromatico fra due albi ambientati entrambi in un bosco.
Sarà la calura estiva, che si preannuncia lunga, ma l’evasione virtuale in questi boschi di carta è un sollievo temporaneo, ma confortante.
In un caso, ‘Una baita per due’, di Loic Froissart, pubblicato da Terre di mezzo, siamo proprio nel pieno di una vacanza di un giovanotto che si reca per un breve periodo nella sua baita in mezzo al bosco. Tavole a doppia pagina ci raccontano le giornate felici, passate ora a leggere un libro in veranda, ora a a scattare foto alle farfalle, oppure a fare una bella passeggiata con tuffo finale in un bel laghetto con annessa cascata. Solo che il nostro protagonista non è solo, c’è un occhiuto orso che lo segue passo passo; ne ha ben donde, è l’altro che occupa, per il resto dell’anno, la baita, coltivando le stesse abitudini dell’ospite umano. Sembra molto incuriosito da questa invasione, ma preferisce aspettare in disparte che l’ospite, o il padrone di casa, a seconda dei punti di vista, se ne vada.


Fra il blu notte del cielo e il verde prorompente che occupa buona parte delle pagine, punteggiato qua e là da bruchi, farfalle, qualche fiore, emerge la perfetta solitudine della baita rossa, piccola, comoda, adatta a persone solitarie. Come un orso.


Se nell’albo di Froissart è divertente scovare i piccoli dettagli che punteggiano il verde della foresta, così come l’arte mimetica del grosso orso, in ‘Le scarpe della volpe’, di Cristiana Valentini e Maria Moya, per Zoolibri, l’arte di saper guardare è indispensabile. A metà strada fra un albo illustrato e un cerca-trova, vede un filo conduttore, la sorte di un paio di scarponcini rossi, ma forse il vero nocciolo del racconto riguarda le volpi: infatti il gioco che le autrici condividono con i giovani lettori e lettrici è quello di sparigliare le carte ad ogni giro di pagina. Se cominciamo con un classico c’era una volta e focalizziamo l’attenzione su due orsi, un riccio e un coniglio con una scarpa, ci dobbiamo subito ricredere perché forse le scarpe sono due. E l’altra dov’è? Le tavole si susseguono descrivendo anche qui un bosco, questo però popolatissimo di personaggi che entrano ed escono di scena. Trovi una mamma cinghiale con sei cuccioli in una pagina, ma in quella dopo dorme dietro ad un cespuglio con solo due cinghialini; e gli altri quattro? Ma alla fine di questa rincorsa perenne di tanti personaggi, c’è la storia di due volpi che mettono su famiglia e chiudono il cerchio di questa movimentata storia boschiva.


Si tratta di libri divertenti, il secondo decisamente orientato verso il gioco dichiarato con il lettore, mi ha ricordato un po’ ‘Tortinfuga’, il primo più basato sulla surreale convivenza non dichiarata fra l’orso e l’umano. Sono letture leggere, che possono allietare le giornate afose di lettori e lettrici propensi alla risata, a partire dai cinque anni.



Eleonora

“Una baita per due”, L. Froissart, Terre di mezzo 2018
“Le scarpe della volpe”, C. Valentini e M.Moya, Zoolibri 2018









venerdì 13 luglio 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


LE FACCE DELLA MEDAGLIA

 Zagazoo, Quentin Blake (trad. Sara Saorin),
Camelozampa 2016
Michael Rosen's Sad Book, Michael Rosen, Quentin Blake,
Walker Books 2011



ILLUSTRATI

Considero questi due libri inseparabili. A tenerli insieme non è solo l'illustratore, quindi un segno unico riconoscibilissimo come quello di Quentin Blake, ma qualcosa di molto più profondo.
Sono, per meraviglia del destino, le facce di una stessa medaglia. Ognuno porta in sé qualcosa dell'altro pur non toccandosi.
Di quale medaglia si tratti, mi pare subito evidente: la vita, nelle sue due facce.
Da un lato Zagazoo è un inno gioioso a un nuovo bambino che arriva: pieno di sottile ironia, percepibile al meglio se si è già grandi, racconta un'esistenza, o meglio due, ovvero tre che si intrecciano per fare strada assieme. Un libro pieno di colore, speranza, allegria. Due giovani pieni di entusiasmo si vedono recapitare un pacco e all'interno c'è un bambino rosa che immediatamente ne catalizza ogni intenzione, ogni pensiero, ogni momento...


Il bambino cresce e, per ogni fase, ironizza Blake, c'è un animale corrispondente: pulcino di avvoltoio per il suo pianto stridente, poi passando il tempo, per le goffate fatte in casa diventa elefante e poi, passati altri anni facocero fino ad arrivare a essere un bel giovanotto, poi irascibile drago nell'adolescenza fino a essere cortese e premuroso con i suoi genitori anziani, sul finire della storia. Ecco, se fosse possibile immaginare che il personaggio di Zagazoo esca dal suo libro per andare in quello di Michael Rosen, quello stesso giovane uomo potrebbe impersonare Eddie, il compianto figlio di Michael Rosen. Il destino che Blake ha pensato per lui sarebbe diverso.
Mentre dall'altro lato Michael Rosen e sua moglie avrebbero sperato per loro di entrare dentro Zagazoo in modo da aspettarsi un destino da pellicani...ma la medaglia è fatta così.


In mezzo, come legante delle due facce di questo unico oggetto che è la vita, c'è quel colosso di Quentin Blake. Da un lato racconta una storia tutta sua, come spesso accade, concepita sul margine tra realtà e immaginazione. Come l'inarrivabile La nave d'erba anche in Zagazoo si parte da un punto di realtà per poi manipolarlo fino ad arrivare all'assurdo. E, in fase finale, il sapore del meraviglioso, non si sa neanche come, continua a rimanere in bocca al lettore. E nulla è più come prima.
Siamo di fronte al 'tempo sospeso' di una narrazione, alla forza del racconto.
Dall'altra parte c'è lo stesso Blake, il suo segno pieno di espressione, lo stesso ritmo variato e movimentato dall'alternarsi di testo e immagini che si mischiano. La stessa tecnica. Solo in una cosa differisce: in Zagazoo c'è uno spazio bianco in cui tutto può espandersi, in Michael Rosen's sad book quella cornice ha la missione di 'chiudere' entro un margine chiaro a tutti.


Il tono della storia è, ovviamente, completamente un altro.
In primo luogo colpisce la lucidità del racconto di Rosen che riesce a mettere nero su bianco il suo dolore nei confronti della morte. Con la delicatezza di un vero amico, Blake dà forma alla tristezza che si alterna alla gioia temporanea di un ricordo. Con silenzioso rispetto si ferma con l'eloquente vignetta bianca quando deve raffigurare l'assenza, il vuoto lasciato, cui Rosen allude. 


È un gran libro e forse anche qualcosa di più.
La cosa che però colpisce maggiormente è la capacità di raccontare per immagini con il medesimo 'armamentario' figurativo tanto la gioia, quanto il suo rovescio, la tristezza; tanto la vita quanto il suo contrario, la morte. La voce, profonda, è la stessa. 


Solo i migliori lo sanno fare.

Carla

Noterella al margine. A chi volesse cimentarsi suggerirei la lettura di entrambi, nella dovuta sequenza, con ragazzini e ragazzine. Il contrasto il più delle volte ha il merito di portare luce dove c'è ombra e ombra dove c'è luce. Se ne potrebbe poi parlare per giorni e giorni...

mercoledì 11 luglio 2018

FAMMI UNA DOMANDA!



IL VIAGGIO DEL BEAGLE


Dopo una lunga pausa, ricompare in libreria la collana Celacanto, che l’editore Laterza dedica ai ragazzi e alle ragazze curiose. Titoli importanti, e ne cito solo alcuni, come ‘Spartaco’  , ‘Portico d’Ottavia’ , e ‘Lisette e La scoperta dei dinosauri’  hanno segnato una significativa innovazione nei libri di divulgazione storica, sposando l’intento divulgativo con la forza espressiva dell’illustrato.
Questa sperimentazione ha incontrato una certa resistenza nel pubblico, abituato a separare i due ambiti. La collana ha poi cambiato formato e costo, mantendeno però le sue caratteristiche.
Ora arriva in libreria ‘Il viaggio di Darwin’, di Giacomo Scarpelli, già coautore di ‘Lisette’, con le illustrazioni di Maurizio Quarello.
Quale tema più affascinante del viaggio compiuto da Darwin a bordo del brigantino Beagle?
L’autore, storico e filosofo della scienza, si mette nei panni di Simon Covington, detto Syms, il mozzo addetto all’assistenza del viaggiatore, il naturalista Charles Darwin. Siamo nel 1831 e le spedizioni scientifiche hanno una grande importanza non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche geografico, ridefinendo dettagliatamente i confini del mondo conosciuto. Darwin era all’epoca poco più che ventenne, ma già animato da molteplici quesiti riguardanti la variabilità del mondo naturale. Nei cinque anni di viaggio intorno al mondo, dalle coste del Sud America alle Galapagos, all’Oceania e poi all’Asia e all’Africa, raccoglie moltissimo materiale e scrive il reportage conosciuto come ‘Viaggio di un naturalista intorno al mondo’. Nel 1859, proprio partendo dalle osservazioni compiute in quel viaggio, pubblica ‘L’origine delle specie’, il testo fondamentale dell’evoluzionismo, che segnava la fine del mondo linneano della fissità delle specie, così come Dio le aveva create, e della scala naturae, che poneva al vertice di tutta la natura l’essere umano.


Stiamo dunque parlando di qualcosa di fondamentale non solo nella storia della scienza, ma anche nella percezione che l’umanità ha di se stessa e del suo posto nel mondo. Per questo motivo è stato così discussa da risultare, per alcune religioni, ancora oggi inaccettabile.
Con un peso così ponderoso, la storia del viaggio del Beagle viene invece affrontata col tono leggero dell’avventura, focalizzando solo alcuni passaggi chiave, come la visita delle isole Galapagos, popolate da animali presenti solo in determinate nicchie ambientali. Ad esempio, in isole poste a poca distanza l'una dall'altra esistono specie di fringuelli diverse.
Da qui l’intuizione della variabilità delle specie in natura, poi sottoposte alla selezione naturale, che consente la sopravvivenza solo del più adatto. E Syms, in tutto questo? Il ragazzo segue con curiosità ed aiuta il giovane naturalista a raccogliere ed ordinare i reperti, in compagnia di un piccolo armadillo, raccolto nella pampa sudamericana. E, d'altra parte, questo è un aspetto affascinante della storia della scienza, del suo lavoro anche 'artigianale', fatto di raccolte di reperti, comparazioni meticolose e disegni, per altro di rara bellezza.
Quarello segue passo passo la spedizione, mostrandoci l’avventura, ma anche il paziente lavoro di classificazione e mostrando alla fine quello che è il nocciolo scandaloso della teoria evoluzionistica: siamo anche noi animali e condividiamo molto con i nostri parenti più prossimi, le scimmie antropomorfe.
Può essere questa l'occasione, con un testo stimolante e avventuroso, per riproporre una collana che non ha incontrato la fortuna che meritava.

Eleonora

“Il viaggio di Darwin”, G. Scarpelli, M. Quarello, Laterza 2018




lunedì 9 luglio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NEL CUORE DELL'INFANZIA
 
Il Club della Via Lattea, Bart Moeyaert (trad. di Laura Pignatti)
Sinnos 2016


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Quella notte, al buio, Max mi disse che non c'era posto per me nel suo letto. Io avevo appena attraversato la stanza e non avevo il coraggio di girarmi o di tornare indietro.
C'era sempre il rischio che mi perdessi nel cuore della notte.
Era quel momento in cui il giorno passato non c'era più e il giorno dopo non era ancora incominciato. Non avevo la più pallida idea di come lo sapessi, non avevo la più pallida idea se fosse vero, ma era meglio non rischiare."

Se ci fossero dubbi: Max è il maggiore, Oscar è il minore dei due fratelli.  Tre ragazzini, Oscar Emma e Max in un'estate strana: passata a fare 'niente'. Un gruppo di tre è di fatto già un club, e quel tetto di capannone dove si incontrano tutti i giorni è la loro clubhouse. Controllare la gente che passa lungo la Via Lattea all'incrocio con via delle Rose è la loro attività di rilievo, nella fattispecie verificare che il vecchio bassotto soprannominato Dottor Jekyll compaia all'angolo nel giusto orario, seguito dalla altrettanto vecchia padrona soprannominata Nancy Sinatra...
Questa è quella bella noia estiva, dietro cui si nascondono però altri malesseri: una mamma lontana per pensieri ingarbugliati, una zia che sta per morire. Per cacciarli lontani, i pensieri hanno bisogno di altri pensieri e Jekyll e Nancy sono un'ottima scusa: da un giorno all'altro, sono spariti nel nulla? E perché proprio ora che quei tre hanno scommesso su chi per primo dei due morirà?

E' un fatto: ci sono autori che sanno raccontare l'infanzia meglio di altri.
Bart Moeyaert è uno di loro. Il racconto attento di soli due giorni di vita di questi tre ragazzini e di tutto il mondo che li circonda può distendersi senza fretta in poco più di un centinaio di pagine.
Ed è un piacere assoluto leggerlo, per merito anche di una sensibile traduzione di Laura Pignatti, sua voce italiana.
Con la stessa onestà che possiede un videoregistratore, Moeyaert racconta e sembra quasi sparire: è talmente tanto nascosto dietro il suo racconto, che chi legge sente solo la voce del piccolo Oscar, Os, segue i suoi dialoghi frequenti e spesso trepidanti e soprattutto i suoi bellissimi monologhi interiori. E in questi riconosce pezzi della propria infanzia o di quella dei propri figli, alunni, nipoti. Insomma di altri bambini veri. Un universo infantile perfettamente centrato in una porzione di realtà in cui agiscono e si intersecano piccoli nuclei affettivi, specchio di una società complessa: un padre che lavora troppo e una madre fuggitiva che stanno cercando di capire come salvare il loro matrimonio, una famiglia malinconica per una morte incombente, una coppia di emigrati che si arrangiano con una lingua non loro e con un lavoro 'ai margini', una madre e una figlia che vivono lontane dai modelli convenzionali. Sono un pugnetto di personaggi che costituiscono il piccolo mondo relazionale di questo ragazzino.
Ed è forse qui la grandezza maggiore di Moeyaert, quella di aver saputo capire che il mondo di un bambino si può circoscrivere sufficientemente anche in un incrocio di due strade e in relazioni interpersonali che si contano sulle dita di una mano.
La seconda sua abilità, che condivide con altri autori comparabili e olandesi come lui e mi riferisco a Kuijer, sta nel saper leggere e ricostruire in ambito letterario la società con uno sguardo laico e maledettamente onesto con il risultato di non scalfire mai la complessità della vita reale.
La terza sapienza che mi sento di attribuirgli ha a che fare con la prima.
A mio parere, Bart Moeyaert è allo stato attuale dell'arte uno dei migliori narratori di storie di fratellanza. Con la delicatezza e l'attenzione che sempre distingue la sua ricerca introspettiva dei personaggi, spesso si è soffermato sulla specifica relazione che esiste tra ragazzini e ragazzine consanguinee. Visto che in passato, ha già avuto modo di mettere a fuoco il tema, con Fratelli (Rizzoli, 2011) di impronta autobiografica, e ha convinto molti suoi lettori e lettrici, me compresa, si conferma qui che sull'argomento abbia avuto modo di ragionarci a lungo, fin da quando aveva quattro anni....

Carla

venerdì 6 luglio 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)



ADOLESCENTI E FAMIGLIE IN CRISI


Sembra esserci un filo conduttore comune, sotteso a molti romanzi rivolti ai ragazzi: le difficoltà della famiglia viste dal punto di vista degli adolescenti. In particolare, genitori fragili, messi di fronte al disagio giovanile, spesso connesso al bullismo.
Per darvi un’idea di questo filo conduttore vi propongo due romanzi, uno ristampato da poco in una collana diversa dall’originale, l’altro nuovo di zecca.
Nel primo, ‘Obbligo o verità’, di Annika Thor, riproposto dalla Feltrinelli nella collana Up, la protagonista femminile, Nora, è alle prese con un intricato nodo di relazioni, mentre la madre, separata, è presa dalle sue vicissitudini sentimentali.
Nora vuole riconquistare l’amicizia di Sabina, la sua amica del cuore, che si è allontanata per seguire una nuova amica, Fanny; per raggiungere questo obbiettivo è disposta a tutto, anche facendosi complice di un perverso gioco ai danni della ‘bruttina’ di turno, Karin, una ragazza goffa dalla famiglia ingombrante. Mentre l’intreccio di bugie, complicità, sofferenze segrete si fa sempre più soffocante e pericoloso, la mamma di Nora non si accorge di nulla, non fa domande, se non quando il disastro si è compiuto. La Thor descrive bene il meccanismo seduttivo del ‘male’, qui incarnato da Karin, che porta la protagonista a compiere azioni che disprezza, che non avrebbe mai voluto compiere: una bella analisi delle complicità, dalla motivazioni più disparate, che consentono ai bulli e alle bulle di esistere.

Di bullismo e di solitudine parla anche il romanzo di Allan Stratton, l’autore de ‘La casa dei cani fantasma' , in ‘Un viaggio chiamato casa’, pubblicato nella collana Contemporanea della Mondadori. Qui la protagonista, Zoe, ha una vita davvero complicata: ha dei genitori quanto meno distratti, una cugina che la perseguita a scuola, con il suo gruppo di amiche, e una nonna, che vive a Casa Bird, la casa di famiglia, che pian piano sta scivolando nella demenza.
Zoe è molto legata alla nonna, che vive ancorata ai ricordi lontani, alla sua casa dall’igiene improbabile, con i nidi per gli uccellini in giardino. Mentre la sua mente man mano si appanna, i genitori di Zoe pensano di rinchiuderla in un ospizio. Zoe sa che la nonna ne morirebbe. E così, anche per sfuggire alle continue angherie della cugina, considerata in famiglia un esempio di successo sociale, decide di scappare con la nonna a Toronto dove vive un altro figlio, lo zio Teddy; solo la sua presenza sembra poter rasserenare la nonna. Solo che zio Teddy nel frattempo è diventata zia Teddi, cambiamento che spiega la rottura con la famiglia. Il folle piano di Zoe, dunque, ha successo: Teddi e la madre si ritrovano e questo apre la strada alla soluzione del problema più assillante, trovare una sistemazione amorevole alla nonna. Se il finale immaginato dall’autore, in cui la famiglia si ritrova e si compongono tutti i contrasti e le incomprensioni precedenti, risulta un po’ troppo rassicurante, il romanzo di Stratton prende una piega inaspettata: le ultime pagine del libro sono dedicate alla descrizione commovente del rapporto fra nonna e nipote, negli ultimi giorni della sua vita. Il tema della morte e dell’addio, trattato anche in altri romanzi, è qui descritto come un percorso comune, vissuto da chi se ne sta andando e da chi resta, un percorso che consente di affrontare la fine con dignità. E questa parte mi è sembrata la più originale e più intensa di tutto il romanzo, altalenante, nelle pagine precedenti, fra il grottesco e il drammatico.
In tante altre narrazioni la presenza dei nonni rappresenta il punto di equilibrio affettivo delle famiglie, basti pensare ai romanzi di Kuijer; qui, in particolare, sembra di registrare una particolare fragilità della generazione di mezzo. Ma è anche vero che fra queste due generazioni, quella dei nonni e quella dei genitori, si è interposta una rivoluzione epocale, negli anni ‘70, nei rapporti di famiglia, nella visione del ruolo genitoriale. Ne sono seguite figure genitoriali più incerte, forse immature, sicuramente prive di quelle certezze che hanno caratterizzato al vita familiare nei decenni precedenti. Ma è anche vero che si sono rotti definitivamente, io spero, i vincoli della famiglia patriarcale. E se la libertà femminile, ancora assai fragile, passa attraverso un certo grado di incertezza, impareremo a gestirla, prima o poi.
In entrambi questi romanzi, dunque, una fotografia precisa del rapporto fra le generazioni e del disagio giovanile espresso soprattutto nel bullismo; e, in entrambi i casi, un finale forse anche troppo consolatorio, che non toglie che queste siano letture stimolanti per ragazze e ragazzi riflessivi dai tredici anni in poi.

Eleonora

“Obbligo o verità”, A. Thor, Feltrinelli 2009, ristampa nella collana Up 2018
“Un viaggio chiamato casa”, A. Stratton, Mondadori 2018


mercoledì 4 luglio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


COME QUALMENTE...


Le avventure di Pantagruele, Maristella Bellosta, Chiara Tronchin
Ortica Editrice 2018

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"A parte il nome, ero come tutti gli altri bambini del mondo: bevevo mangiavo e dormivo e bevevo, dormivo bevevo e mangiavo. Mi rotolavo nel fango, mi sporcavo la faccia, facevo pipì addosso, me la facevo sotto, mi soffiavo il naso nelle maniche, scoppiettavo dal didietro, mi sbrodolavo mangiando, facevo rutti a rombo di tuono, mi scaccolavo con impegno, saltavo di palo in frasca....."

Una seconda cosa lo distingue da tutti gli altri bambini: essendo figlio del Gigante Gargantua, Pantagruele è gigantesco a sua volta. Per il resto, la sua infanzia è quella normale di figlio di re. Seguendo l'insegnamento di un vecchio maestro di suo padre, il monaco Gianni, Pantagruele cresce pieno di curiosità. Ed è per questo che, finite le scuole, decide di andare in giro per il mondo per un anno. Come compagno ha Tokei (abbreviazione di Tutto ok e alter ego di Panurgo), povero in canna, sudicio, ma altrettanto intraprendente e tagliente. Insieme esplorano il l'Isola del Vento, attraversano le terra degli animali fantastici fino ad arrivare al paese degli invisibili. E poi e poi e poi...paese delle parole congelate. Sempre e inesorabilmente sulle orme del vero Pantagruele, quello di Rabelais.

Libertariamente tratto, così si legge nel colophon, da Gargantua e Pantagruele di François Rabelais (in realtà principalmente dal secondo libro). Queste due circostanze, il libertariamente, e Rabelais, hanno fatto sì che la curiosità si accendesse su un libro difficile da trovare sugli scaffali delle librerie. Una passionaccia per l'epopea fantastica in cinque volumi di questa schiatta di giganti, esagerati in tutto, e dall'altra quell'avverbio che mi riporta indietro di quarant'anni quando a militare tra libertari c'ero anche io.
Scritto con un certo garbo, questo libretto ha il pregio di restituire alcuni aromi del grandissimo Rabelais cinquecentesco. Il primo dei quali è il gusto per l'elencazione, per l'esagerazione in crescendo.
Maestro incontrastato di un modo di fare satira che corre lungo il filo dell'assurdo, Rabelais è stato capace di inserirsi nella tradizione rinascimentale di Pulci e Folengo per quanto riguarda il tema, il mondo di queste creature smisurate, ma nello stesso tempo di distaccarsene per una ricerca più introspettiva dei suoi personaggi. Attraverso il loro modo di leggere il mondo si arriva a concludere che quella che sembra una 'semplice' epopea goliardica, nasconde una velata (e neanche troppo, visto che il libro è stato messo all'indice) critica alla società del tempo, in particolare a certi modi di 'fare scuola'. Il maestro Gianni che si ritrova puntuale anche in questa versione per bambini continua a costituire un nodo importante, un vero e proprio perno intorno a quale tutto ruota.
Senza alcuna velleità di confronto con l'originale, è ovvio, queste Avventure di Pantagruel (peraltro non le prime se si tiene conto del libro I giganti di Sofia Gallo del 1999) mantengono il gusto per l'esagerazione e nel contempo per il gioco di parole, il guizzo ironico e la vena 'assurda' di certi ragionamenti: tutte caratteristiche rabelisiane che calzano alla perfezione in un libro per ragazzini alle prime letture in autonomia.
Non c'è che da gioirne, visto il panorama piuttosto povero di proposte di buon artigianato dell'editoria italiana pensata per lettori e lettrici dei primi anni delle elementari.
Un altro pregio di questo piccolo omaggio a Rabelais sta nell'aver contribuito a riaccendere l'interesse  su un libro, anzi cinque, Le avventure di Gargantua e Pantagruele, che merita di essere letto e riletto mille volte con la sicurezza di non annoiarsi mai.
Provare per credere.

Carla

lunedì 2 luglio 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ALL’AVVENTURA


Enid Blyton, l’autrice del ciclo di romanzi dedicato a La Banda dei Cinque, ha pubblicato il primo, dal titolo ‘La banda dei cinque. Sull’isola del tesoro’ nel 1942 e di lì a seguire gli altri quattro. Da questi romanzi sono stati tratti due film e una serie televisiva, denotando la traducibilità in immagini di una trama incentrata sull’azione e una grande popolarità dell’argomento. In Italia i romanzi sono stati tradotti da Mursia, in un’edizione ormai fuori commercio. Ora Mondadori ripropone questi testi, con una nuova traduzione di Manuela Salvi.
Di che si tratta? Di classici romanzi d’avventura, di quelli che è difficile individuare nelle collane dei vari editori per ragazzi, sovrastati dal fantasy o dalle storie ‘a tema’. Il romanzo d’avventura non può che ruotare intorno all’azione, al succedersi di eventi che in modo più o meno rocambolesco coinvolgono i protagonisti. Nel nostro caso i protagonisti sono tre fratelli, Julian, Dick e Anne, che raggiungono gli zii per passare con loro l’estate; la cugina Georgina, che si fa chiamare George per una precisa scelta di campo, vuole vivere come un maschio; infine il cane ‘clandestino’ di George, Tim, un cane dagli oscuri lignaggi e dalla grande simpatia.
George è la proprietaria di un’isoletta rocciosa, Kirrin Island, poco distante dalla costa: è un’isoletta disabitata, circondata da scogli e con un castello diroccato: il luogo perfetto per mille avventure. Durante una coraggiosa esplorazione del castello, la banda viene sorpresa da una tempesta, che riporta in superficie il relitto di una nave. Come resistere alla tentazione di esplorarla? Si parla infatti di un tesoro nascosto e forse i nostri ragazzini avranno la possibilità di trovarlo. A questo punto la narrazione ha un’accelerazione e con ritmo serrato ci racconta delle formidabili imprese della banda, alle prese non solo con la ricerca del tesoro, ma anche con dei banditi senza scrupoli che cercano esattamente la stessa cosa.
Come si capisce, il racconto è estremamente scorrevole, raccontando con efficacia e senza orpelli la vita e le avventure di questo gruppetto di ragazzini, di un’età compresa fra i nove e i dodici anni, alle prese con la natura, con i cattivi di turno e con adulti a dir poco fastidiosi e avidi, come lo sgradevole zio Quentin.
La Blyton, non particolarmente apprezzata dalla critica britannica, ci restituisce l’immagine di un’infanzia libera dai pensieri dei grandi, pronta ad affrontare qualsiasi avventura, la Gente Bassa de ‘Il piccolo regno’, con un proprio codice autonomo e nessun adulto a interferire. Di questa libertà, per loro solo sulla carta, hanno bisogno i nostri giovani lettori e lettrici, scorrazzando con la fantasia nei mari turbolenti del nord, fra relitti e quella grande cosa che è l’amicizia, il costituirsi di una banda del ‘tutti per uno, uno per tutti’. Dimensione eroica e fantastica dell’infanzia, che nella letteratura contemporanea risulta un po’ appannata. Credo che il successo avuto all’epoca, e in parte anche oggi, dipenda proprio dalla essenzialità del messaggio e dalla linearità di uno stile senza fronzoli.
Ben ha fatto la Mondadori a riproporre questo ciclo di romanzi, perfetti per lettori di otto, nove anni, ma anche più piccoli, con un’appassionata lettura ad alta voce.


E intelligente anche la scelta di lasciare la copertina originale, affidando a cinque illustratori contemporanei le sovra-copertine. Comincia Quentin Blake per questo romanzo e seguono poi Helen Oxenbury, Emma Chichester Clark, Oliver Jeffers e Chris Riddell, nel romanzo in corso di pubblicazione, come un grande omaggio a una importante esponente della letteratura inglese per ragazzi del secolo scorso.
E’ una bella lettura, che fa respirare a pieni polmoni l’aria dell’estate, approfittatene.

Eleonora

“La banda dei cinque sull’isola del tesoro”, E. Blyton, Q. Blake, Mondadori 2017