mercoledì 31 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


luglio 2025


Il compleanno dello scoiattolo, Toon Tellegen, Kitty Crowther (trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 

perché

"Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 
Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento."



"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025

perché

"La scelta degli oggetti (che poi è il modo migliore per capire il pensiero di chi l'ha scritto) mi pare davvero attenta al pubblico di riferimento, ovvero i bambini curiosi e bellamente ignora i possibili timori di genitori benpensanti. 
Senza nessuna censura si parla di come uccidere le mosche e si discute di coltelli. 
Ci sono oggetti che fanno parte del loro parco giochi - la palla, il frisbee e forse il dado. Gli altri, che comunque appartengono al loro universo visivo, sono dentro per due ragioni diverse: da una parte è proprio molto interessante e utile capire come funzionano - il volante, il bottone - dall'altra sono così tanto apparentemente semplici da lasciare basiti nell'apprendere quanto in realtà complessi siano, fisica e chimica per capirne di più - il mattone, il liquido, e l'imbuto..."


agosto 2025


La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) orecchio acerbo 2025 

perché

"Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso."


Questa non è una carota., Dylan Hewitt  orecchio acerbo 2024 

perché

"La terza cosa importante che questo libro fa riguarda la letteratura in genere e il nostro rapporto con lei. E qui entra in gioco Coleridge che di questo rapporto ha messo in evidenza un carattere fondamentale: la temporanea sospensione dell'incredulità, the suspension of disbilief! senza la quale la letteratura di finzione non avrebbe avuto alcun senso di nascere ed esistere. 
Si tratta di un patto, solido quanto silenzioso, tra chi scrive e chi legge: "scrivi e io ti crederò. Bene, allora io scrivo perché so che tu mi crederai!" 

settembre 2025


La scuola degli animali, María José Ferrada, Issa Watanabe (trad. Marta Rota Núñez) Topipittori 2025 

perché

"Questa è la piccola meraviglia che accade a ogni nuova frase: non poter prevedere neanche un po' la direzione che le sue piccole storie prenderanno. 
Bello così, farsi portare un po' qui un po' là: celebrare la Festa della Grande Cipolla, andar dietro alle oche che hanno scoperto un sentiero che comincia alla fine del ponte e si inerpica su fino alla luna, un sentiero di aria pieno di stelle. Necessaria sarà la scala.
Cucù! Lo stupore per l'inaspettato è la molla che ha messo in moto tutto; in ognuno dei piccoli racconti trova forme diverse: dal cilindro, o forse dovrei dire dal cerchio in fondo all'armadio, non escono solo conigli... e dai cavolfiori di cartone escono invece agnellini, ma fanno cucù anche oche, galli, volpi e bambine con questo passo saltellante e incerto attraversano il libro per intero."


Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård (trad. Samanta K. Milton Knowles) La Nuova Frontiera Junior 2025 

perché

"Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei."

ottobre 2025


Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 

perché

"Quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere."



Il rospo. E altre storie di Hans Christian Andersen, Valentina Pellizzoni, Silvia Molteni Topipittori 2025 

perché

"Rendere quei racconti - non credo sia un caso quella parola 'storie' nel sottotitolo - di nuovo attuali, svecchiare le sue ottocentate (e con esse tutto il lato religioso è saltato via) e mettere di nuovo in circolazione altro materiale che attesta una volta di più la potenza di un autore 'scomodo' agli occhi di un pubblico che ha cercato di fare di tutto per travisarlo. A partire dallo scempio fatto alla Sirenetta e al suo finale autentico, e alla scelta di selezionare solo ciò che non avrebbe urtato troppo i pensieri dei più piccoli: I vestiti nuovi dell'imperatore, Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, La piccola fiammiferaia. 
In tutte queste è chiara la morale, ma non fa loro mai troppo male. 
Valentina Pellizzoni ci dice che la sua scelta è stata dettata dal desiderio di sintonia con l'immaginario di Silvia Molteni, ma non è solo questo. 
Il motivo dell'ottima scelta di queste sei fiabe sta anche nel loro essere così sorprendentemente attuali e leggibili, a chi se la sentisse, da diventare fondanti moniti riguardo a questioni giganti..."

novembre 2025


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo Editore 2025 

perché

"Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita." 




L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina (trad. Eleonora Armaroli) Terre di Mezzo 2025

perché

"La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato..."

dicembre 2025



L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell, Il Castoro 2025 

perché

"L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 
Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto."


Il re e il mare, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) Gallucci editore 2025 

perché

"Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 
Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità..."


FINE

martedì 30 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

 I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


gennaio 2025

Stella, Gerda Dendooven (trad. Olga Amagliani), Camelozampa 2024 

perché

"Ci sono storie che sono proprio diverse dalla media. 
Si alzano sulla superficie dell'editoria e brillano per lucentezza. 
Stella, ironia del titolo, è una di queste. 
Scritta nel 2016, vince in patria premi importanti, diventa anche uno spettacolo teatrale (Gerda Dendooven è tanto scrittrice, quanto illustratrice, quanto donna di teatro. Quindi ci sta.) 
Siccome il mare è grande ci mette otto anni ad arrivare sulle nostre coste, ma arriva. 
Le cose belle che questo libro dimostra di avere sono tre, e non sono da poco. 
E' proprio una bella storia: bello è ciò che racconta, bello è come lo racconta e bello è come la illustra. 
Comprensibile dai piccoli, riconoscibile dai grandi e maledettamente chiara per tutti, universale. "



I Tillerman, Cynthia Voigt (trad. Marina Migliavacca)
Il Barbagianni 2024 

perché

"Succede che tutto, a circa un centinaio di pagine dalla parola fine, prende un ritmo diverso. 
Quel passo cadenzato, tutto sommato regolare a cui il lettore era abituato, si modifica e comincia a saltellare in diverse direzioni. Se da un lato gli scenari di sfondo e personaggi smettono di susseguirsi sulla scena - il contesto infatti ora rimane identico: una fattoria in grande disarmo a Crisfield, cittadina del Maryland e i protagonisti sono non più i quattro Tillerman, ma i cinque Tillerman (!) - dall'altro è sul piano emotivo che la storia letteralmente spicca il volo. 
Si rimane incollati alle pagine, si aspetta con trepidazione che le cose vadano in un senso, si resta con il fiato sospeso quando le si vede andare in direzione contraria, ci si preoccupa, si ride, ci si appassiona, ci si commuove e poi e poi e poi... 
Va letto! "

febbraio 2025 


Ascoltami quando sto zitto, Zornitsa Hristova, Kiril Zlatkov, trad. Neva Micheva, Orecchio Acerbo 2024 
“La visita”, Núria Figueras, Anna Font, trad. Francesco Ferrucci, Kalandraka, 2024 
“Solo con sé stesso”, Geoffrey Hayes, trad. a cura della redazione, Orecchio Acerbo 2025 
“Killiok”, Anne Brouillard, trad. Tangui Babled, Babalibri 2024 

perché

"Non è facile comunicare l’esperienza del silenzio. 
E le parole non sembrano esserne capaci. (...) Ma il silenzio apre spazi. Spazio al silenzio! 
È questo che ci raccontano con intelligenza queste storie di orsi, cani, gatti e volpi, che sapranno ben incontrare la lettura dei più piccoli ma, come sempre per i libri ben fatti, anche quella di lettori e lettrici di ogni altra età."


L'odissea dei semi, Cruschiform (trad. Giulia Olga Fasoli) L'ippocampo 2024

perché

"Cruschiform non lavora su criteri strettamente botanici: tipologia della pianta, forma, misura, provenienza, ma piuttosto sul tipo di sistema utilizzato per la diffusione. 
Con quella parola "odissea" lei di fatto orienta le scelte in base alla partenza e al viaggio pericoloso e ignoto, prendendo in esame il tipo di stratagemma che ogni pianta ha elaborato per non estinguersi e, possibilmente, per espandersi il più possibile, così da mettere al sicuro la specie. 
L'eco delle parole di Mancuso sul fatto che dalle piante si dovrebbe imparare come stare (e restare) al mondo... Ma vabbè. 
Dieci diversi macro sistemi che lei ha individuato e con i quali ha ordinato e messo a sistema 146 diverse piante. 
Ciascuna di loro è quella che è, ma è anche un po' Ulisse..."


marzo 2025 


L’angolo, Zo-O, (trad. Stephanie Barrouillet), Terre di Mezzo, 2025 

perché

 "Zo-O maneggia concetti opposti in una dialettica che sfugge ogni polarizzazione, e restituisce nel racconto la potenza del concetto rivoluzionario di interdipendenza. (...) L’angolo non è ridotto a una sterile chiusura da sfuggire ma diviene luogo protetto in cui è possibile prendere le misure, costruire, un luogo in stretta relazione con l’esterno, poiché presupposto imprescindibile per l’atto di apertura."



(trad. Laura Cangemi) , Lupoguido 2024 

perché

"non offende mai l'intelligenza dei suoi lettori, con l'essere didascalico o retorico: fa succedere, o non succedere, le cose, descrive luoghi e abitudini con la consueta grazia, ossia portando il lettore a percepire per deduzione certa serenità diffusa. Sottilmente ironico, largamente affettuoso, con pochi dettagli messi in elenco è in grado di creare il necessario spessore di caratteri e situazioni. 
Insomma, questa percezione piacevole che si prova nel ritrovarsi fra conoscenti si riverbera nelle illustrazioni di Gitta Spee. Le sue tinte pastello, i contorni morbidi, le sfumature ovunque, certa dolcezza che dedica alle rotondità di Gordon e certa esilità che distingue Buffy in camicia da notte oppure con l'ambito berretto in testa, contribuiscono a rendere tutto così tanto accogliente, da non voler mai chiudere il libro per andare a fare altro. "


aprile 2025 


Oggi la parola è meraviglia, Chiara Carminati, Vittoria Facchini, 
Bernard Friot, Susie Morgenstern Pension Lepic 2025 

perché

"È un libro piccolo, pieno di blu, in cui in 125 pagine si alternano trenta parole diverse, ognuna delle quali declinata in tre lingue da tre poeti in tre direzioni tra loro anche molto lontane. Tre voci che leggono novanta poesie e per ciascuna parola, almeno una tavola - a matita, penna e pennello intinto nel blu. A tenere tutto assieme, il lavoro della grafica che silenziosamente sceglie colori, forme, formati, corpi, font e restituisce un oggetto in cui al pregio si aggiunge pregio. Vedere per capire. D'altronde se festa deve essere, tutti devono contribuire alla buona riuscita e al piacere di festeggiare assieme." 


Origine, Nat Cardozo, testi a cura di María José Ferrada L'Ippocampo 2024

perché

"Una meraviglia dietro l'altra, viso dopo viso, luogo dopo luogo. 
Ed è proprio in questo modo di concepire l'immagine che non posso non pensare a tre cose. 
La prima, Tullio Pericoli e ai suoi paesaggi. La seconda, quello che ho visto accadere anni fa, durante uno dei festival cagliaritani di Tuttestorie, in cui Elena Iodice ha sussurrato nelle orecchie di frotte di bambine e bambine di immaginare i volti delle persone come fossero paesaggi ("Quaranta anziane/i sono stati fotografati per divenire volti/paesaggi, ispirati al lavoro dell’artista Tullio Pericoli, e poi “lavorati” dai piccoli con la loro fantasia e il loro sguardo unico. Ed ecco che le due età così diverse – infanzia e vecchiaia – assumono ognuna e entrambe un significato nuovo [...] per “entrare” nella grande poesia dell’incontro fra le due estremità del Tempo.") Ma la chiave, geniale, è proprio lì: i volti delle persone sono paesaggi."


maggio 2025 


Martin lo scheletro, 
Triinu Laan, Marja Liisa Plats, (trad. Daniele Monticelli), Sinnos, 2024

perché

"Potrebbe scomodare la questione del passato, della memoria, della tradizione, se non fosse che sull’aspetto del tempo il libro esplode: infatti se è vero che ogni gesto presente assume rilevanza in virtù del suo radicamento, è il fatto che avvenga nel presente, che possa avere significato unicamente nel momento presente, la vera meraviglia. Illuminante al riguardo è l’interdipendenza tra Infanzia e Vecchiaia, messa in luce nel rapporto tra vecchietta e vecchietto e nipotino e nipotina: non meri personaggi ma estremi senza nome con una precisa, eterna funzione: passarsi il testimone di una continuità che pur essendo circolare ha solo un punto per brillare. 
E forse, quando succede, ha proprio il colore fucsia."


Lo scheletro nell'armadio, Lilija Berzinska, Anna Vaivare (trad. Rita Tura, Margherita Carbonaro) Iperborea 2025 

perché

"Alla fine, letti tutti e nove i racconti, è possibile avere una visione di insieme che tanto da vicino ci riguarda in quanto razza umana. 
Questo attesta che l'intero libro può essere letto come collezione di racconti oppure come piacevole trattatello di filosofia. 
In questo diffuso e generale stato di grazia, grandi domande attraversano le singole storie..."

giugno 2025 


Rosalie sogna... Nikolaus Heidelbach (trad. Valentina Vignoli)  #Logosedizioni 2025 

perché

"Per la qualità estetica. La capacità di costruire congegni esatti e perfetti e semplici. La qualità dalla sua ironia, a cui si lega il piacere del gioco visuale. Il suo gusto di indagare il lato oscuro del pensiero: è di raccontarlo per quello che è, con la sua consueta onestà, sogno dopo sogno. La sua capacità di mettere in dialogo immagine e testo per farli deflagrare. "


Enigmi a tutti i piani. Criminali allo sbaraglio, Paul Martin (trad. Serena Tardioli) Il Castoro 2025 

perché

"Con noncuranza, metterlo in mano a ragazzini e ragazzine perché passino una bella estate, facendo nel contempo un atto rivoluzionario: si facciano vedere con un libro in mano. 
E, magari, alla fine constatare con rammarico che sono stati più svegli di noi nel risolvere i casi." 

[continua]

mercoledì 24 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

 BLOG IN PAUSA

causa 
PANETTONI, BISCOTTI DELL'ALBERO, 
 RIMPATRIATE IN FAMIGLIA 
E
MERITATO SILENZIO 
(di riposo ancora non ce n'è traccia)

 Si torna 

                     prima di Capodanno... per far due botti 


Nathalie Dargent, Magali Le Huche, La cena di Natale, Edizioni Clichy


lunedì 22 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

C'È MA NON SI VEDE 

Un milione di Babbi Natale, Hiroko Motai, Marika Maijala (trad. Giulia Genovesi) 
Terre di Mezzo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Tanto tempo fa, in tutto il mondo esisteva un solo Babbo Natale. Sulla Terra infatti, vivevano pochissime persone. E siccome c'erano anche pochissimi bambini, durante la notte della vigilia Babbo Natale riusciva a portare un regalo a ciascuno di loro. 
Tutti lo accoglievano in casa con un sorriso. 
Babbo Natale era contento. 
Ma poco a poco il numero di persone cominciò a crescere. E così anche il numero di bambini. Per Babbo Natale diventò sempre più difficile consegnare tutti i regali in una sola notte." 

Lui era stremato e anche le renne avevano bisogno di fare una pausa. 
Allora Babbo Natale ebbe un'idea: chiese a dio di farlo diventare due Babbi Natale. 
Le cose migliorarono, anche se il problema di aver dimezzato le loro dimensioni, non fu roba da poco. Inoltre dopo un po' il problema si ripresentò: la gente continuava ad aumentare e con essa anche i bambini. I due tornarono da dio e chiesero un'altra moltiplicazione di Babbi e relativa divisione di ingombri. Quattro Babbi Natale facevano un sacco di lavoro anche se fisicamente apparivano ancora una volta dimezzati... 
Da quattro chiesero di diventare... un milione. E dio li accontentò, ma erano così minuscoli... Per la precisione erano un milionesimo del primo. Va da sé che il loro lavoro non erano più in grado di svolgerlo, ma non si persero d'animo e così minuscoli riuscirono a trovare valide braccia che avrebbero svolto per loro un servizio tanto importante... 

Uscito nella sua prima edizione italiana nel 2020, questo libro è fatto da tre gagliarde donne: una giapponese che ama la Finlandia, una finlandese che ama la Finlandia e un'italiana che le ama entrambe, evidentemente. 


A Hiroko Motai il merito di aver avuto una grande idea, utilizzabile con facilità per giustificare agli occhi dei bambini più sospettosi il fatto incontrovertibile che Babbo Natale - quello vero - non si vede, non perché non esista, ma perché è talmente minuscolo che anche al microscopio si faticherebbe a individuarlo. 
In sintesi: Babbo Natale c'è ma non si vede. 
Sempre a Hiroko Motai il merito di aver creato un piccolo meccanismo a orologeria che funziona alla perfezione. Un trattatello di matematica, filosofia e anche di fisica. E ancora, di averlo creato nel modo più semplice e diretto possibile. Tanto semplice che ogni bambino o bambina che non ne sa di fisica, matematica lo capirà al volo! 
Per intenderci: l'infinitamente piccolo - tanto in filosofia quanto in fisica - esiste, senza mai dover arrivare al concetto di nulla. In sostanza, una qualsiasi quantità è per definizione sempre divisibile: quindi Babbo Natale può ridursi a meno di un granello di polvere, ma continua a esistere! 


Certo, e qui arriva un altro bel guizzo di Hiroko Motai: non è che la divisione ovvero la moltiplicazione dei Babbi Natale la si poteva affidare a uno qualunque, quindi chiamare in scena dio è stata cosa buona e giusta. Anche se un tantino rischiosa...
Tanto per chi avrebbe dovuto illustrarlo quanto per chi avrebbe dovuto decidere come scriverlo. Parliamo prima del testo. Libro tradotto in diciotto lingue, quindi diciotto editori si saranno interrogati su come scrivere la parola dio. Nell'edizione italiana, il caso ha voluto che editor e traduttrice coincidessero in un unico corpo, quindi il conflitto - ammesso che ci sia stato - è presumibile che si sia trattato di un dilemma interiore. In Francia, maiuscolo, per esempio. In Germania, maiuscolo giocoforza. Vabbè. 
A parte la scelta tra maiuscoli e minuscoli, sinceramente fa sorridere che in tutte le sinossi del libro, compresa quella inglese, si glissi su chi abbia prodotto la moltiplicazione, ovvero divisione del primo e dei successivi Babbi Natale. 
Insomma, è ovvio che non potesse essere uno qualsiasi... Eppure, tutti zitti. 
Altra piccola questione: come si declina il plurale di Babbo Natale? Oggi, alla Lingua batte su Radio Tre, un dotto ragionamento ha fatto pendere per la declinazione al plurale della sola parola babbo. Con Gesù Bambino la scelta si era fatta più spinosa, ma vabbè, di nuovo. 


Adesso, l'altra questione riguarda l'iconografia: come disegnarlo questo dio che tutto può? E qui si vede il grande genio di Malika Maijala che, da buona finlandese, ama la natura boscosa che la circonda. 
Come illustratrice ha avuto davanti a sé non uno, ma due grandi problemi: del primo abbiamo appena parlato; il secondo riguarda il milione di Babbi Natale, infinitesimali. 
Va da sé che in entrambi i casi, la soluzione che ha trovato con i suoi pastelloni a olio sia stata semplicemente divina! 

 Carla

domenica 21 dicembre 2025

RICETTA PER BISCOTTI A TESTA IN SU 


Questa è ancora una ricetta che devo a Bernard, da cui la parafrasi del titolo di un suo gran libro.
Da quel che so, insieme alle Zimtsterne sono i suoi biscotti di Natale. 
Io - modestamente ma caparbiamente - mi sono messa sulla scia del Maestro e ci ho provato. 
Li ho portati come biscotti di fine "pranzo della vigilia della vigilia della vigilia" in casa editrice.
Hanno avuto un loro successo di pubblico e critica. 
Questo è un blog di servizio, quindi metto qui la ricetta. 

Ingredienti per 30 o 40 biscotti 
 
2 uova 
125 gr burro 
200 gr di farina 00 
1 presa di sale 
50 gr di zucchero 
50 gr di zucchero a velo 
50 gr di nocciole 
50 gr di mandorle 
260 gr di composta di arance o lamponi o... 

Per la base: 
mettete nel robot da cucina la farina, lo zucchero, il pizzico di sale e date una frullata. Aggiungete il burro freddo a dadini altra frullata bella lunga finché non diventa sabbia, quindi aggiungere i rossi d'uovo e frullate finché non diventa un impasto liscio e omogeneo. In altre parole, una frolla. Mettetela la pallotta nel frigo e lasciatela lì per un'ora. Quindi stendetela con cura in una teglia angolare, con la carta forno come base, un rettangolo di 20x30 cm circa. 

Per la farcitura: 
spalmare uno strato uniforme di composta sulla base. Con lentezza e accuratezza. 

Per la meringa come top: 
montate a neve ferma con il solito robot le due chiare con i 50 grammi di zucchero a velo. 
Tritate finemente mandorle e nocciole e con molta cura incorporate la graniglia con la meringa e ricoprite con cura lo strato di composta. Anche in questo caso con lentezza e accuratezza. 
Infornate per 30 minuti a una temperatura di 190° nella parte mediana del forno. 
Quando il rettangolo è ancora tiepido, tagliarne strisce regolari per longitudine e latitudine. 
Otterrete tra i 30 e i 40 mattoncini. 


A vous!

Carla

qui la fonte per chi volesse esercitare il proprio tedesco e usare altre dosi per lo zucchero nella meringa... https://www.alnatura.de/de-de/rezepte/suche/heiligabendgebaeck-103603/

venerdì 19 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL DISEGNATORE DI DRAGHI

L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell 
Il Castoro 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Fu così che iniziò: tra i rami del vecchio albero, il piccolo drago imparò a volare, a cacciare, a dare un nome a tutte quante le stelle. 
Conobbe la pioggia, il sole e la neve. 
Non erano soli però: c'erano molti animali intorno a loro e, tra tutti, i più pericolosi erano le persone che costruivano le case con i tronchi e usavano la legna per scaldarsi. E tra tutte le persone, le più pericolose erano i cuccioli, che non stavano mai fermi. 
Al piccolo drago piacevano un sacco..." 

Nessuno lo può dire con certezza, ma pare che l'uovo che si trovò un giorno ai piedi dell'albero, fu rotto proprio da un bambino. l'albero stava lì e dava informazioni, consigli, suggerimenti. E il drago esplorava, talvolta bruciava e soprattutto collezionava oggetti. Il tempo passava e il drago cresceva e cambiava pelle, ma non abitudini, finché un giorno l'albero gli disse che era arrivato il momento di andare. Doveva volare lontano e lui, nel frattempo, avrebbe aspettato. 


Così il drago volò e andò per il mondo: solo, con solo l'ombra a seguirlo, non si voltò mai indietro. Quando era stanco si fermava e quando c'era da andare andava. Imparò molto: a difendere e ad attaccare ad avere amici di cui fidarsi e anche qualche nemico. Vinse e perse, fu felice e anche molto triste fino al giorno in cui capì che era arrivata l'ora: l'ora di tornare. 
E così fece, giusto in tempo... 

Mettete insieme una buona penna con una buona storia di draghi in testa e un illustratore che è un mostro di bravura in generale, ma in particolare quando si racconta di creature fantastiche, come per esempio un drago, dà il meglio di sé; ecco metteteli insieme e difficilmente verrà fuori un libro mediocre. 
L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 


Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto. 
Che Baccalario sia una penna felice lo darei come fatto assodato. 
Qui in particolare si cimenta in una cadenza che non pratica di frequente: un albo illustrato. Una storia breve breve che deve essere costruita lasciando la giusta aria aperta, il giusto spazio all'altro racconto, quello fatto per immagini. 
E che Chris Riddell sia un pennino felice lo darei altrettanto per assodato. E a proposito di quello spazio che l'illustrazione deve pretendere per sé, parrebbe evidente che Riddell non se lo faccia dire due volte e si prenda una bel po' di libertà nel raccontare ciò che il testo solo accenna. 
Quattro pagine in cui le parole si ritraggono allo stretto necessario e il disegno che fino a un attimo prima era tavole a doppia pagina, ora accelera e si trasforma in panels, ossia vignette in cui quello che accade sono solo le immagini a raccontarlo e si appoggiano sulla giusta vaghezza del testo. 
Con lo stresso piglio da grande illustratore, Riddell conquista il finale del libro con una tavola che è lì a dire molto di più del finale del testo che, peraltro, è già bellissimo e pieno di senso. 
La tavola finale suggerisce un'apertura inaspettata, davvero una piccola capriola che fa dire al lettore: ah!. 
Come è saggio che accada in un buon libro illustrato, testo e immagini raccontano porzioni del racconto che non sempre coincidono, le due voci, quella di Baccalario e quella di Riddell, si alternano con una grazia rara e una velata ironia. 


E chi ne gode è il lettore che contemporaneamente legge con gli occhi e ascolta con le orecchie. Con la stessa generosità e vaghezza il testo lascia che sia Riddell a scegliere un contesto, un tempo preciso, un ambiente in cui dare casa all'albero e al drago. Sono davvero minuscoli gli indizi che suggeriscono un tempo e un luogo circoscritti: "era un tempo in cui le case si costruivano con i tronchi e la legna si usava per scaldarsi..." 


Ma Riddell, a parte il suo indubitabile talento, è inglese al mille per mille e il suo immaginario non può non avere radici nel mondo del fantastico tolkeniano e il Medioevo è il suo tempo ideale. A parte tutti i draghi della Terra di mezzo, ce ne è uno in particolare che con il drago di Baccalario condivide una certa indole guascona e bonaria che me lo fa amare più degli altri: Crysophylax, il drago scaltro ma anche a suo modo fedele che con il contadino Giles si contende il sorriso del lettore durante tutta la lettura del racconto Il cacciatore di draghi. 
E così da drago nasce drago... 

Carla

mercoledì 17 dicembre 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TEMPO SERENO CON SPORADICI ROVESCI DI MAIALI 


Piovono maiali di Shiro Yadama inaugura Tekuteku, la nuova collana di prime letture della casa editrice Kirakira che dalla sua nascita nel 2016 propone una selezione di albi illustrati di autori giapponesi poco conosciuti in Italia. 
Piovono maiali mi ha attratto subito per due motivi. 
In primo luogo per il titolo: beh, insomma, che piovano maiali è alquanto particolare, direi.
Perché piovono maiali? Cosa è successo? Come se ne esce? 
In secondo luogo, per la copertina.
Il piccolo non mi pare entusiasta del fatto che piovano maiali. Direi anzi che è molto preoccupato. C’entra qualcosa? Risolverà lui la questione? I maiali, al contrario, sono evidentemente molto felici. Che sia lui l’origine della pioggia maialosa? Andiamo a leggere.


Il libro è diviso in brevi capitoli, con le illustrazioni in bianco e nero di Yadama. 
Al racconto  in prima persona di Noriyasu Hatakeyama - chiamato Mezzafrana, anni otto - si alternano stralci del suo diario, scritto diligentemente in minuscolo e illustrato a matita.
 

Nori ha ascoltato i consigli della sua maestra Kazuko: ogni giorno scrivere una pagina di diario; non farlo vedere a nessuno, in modo da poter davvero scrivere la verità, senza paura e senza vergogna; infine non temere gli errori, ma attraversarli. 
Le prime pagine che Nori mostra a noi lettori sono davvero deliziose, e seguono perfettamente le tre indicazioni della maestra Kazuko. 
Peccato che di ritorno da scuola il piccolo sorprenda la mamma leggere proprio il suo amato diario. E qui accade una cosa interessante e che ritornerà più volte nel libro: la mamma non ascolta le proteste di Nori, cambia discorso, esce di scena. Nori dunque, e giustamente, se la prende e architetta una vendetta davvero astuta: non scriverà più ciò che è accaduto durante il giorno ma ciò che accadrà il giorno dopo. 
Peccato che ciò che scrive si avvera. 
Peccato che Nori non se ne accorga subito. Da qui prende il volo la parte del libro più divertente, dove i due poveri genitori si trovano ad avere a che fare con serpenti e tempura di matite, il tutto con un aplomb che descriverei come tipicamente giapponese. Fino ad arrivare al fatidico giorno della pioggia di maiali. 
Il libro ha proprio la voce del piccolo Nori, ma non solo poiché il diario è pieno dei suoi disegni che Yadama riproduce in maniera incredibile. 
Mi ha molto sorpresa e divertita questo mondo adulto che circonda il bambino che allo stesso tempo è prepotente nell’indifferenza alle sue preghiere, tanto quanto è succube del potere magico di Nori. Allo stesso tempo ho goduto del terreno di libertà che Nori attraversa scrivendo un Diario del Domani, lasciando libera la sua mente e anche prendendosi delle libertà nei confronti degli spioni, fosse anche sua madre. 
Il racconto è ricco di termini giapponesi che alla fine del volumetto appaiono in un glossario molto utile. Ci sono altre due pagine importanti alla fine, firmate da Yadama, dove lo scrittore invita a tenere un ‘diario di domani’ per allenare la mente verso terreni non scoperti, per pensare in modo originale, per non dare tutto per scontato, un ammonimento che oggi come non mai ci appare importante.
Questo libro è uscito in Giappone nel 1980 e dopo pochi giorni è andato subito esaurito. Da allora viene ristampato continuamente. 
Siamo davvero grati a Kira kira per questo testo e brindiamo alla sua nuova collana di prime letture per ragazzini e ragazzine intorno ai sette anni: in alto i calici! 
Che piovano maiali! 

Valentina 

"Piovono maiali", di Shiro Yadama, trad. Roberta Tiberi, Kira kira Edizioni 2025

lunedì 15 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

A SFRONDARE NON SI FA MAI PECCATO

Gli uccelli,
Sergio Ruzzier 
La grande Illusion 2025 


ILLUSTRATI 

"CAPITOLO I 
Di quando gli uccelli, affamati senza il becco di un quattrino, si domandano se rubare sia una soluzione da considerare. 
Del parere negativo di uno di loro. 
Come la questione viene risolta." 

Gli uccelli in questione, quattro, di cui uno con l'occhio di vetro, sono tornati nella loro residenza invernale perché è primavera. E, aspettando l'arrivo dell'autunno, si mettono comodi. 
Fanno piccole attività come pescare, come visitare una chiesa in cerca di qualcosa da rubare o come leggere a voce alta i Fioretti di San Francesco, in particolare quello dedicato alla Predica agli uccelli. Cosa questa che gli provoca un gran diletto. 
E con altrettanta gioia liberano un loro confratello chiuso in gabbia per poi vederselo sparire davanti...

Gli uccelli è la prova provata che, se la storia è buona,  a sfrondare non si fa mai peccato.
Se non ho contato male questo libro, diviso in un prologo, cinque capitoli e un epilogo, conta circa duecento parole di testo (escludendo le parole prologo, epilogo e capitolo I, capitolo II ecc. ecc.). 
Conta quattordici tavole ad acquerello, tutte a destra e quindici disegnini a china, che segnano una pagina sì e una no le pagine bianche di sinistra. 
Eppure Gli uccelli è un libro (la prima pubblicazione è del 2002, con Despina). 
Ed è anche un libro esilarante almeno quanto è raffinato. 
Lo pubblica La Grande Illusion in 800 copie, brossura, filo refe su carta Fedrigoni con una sovracoperta che anima la copertina vera e propria, che altrimenti ospita solo il nome dell'autore, il titolo e l'editore. Dunque.
Duecento parole, quattordici acquerelli in cornice e altrettanti disegnini a china riescono a fare insieme un bel po' di cose. Come mai succede? 
La prima cosa che viene in mente sono le buone idee che contiene e che si manifestano capitolo dopo capitolo e che sono così potenti da poter da sole reggere il peso di una narrazione. 


Per esempio, far leggere loro la Preghiera di San Francesco, oppure mandarli a pescare, o ancora porli davanti a questioni importanti, come la liceità del furto in caso di bisogno. 
La seconda cosa che viene in mente è l'ironia che questa narrazione attraversa. 
Ma questa ironia non sta solo nel racconto in sé, quanto piuttosto nel dialogo fitto fitto che esiste tra immagine e testo. Quindi Gli uccelli diventa un piccolo quanto sapiente manuale per chi studi le regole del buon albo illustrato, o forse dovrei chiamarlo libro con le figure? Vabbè. 


In estrema sintesi si tratta di questo: il testo indica un percorso a cui il lettore deve credere per contratto, un percorso che deve compiere in una precisa direzione, salvo poi rendersi conto che l'autore si è appena preso gioco di lui, perché, cambiando codice dal testo all'immagine, nella successiva tavola (meglio se dopo un giro di pagina, quindi con una pausa più lunga nella lettura) tutto è andato un po' diversamente. Si chiama contrappunto ed è il sale dei buoni libri illustrati. 
Questo gioco di asserzione e smentita capita qui con una certa sistematicità: si parla di residenza invernale e si vede invece un appartamento totalmente spoglio, salvo un allampanato attaccapanni. 
Si scrive di una diatriba tra i quattro e si fa menzione di una soluzione non meglio definita e quando si gira pagina si vede come i quattro hanno deciso di risolverla... 
Stesso gioco con il diletto raccontato per la liberazione del compagno prigioniero... 
Va da sé che a ogni capriola dell'immagine rispetto al testo si ride con gusto. 
Ma l'ironia si nasconde anche nei giochi di parole - per un uccello essere senza il becco di un quattrino è amaro quanto ineluttabile destino. O no? 
E tutto questo solo con un pugno di parole e di immagini. E in particolare queste ultime sono lì a dirci, ancora una volta di più, che Ruzzier meno disegna e più efficace si dimostra. 
Panorami spogli, con alberi secchi, qualche collinetta che segna l'orizzonte come negli affreschi di Lorenzetti a Siena, qualche nuvola che nasconde il cielo, appartamenti spogli, con un solo divano e una libreria, ma un pavimento a mattonelle intarsiate reso con una meticolosità "fiamminga". 


E poi loro: i quattro uccelletti nasuti e storti. Alette da pollo, zampe da gallina ma un'espressività inequivoca. 
E per concludere i quindici schizzetti a china che sono un niente, ma se non li si nota è davvero un peccato. 
Non so dire quanto sforzo abbiano richiesto a Sergio Ruzzier per essere realizzati, ma non credo molto. Eppure il loro essere lì a segnare un emblema, il senso ultimo di quanto è detto e disegnato, è l'ennesima prova provata che, se la storia è buona, a sfrondare non si fa mai peccato! 

Carla

domenica 14 dicembre 2025

LE B DI BERNARD 

Bernard 
Boîte à biscuits 
Bible 
Beurre 
Bâtonnets 
Biscuits de Bernard 


Bernard è arrivato con una boîte à biscuits per me che conteneva 15 diversi tipi di biscotti che aveva fatto a casa (sta scaldando i motori in vista del Natale). 
Ne ho mangiato due o tre metà al giorno, quelle che Enrico mi lasciava dopo aver preso la sua porzione. 
Subito dopo la Boîte à biscuits ha fatto uscire dalla sua valigia anche un libro: la Bible dei dolci alsaziani - così l'ha definita! 
L'ho letta e riletta ogni sera di ritorno dalla mia giornata in giro per scegliere da cosa avrei cominciato. 
Il libro è diviso in capitoli e il primo si intitola Petits gâteaux au beurre. 
Come se lo sapesse che il burro è la cosa che mi piace più al mondo. 
Tra le ricette di piccoli biscotti al burro ho scelto i Bâtonnets, ossia i bastoncini, gli stecchini, i legnetti. 
E li ho fatti. 
E da oggi ora questi saranno per sempre i Biscuits de Bernard... 

Ingredienti per mezza dose: 

110 gr di farina 00 
50 gr di burro 
100 gr di zucchero 
1 pizzico di sale 
125 gr di mandorle o nocciole in polvere 
1 uovo 


Se avete un robot da cucina mettete nel contenitore la farina, il sale lo zucchero e date un paio di colpi di motore perché con la lama tutto si mischi a dovere. Aggiungete il burro a tocchetti e ancora una po' di motore in modo che venga una sabbia, aggiungete le mandorle in polvere e quando è tutto ancora più sabbioso aggiungete l'uovo. Fate andare a velocità sostenuta finché non otterrete una palla di impasto. 
Se non avete il robot da cucina fate tutto a mano come quando fate la frolla. La sequenza degli ingredienti è la stessa, ma faticherete un po' di più. 
Fate riposare l'impasto per un'ora, quindi spianatelo a 6 o 7 millimetri di spessore e con la rotella del tagliapasta fate rettangolini di misura che può variare, ma intorno a 1 o 2 cm di larghezza e 5 o 8 cm di lunghezza. 
Infornateli come se fossero tante e ordinate bandierine al vento. 
Fatele cuocere a 175 gradi per una decina di minuti. 
Et voilà! 

Carlà