lunedì 13 gennaio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


MA CHE ANIMALE SEI!


I libri sugli animali sono tanti e di tipologie diversissime: possono essere elenchi, descrizioni di ambienti, classificazioni tassonomiche, oppure testi divertenti o che mirano a stupire i lettori. Già da questo si può capire che l’illustrazione, in questi diversi casi, non svolge la stessa funzione, che può essere di spiegazione, di integrazione, può essere la parte essenziale in cui si esplica il messaggio o può assecondare l’aspetto meno sistematico della trattazione, inserendo il lato buffo, divertente, ironico in un contesto magari serissimo, così come può mirare a suscitare emozioni o sentimenti che il testo indirettamente sottende.
Questa premessa è assolutamente necessaria quando si ha a che fare con libri esteticamente rilevanti, ma che utilizzano magari un approccio ‘divergente’ rispetto alle più tradizionali trattazioni sui cataloghi zoologici. 
E’ questo il caso di ‘Curiosi mammiferi’, di Florence Guiraud. Preceduto da ‘Curiosa natura’, il nuovo volume della Guiraud, sempre pubblicato da L’Ippocampo, si avvale della consulenza scientifica di Emmanuelle Grundmann e propone una carrellata di animali, ordinata tassonomicamente, e rappresentata sempre con la precisione, l’acume e il senso del meraviglioso che contraddistingue l’autrice. 



Le illustrazioni, infatti, mettono di volta in volta in evidenza mani, zampe, poderosi posteriori, orecchie, musi. I testi che integrano i singoli capitoli sono molto orientati al tema della conservazione e credo che in questi mesi di catastrofi, solo apparentemente naturali, che hanno decimato la vita selvatica in Australia e prima in Amazzonia, l’argomento sia non solo attuale ma anche ineludibile. Proprio nella prefazione, la Giraud si chiede per quanto tempo ancora alcuni degli animali che con tanta cura ha disegnato, perché i bambini e le bambine di oggi li potessero conoscere meglio, saranno parte dei panorami, degli ambienti che li hanno ospitati finora.


I bambini di domani conosceranno leoni, giraffe, pangolini o pipistrelli, o faranno solo parte di quell’esercito silenzioso di creature scomparse a causa del cambiamento climatico, dello sfruttamento delle risorse naturali, del bracconaggio e di tutto l’armamentario distruttivo di cui è capace l’homo sapiens? Mentre come adulti ci dovremmo chiedere quale mondo stiamo consegnando alle generazioni future, le bambine e i bambini di oggi possono divertirsi e imparare sfogliando questo bel libro, e magari anche molti altri, così accurato, così sintetico e anche così divertente, nel mettere in evidenza le caratteristiche più curiose dei vari animali. L’ironia è una dote preziosa, è uno sguardo sorridente sul mondo, pronto a cogliere il lato buffo dei suoi abitanti, così come anni fa aveva fatto Adrienne Barman con la sua ‘Strana Enciclopedia’, in cui i diversi animali venivano raggruppati con criteri del tutto inconsueti. I musi degli animali, i loro sguardi ora curiosi ora distaccati e distanti, guardano il lettore e la lettrice catturandone l’attenzione: il sorriso è inevitabile, così come il desiderio di saperne di più. L’accuratezza del disegno, realizzato utilizzando diverse tecniche grafiche, la precisione, il richiamo alla tradizione dell’illustrazione scientifica nei trattati naturalistici dal Seicento in poi fanno di questo libro un prodotto raffinato, ma nello stesso tempo godibilissimo anche per i più piccoli.


Sarebbe bello se nelle biblioteche scolastiche ‘Curiosi Mammiferi’ prendesse posto accanto agli accuratissimi testi di tassonomia, o ai più moderni apparati fotografici, per dare a bambini e ragazzi una pluralità di approcci sicuramente stimolante.
Lettura consigliata per giovani naturalisti a partire dai sei anni.

Eleonora

“Curiosi Mammiferi”, F. Giraud, L’Ippocampo 2019



giovedì 9 gennaio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'EQUOVOCO

Il castoro, l'uovo e la gallina, 
Eva Francescutto, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno, non lontano dal bosco, il castoro dormiva profondamente.
Quand'ecco che...'Ho trovato un uovo laggiù' disse il riccio preoccupato 'poi ti spiegherò. Ora vado a dirlo a tutti gli altri. Tu tienilo d'occhio e mi raccomando: per NULLA al mondo...
...devi darlo alla gallina!'"

Ma il castoro che ha sgranato gli occhi all'urlo intimidatorio del riccio, ora li richiude e sul suo sasso si riaddormenta profondamente. Dopo pochissimo anche lo scoiattolo transita davanti lì davanti e, guardando con terrore l'uovo che il castoro dovrebbe sorvegliare, conferma quanto detto dal riccio: per NULLA al mondo... lo deve dare alla gallina. Ancora una volta il castoro sobbalza per l'intimidazione e poi si riaddormenta. E tra un sonno e un sobbalzo, il castoro si risveglia solo quando il tono di voce degli animali di passaggio si fa perentorio...
L'uovo si sta schiudendo e il castoro, memore di quanto ha potuto sentire dal suo sasso da riposo, fa l'unica cosa che la sua mente ha registrato...peccato che sia quella sbagliata.

A parziale discolpa del castoro, va detto che quando uno dorme, dorme. E non è che non si veda: lì su quel sasso, avvolto dal nulla in un bel silenzio, a tutti dovrebbe essere chiaro che il poveretto sta cercando di riposare. E non è corretto o saggio investirlo di un peso tanto grande, senza sincerarsi che nella sua testa ovattata dal sonno il messaggio si stato recepito per intero. Troppo facile scaricare sui più deboli tanta responsabilità... E così, considerate le circostanze, accade l'inevitabile.
Un imbarazzante malinteso. 


Ogni oggetto, così come ogni individuo, è portatore di proprie caratteristiche che in alcune condizioni ideali possono rivelarsi talenti. Nel libro, uno delle più interessanti è proprio la pagina.
I caratteri formali di una pagina possono essere limiti o opportunità, ovvero se ben utilizzati, possono trasformarsi in talenti per il libro che compongono.
Per illustratori e scrittori la pagina è difatti il luogo fisico che una storia da raccontare deve necessariamente abitare: ciascuna delle due facce di un foglio che, rilegato in modi anche differenti, va a costituire un libro, un quaderno. Quando si è di fronte a un albo illustrato la pagina assume un doppio valore: continua a essere un foglio, ma spesso e volentieri è -dal punto di vista visuale- in connessione stretta con il foglio attiguo. È banale dire che detta relazione c'è anche nella letteratura non illustrata, ovvero anche in un romanzo a foglio segue foglio, a pagina si avvicenda pagina, sulla linea di un testo scritto.
Nell'albo illustrato, però, questo taglio naturale dato dalla legatura tra foglio di sinistra e foglio di destra può essere 'sottolineato' come se fosse realmente un 'avvallamento' dove i disegni possono addirittura scomparire (L'onda di Suzy Lee; La gara delle coccinelle ecc. ecc.), ma può essere anche 'ignorato' da chi mette sui fogli contigui un unico disegno, evitando con accortezza di farceli finire dentro, o due bei disegni separati per evitare il problema dalla radice.
Ma il giro pagina, lui, è inevitabile e in quanto tale, da parte di chi scrive o illustra, è cosa buona e giusta servirsene e utilizzarlo, sfruttarlo al massimo delle sue potenzialità.


Qui l'intera questione, è il caso di dirlo, ruota intorno a questo movimento rotatorio che fa il foglio di destra diventando il foglio di sinistra dello specchio successivo.
L'astuzia qual è? Quella di costruire un grande equivoco (il malinteso, nel senso più letterale possibile), che infatti è soprattutto sonoro, tra le due facce della stessa pagina. Con una precisione da metronomo, la veglia e il sonno del povero castoro si alternano secondo una sequenza che sfrutta la forma di un libro a proprio uso e consumo: il castoro dorme sul suo sasso nella pagina di destra, poi si gira pagina e lui continua a dormire sebbene qualcuno gli stia parlando.


Nella pagina ancora dopo lui, sempre a destra, è completamente sveglio perché qualcuno gli ha appena urlato le ultime parole della frase iniziata nella pagina prima. Girando ancora una pagina, lui è ancora sveglio, ma questa volta è solo. Al successivo giro di pagina il castoro inevitabilmente (se non infastidito da urla) dorme di nuovo. 
E resta addormentato anche nella pagina successiva, quando qualcun altro arriva e gli parla...Giro pagina, nuovo sobbalzo per la solita (fine) di frase che gli viene urlata addosso ancora un volta.


Se il suo avvocato, durante il processo che lo vede imputato correo in un omicidio, sostenesse in aula la non colpevolezza del suo assistito, ci sarebbe ben poco da eccepire. Quel castoro è innocente!

Carla

Noterella al margine. Questo piacevole raccontino entra nella folta schiera dei libri 'cattivi' pubblicati da Minibombo. 


Concepito sull'accumulazione, inquadratura quasi sempre a 'camera fissa' sul sasso, piccoli dettagli che variano impercettibilmente, colpo di scena finale. Ci sono tutti gli elementi per farsi amare dai bambini più piccoli, i quali tuttavia, almeno a una prima lettura, rimarranno a bocca aperta e forse ci metteranno qualche tempo in più rispetto ai più grandi a cogliere il sottile equivoco su cui tutto appoggia... ma è cosa nota che alla cattiveria non c'è limite.

martedì 7 gennaio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA CONDANNA DELLA DIVERSITA’



Vera Brosgol, fumettista russa di nascita, americana d’adozione, torna a raccontarci un pezzo della sua adolescenza: in ‘Sempre pronti’, pubblicato da Bao publishing, descrive con acume un’estate terribile della sua infanzia.
La protagonista, Vera, è una bambina di nove anni, immigrata dalla Russia, con i grandi problemi della sua età: per quanto si sforzi, non riesce a integrarsi con il gruppo di bambine che frequenta: troppo diversa, lei che segue la chiesa ortodossa, troppo povera per fare regali di compleanno all’altezza delle amiche. Per sfuggire a un’estate di noia e di solitudine, accetta di andare col fratellino al campo scout degli immigrati russi, sperando di fare un’esperienza che valga la pena condividere al ritorno con le sue altezzose compagne di scuola. Ma l’impatto con il campo è micidiale: dorme in tenda con due ragazzine di quattordici anni, che la ignorano, se non disprezzano; il bagno è un orrendo tugurio, non riesce a legare con nessuno, fino a quando le più grandi, invaghite di un ragazzino, non scoprono l’abilità artistica di Vera; i suoi ritratti vanno a ruba, si condividono i dolcetti, proibiti dal regolamento del campo. Tutto sembra filare liscio, fino a quando Vera non precipita nuovamente ai gradini più bassi della scala sociale, quando provoca la scoperta del ‘tesoro’ di dolcetti delle ragazze, causando una dura punizione collettiva.
A peggiorare ancora la situazione, l’annuncio che la vacanza durerà due settimane in più del previsto; tutto sembra perduto, anche la capacità di solidarizzare con le altre vittime di bullismo: Vera, suo malgrado, partecipa alla derisione che perseguita uno dei maschi, zimbello di tutto il campo.


Tutto sembra virare al peggio, quando si presenta all’orizzonte un’amicizia inaspettata con una bambina più piccola, anche lei amante degli animali. Tanto che, nel finale, la piccola Vera non esclude di voler ripetere l’esperienza l’anno successivo.
La storia, come si vede, descrive una situazione comune: quando si è diversi in qualche modo, e la povertà è un tipo di diversità particolarmente umiliante, è difficile farsene una ragione e trovare modi efficaci per conquistare l’attenzione e l’amicizia de coetanei. Si è disposti a tutto, si accetta di compiacere i più grandi, si partecipa goffamente ai riti di gruppo. Vera vive la classica situazione di chi è fra due mondi, senza appartenere realmente a nessuno dei due: è fuori posto sia fra le bambine americane che fra quelle russe, che hanno maggiormente coltivato le proprie radici.
Sensibilità e ironia sono le cifre stilistiche dell’autrice, capace di scrivere una storia semplice ma che coglie con precisione la situazione da lei stessa vissuta nell’infanzia. Nessun vittimismo, la semplice descrizione della difficoltà di chi sta un gradino più in basso, per età, per censo, per storia personale. Le giovani lettrici e i giovani lettori non hanno difficoltà a riconoscere tante situazioni tipiche dell’età.
Le tavole di questo fumetto, con un bianco e nero campito di verde, inquadrano il racconto in istantanee dei tanti momenti di vita del campo scout. Termometro degli stati d’animo, gli occhi, muniti di grandi occhiali da vista, che dilatano le pupille stupite, atterrite, deluse, finalmente anche pacificate. Le tavole si susseguono a ritmo serrato, dialoghi fulminanti e la disperata testimonianza della protagonista che condivide con noi gioie e dolori.
Lettura scorrevole per amanti del fumetto, ma anche per ragazzine e ragazzini a partire dagli undici anni che si vogliano avvicinare alle storie disegnate. Il fatto che l’editore non abbia scelto di pubblicare questo titolo nella collana specificamente dedicata ai bambini, babao, indica la trasversalità e la godibilità della lettura anche per i più grandi.

Eleonora

“Sempre pronti”, V. Brosgol per testo e immagini, A. Longstreth per il colore, Bao publishing 2019

domenica 5 gennaio 2020


ALCUNI DI LORO E LE PRALINE DI MARIELLA

Si annuncia sempre con una breve telefonata "domani passerei a prendere i libri..."
Di solito si porta via i libri del suo mese di abbonamento, ma poi ne mette nella sacca almeno un altro paio che regala in giro.
È una delle nostre più attive 'agenti' sul territorio e si trasforma in 'macchina da guerra' quando lavora come LOTTAVO LEGGE.
Ama i libri, ovviamente, e le piace discuterne. Talvolta si siede e parliamo un po'. Di libri ne legge tanti e ha buon gusto.
Si chiama Mariella.
Quel giorno, che poteva essere l'11 o il 12 dicembre, però Mariella non è arrivata a sacca vuota, ma con uno scatolino bianco e nero, fatto da lei, che conteneva una dozzina di praline, fatte da lei.
All'istante i golosi della redazione hanno smesso di pensare ai libri e hanno cominciato a pensare alle praline. Alcuni di loro non hanno più smesso.
Richiesta la ricetta via whatsapp, è arrivata. Va da sé che la suddetta ricetta ha viaggiato sui cellulari di alcuni di loro per qualche giorno. E poi alcuni di loro sono entrati in azione e non hanno più smesso di produrne.


A tal punto in azione, che ne hanno fatto il regalo di natale per un bel po' di cari amici e qualche parente, mettendo  6 preziosissime praline dentro scatoline di metallo, riutilizzabili.


Qui la ricetta, con una unica variante. Le praline di Mariella erano decorate dalla codetta colorata, alcuni di loro invece le hanno decorate con la granella di zucchero fatta in casa.

Ingredienti per le praline:
300 nocciole pelate, tostate e tritate
250 gr. di zucchero
75 gr. di cacao amaro
50 gr. di cioccolata amara fondente grattugiata
7 cucchiaini di caffè amaro
9 cucchiaini di liquore all'anice (sambuca o Sassolino)

ingredienti per la granella di zucchero:
50 gr. di zucchero a velo
4 gr. di acqua fredda


Mescolate tutte le cose secche in una zuppiera quindi aggiungete piano piano i liquidi per rendere l'impasto farinoso e già un po' agglomerato.
Poi con le mani fatte piccole palline da circa una decina di grammi l'una e mettetele nei pirottini, quindi intingeteli a capa sotto nella granella di zucchero o nella codetta. Per i pigri la granella industriale, per i più volenterosi quella fatta in casa.
Mettete le praline in frigo per almeno 4 ore.


Se partite subito, le potete disporre debitamente confezionate già anche nella calza della Befana.

Carla (una di loro) 


giovedì 2 gennaio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!



MATEMATICA UNIVERSALE


E’ uscito nel 2019 e non ho fatto in tempo a proporlo prima che l’anno finisse, ma eccolo qui ad inaugurare la nuova stagione: si tratta di ‘Il Linguaggio dell’Universo. Viaggio illustrato nel mondo dei numeri’, densissimo libro di divulgazione proposto in Italia dal Touring Club. Gli autori sono l’inglese Colin Stuart e lo spagnolo Ximo Abadia, che riescono a trovare insieme una rara ed efficace sintesi nel rendere comprensibili i concetti più astratti.
‘Il Linguaggio dell’Universo’ parte con una premessa impegnativa ed ambiziosa: il linguaggio della matematica è universale, ovvero è lo stesso ai quattro angoli del pianeta; è, quindi, il linguaggio della natura, ovvero dell’Universo. Tutto quello che c’è può essere espresso e spiegato in termini matematici.
Antico, antichissimo punto di vista che si fonda sull’idea di un mondo fatto di numeri e figure geometriche, che noi dobbiamo solo cogliere e interpretare. Non mi soffermo su questa affermazione, che fonda buona parte della scienza moderna, come ci ricorda la famosa frase di Galileo, contenuta ne ‘Il saggiatore’, che parla del libro della natura e del suo linguaggio matematico.


Partendo con una premessa di tale peso, il libro di cui parliamo non può che seguire la via di mostrarci dove e come la matematica, i numeri e le figure geometriche spiegano il mondo naturale che ci circonda: ci sono quindi la sequenza di Fibonacci e la disposizione dei semi nel girasole, il ritmo biologico delle cicale, la simmetria, i frattali e il delta dei fiumi, la forma degli organismi unicellulari. E poi, la genetica, la struttura atomica, la tavola degli elementi e una breve rassegna di leggi fisiche, da Archimede a Newton.
In questo oceano di complessità ci muoviamo con meraviglia e una sorta di timore reverenziale verso argomenti e temi che si comprendono di grande portata, ma che sfuggono alla reale comprensione della maggioranza di noi. E’ una bella impresa quella tentata dagli autori, di rendere semplice ciò che è evidentemente complesso, sfiorando i vari argomenti con chiarezza e grande capacità di sintesi. Ed è proprio così: pur non entrando nel merito di nessuno degli argomenti trattati si chiude il libro con l’impressione di aver sistemato qualche tassello nella vasta schiera di domande che di solito si presentano affrontando questioni scientifiche.
E’ quindi un bel libro, un ottimo incipit per un anno che speriamo porti belle novità, un esempio da manuale di quella divulgazione che, sfruttando il punto di forza di un’illustrazione che contribuisce fortemente a rendere comprensibili i concetti astratti, si presta ad essere utilizzata da adulti e ragazze e ragazzi curiosi. Di grande formato, con un’impaginazione vivace, riducendo il testo ad un condensato di concetti importanti, il libro si presta ad una lettura veloce, ma anche ad essere un punto di partenza per successivi approfondimenti.


Ma oltre a questi meriti indiscutibili, che fanno de ‘Il linguaggio dell’universo’ uno dei migliori libri di divulgazione dell’anno appena trascorso, a me è piaciuto per la chiarezza e la forza con cui espone il concetto chiave sopra ricordato e che fonda la storia della scienza moderna: l’Universo parla la lingua dei numeri, sta a noi riuscire a decodificarla. E’ un assunto indimostrato e indimostrabile, che però ci rende partecipi di un mondo che pensiamo di poter comprendere e dominare.
Personalmente preferisco i dubbi alle certezze granitiche, ma questa esprime un indiscutibile fascino, l’idea grandiosa di un mondo che col suo linguaggio eterno attende di essere compreso.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi che con la matematica hanno una certa dimestichezza, ma anche a lettrici e lettori curiosi, di tutte le età, o quasi.

Eleonora

“I linguaggio dell’Universo. Viaggio illustrato nel mondo dei numeri”, C. Stuart e X. Abadia, Touring club 2019


martedì 31 dicembre 2019

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
E PER FARE FESTA
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita.  
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2019
 
 
 
perché 
"Il topos letterario che Florence Thinard ha scelto è già di per sé garanzia di successo.
Associato a una piacevolissima scrittura che sa dosare tensione e climax e a una evidente dimestichezza nel campo della divulgazione per ragazzi (da lì arriva il know-how di questi marinai improvvisati: a lungo Thinard ha scritto di questi argomenti) Meno male che il tempo era bello è una lettura a dir poco avvincente.
Mettere un gruppo di persone in balia del mare, o su un'isola deserta (i riferimenti letterari non sono casuali), comunque lontano da tutti e da tutto e senza alcuna possibilità di contatto con la vita di un tempo, è già di per sé una porta aperta sull'avventura.
Mettere a loro disposizione una serie di oggetti perché ne facciano il miglior uso, solleticando così non solo la loro inventiva, ma anche quella del lettore è un altro elemento di sicura riuscita. O, ancora meglio, insegnare loro come costruirli e come servirsene. Cosa ci può essere di più divertente e interessante?"
 


perché
"Un gioiello, piccolo e prezioso, ci viene regalato dalla casa editrice LiberAria: una storia breve, un racconto del grande e compianto Osvaldo Soriano, che qui realizza una storia per bambini, ‘Nero, il gatto di Parigi’.
E’ un libro prezioso, molto curato nella traduzione, di Ilide Carmignani, nella veste grafica e nelle illustrazioni, di Vincenza Peschechera, che questo piccolo editore, LiberAria ci regala; una lettura per tutte le età, anche per quegli adulti che possono smentire il gatto Nero che afferma che ‘a la gente grande le falta imaginacion’. Leggetelo!"
 
Agosto 2019 
 
 
 
perché
"Julie Fogliano non va mai ignorata.
Per tre ordini di motivi: ha spesso cose belle da raccontare, come capita ai poeti, prende velocità e direzioni differenti, come capita ai poeti, e la sua voce sale sempre fuori dal coro, come capita ai poeti.
E come se non bastasse, in questo preciso libro viaggiano con lei due altri grandi talenti: quello di Chiara Carminati, alla traduzione, che fa suonare la lingua con parole come un silenzio che scricchiola o una porta sospesa tra l'andare e il venire, e quello di Lane Smith, illustratore gigante.
Julie Fogliano negli Usa (e anche altrove, a giudicare dalle molte lingue in cui sono tradotti i suoi libri) è un'autrice molto amata e molto stimata.
In Italia, finora, non pare essere per tutti.
Forse perché è poesia? E si sa, la poesia è una roba da iniziati.
Forse perché la sua non è velocità ma lentezza? E si sa, chi è lento resta indietro.
Forse perché si occupa di piccolezze, come un seme che non cresce, o una balena che non passa, o una casa un po' sbilenca e rotta? E si sa, cose così son senza importanza.
Che dire? Il peggio è per chi la ignora.
Intorno a due perni tutto ruota: una casa e l'assenza, il non essere (di dickinsoniana memoria)."
 
"un oggetto non è solo ciò che è per il suo uso comune, esiste per la sua forma, magari alterata dall’uso. Ogni oggetto può essere in sé estetico, ma a renderlo tale è lo sguardo dell’osservatore, che vede un lato nascosto, un lato implicito. E l’accostamento di un oggetto all’altro, la collocazione in uno spazio diventa il gesto artistico per eccellenza, il gesto creatore di qualcosa che prima non era visibile e che si manifesta per mano dell’artista.
Questa modalità così essenziale è vicina al gioco libero dei bambini, che trasformano una cosa in un’altra, animano gli oggetti inanimati. E questo è il secondo punto d’interesse che troviamo nell’albo: l’esplicitazione di una profonda affinità fra una modalità artistica e il mondo ludico dell’infanzia. Cornell stesso fece un’esposizione in cui alcune opere erano poste all’altezza di bambino, proprio perché nell’infanzia l’immaginazione non è assoggettata alla verosimiglianza."
 
Settembre 2019 
 
perché
"Un lavoro di cesello nel testo, fatto di riflessione, è la Dorléans a dirlo, su ogni parola, su ogni punto, su ogni virgola. Questo lento e attento lavorio nel togliere, limare, sistemare è quello che spesso fa la differenza tra un albo illustrato e un bell'albo illustrato.
Pubblicato esattamente un anno fa in Francia e già premiato e selezionato in premi importanti, La gita notturna è un libro insolito. Costruito su un filo narrativo molto sottile, riesce ad avere una grande resistenza e impatto, nel racconto di questa inaspettata passeggiata notturna che l'intera famiglia fa.
È immediatamente evidente che sia un'idea, forse addirittura una sorpresa, dei due genitori; i bambini, infatti, li seguono con curiosità, ma è la fiducia in loro che li fa arrivare al traguardo. Senza spendere neanche una parola in merito, se non quelle che descrivono il contesto, Marie Dorléans è davvero molto brava e precisa, misurata nel creare proprio questo tipo di atmosfera, ovvero quella che avvolge questa piccola famiglia. Traspare, giustamente mai dichiarata, la fiducia dei piccoli nei confronti dei grandi (ma anche quella opposta, quando sono i piccoli a guidare sull'ultimo tratto in salita), la loro curiosità sempre tenuta a bada, il desiderio di condivisione di una esperienza emozionante, la tensione di ciascuno verso il gran finale, la consapevolezza dei grandi di essere guida nel percorso a piedi, ma anche in quello dell'anima nei confronti dei loro piccoli."
 
"La sinteticità e chiarezza di questi testi rendono il libro apprezzabile anche da lettori e lettrici alle prime armi, a partire dai sei anni.
A dare a questo appassionato catalogo un tono non accademico sono in particolare le grandi tavole della Desmond, che riesce a sottolineare, con la sua tavolozza sfumata, l’aspetto epico o favolistico delle imprese raccontate.
Il suo disegno non è solamente descrittivo e, così come la delicata gamma cromatica, compie una sorta di trasformazione dell’oggetto, che non è più neutro agli occhi del lettore, ma acquista una valenza emotiva: nella danza delle gru, o nel viaggio delle megattere, si trasmette un’idea di eleganza, di forza, di armonia; in ultima analisi di bellezza."
 
 Ottobre 2019
 
"proprio per questa forza narrativa, che radica in molteplici direzioni, che le sue storie hanno anche la capacità di mostrare l'indicibile.
Ecco, in Allumette c'è molto di tutto questo.
In primo luogo, nella riscrittura di una fiaba, dagli Andersen ai Grimm, c'è il senso del meraviglioso che la attraversa, ma c'è anche un omaggio al fantastico e al grottesco di Bierce, che Ungerer condivide con lo scrittore americano.
C'è anche l'onestà intellettuale di raccontare la crudeltà e il degrado del mondo. E con essa c'è la volontà di non essere accondiscendente nei confronti di chi legge e guarda, ma invece di essere provocatorio.
'I bambini vanno sfidati sul piano della paura e della gioia'.
C'è il grande messaggio politico che attraversa il racconto e che lo rende immediatamente contemporaneo e con esso e c'è il coraggio di schierarsi."
 
 
 
perché
"E’ un meccanismo narrativo semplice che nasconde un interessante viaggio nelle mitologie di vari popoli, dagli abitanti della foresta amazzonica a noi, passando per la cultura cinese, giapponese, nordica e così continuando. Quello che stupisce, nella resa delle belle illustrazioni, è l’imprevedibile umanizzazione, i sentimenti che emergono dai volti di queste creature nate per infondere terrore: la rabbia, la paura, la delusione per gli umani inganni, lo stupore, il dolore, come quello del povero King Kong, ormai conscio della fine prossima.
Come non immedesimarsi in questa umana mostruosità, specchio evidente delle nostre illusioni e paure?"
 
 Novembre 2019
 
 
perché 
"Quando un libro è così ben congegnato, quando l'intesa è a tal punto potente, è difficile scindere e valutare l'apporto di chi scrive e di chi illustra. Si assiste a un continuo e serrato dialogo tra un codice espressivo e l'altro.
Tuttavia, se in A fior di pelle i testi dimostravano di avere quella 'sicurezza' tutta materna, che guidava anche l'obiettivo in mano a Massimiliano Tappari, qui invece è l'immagine a dimostrare tutta la sua forza trainante nei confronti del testo. Affettuosamente le parole si fanno 'accendere' dalla inconsueta prospettiva dell'immagine.
E' un po' come se Chiara Carminati le usasse come appoggio elastico per spiccare il suo salto poetico."
 
"qui c’è qualcosa di diverso che comincia proprio dalla struttura del libro che alterna foto e disegni a domande senza risposta; la risposta la deve dare il lettore e con lui gli esseri umani ancora capaci di riflettere. Le domande sono di apparente semplicità: ‘La natura è dappertutto?’, mettendo a confronto un ambiente urbano e delle rocce. In realtà procedono in progressione, minando alle fondamenta alcune nostre certezze: ‘Il lupo sogna una lupa?’, ‘In natura ogni cosa poi finisce?’, ‘Gli animali hanno le nostre stesse paure?’. Alcune delle domande hanno in realtà tormentato generazioni di naturalisti, soprattutto nella biologia pre-darwiniana."
 
 Dicembre 2019
 
 
 
perché
"Se la trama in senso stretto ha molti rimandi ad altri romanzi che hanno trattato temi molto simili, ‘The Skeleton Tree’ si segnala per un intreccio non banale, per una bella ricostruzione dell’ambiente naturale, fatta di meraviglia e di timore. Non ci sono facili concessioni al sensazionalismo, ma una visione del mondo naturale che coniuga conoscenza e senso del mistero, quel sentirsi davvero piccoli quando si è lontani dal mondo della tecnologia. Si segnala anche per un finale per nulla scontato, che colpirà la fantasia dei lettori.
Lettura avventurosa per giovani lettrici e lettori a partire dai dodici anni."
 
 
 
perché
"Ci sono giorni in cui non si può non ringraziare la buona stella che ha illuminato la strada della letteratura per l'infanzia. E già che uno è lì a dir grazie, può anche aggiungerne uno, di ringraziamento, a Hub che, tra le tante belle cose che fa, non dimentica mai di scrivere per bambini e bambine storie così"

FINE